martedì 21 luglio 2009

LA RIVOLUZIONE COPERNICANA

Quello che dovrebbe essere un dato normale diventa se lo facciamo una “rivoluzione copernicana”: l’ammalato al centro di tutto.
La voce dei pazienti oggi viene coperta da altre molto più forti: quella della politica e quella dei dipendenti.
L’ “appeasement” non mi si addice e, se qualcuno mi vuole fare credere che l’asino vola deve dirmi che a riuscirci sono solo quelli molto bravi e che lo fanno solo a bassa quota.
Non intendo schierarmi con nessuno (tra l’altro non saprei scegliere) anche perché sono sempre stato schierato con l’ammalato (Non l’utente come oggi viene chiamato).
Ed è solo in questa direzione che và la mia riflessione, come contributo a migliorare la qualità della sanità scevro da “condizionamenti politici” o di qualsivoglia “dipendenza”.
Cinque sono i punti fondamentali che , a mio avviso, dovrebbero guidare il pensiero e l’azione di chi ha a cuore l’ammalato.
Il primo, già detto in premessa, è l’ammalato cioè colui che soffre e che è l’anello più debole di questa catena ( I medici potrebbero rileggersi il giuramento di Ippocrate la sera prima di andare a letto)
Il secondo è che la politica deve essere allontanata dalla sanità.
La politica si è riappropriata della scelta dei direttori generali facendo scomparire i criteri di competenza.
La spartizione è stata estesa a tutte le cariche principali delle aziende sanitarie.
La politica (cosi come viene concepita ai giorni nostri) con la sanità mal si concilia, in quanto è causa di corruzione e di interesse personale.
Punto tre. L’Aziendalizzazione voluta dal Governo Amato con la legge delega 421 si è rivelata per molti aspetti un fallimento, ma potrebbe essere mantenuta solo se si cerca di dare voce ai pazienti-consumatori mediante l’introduzione di principi di controllo di qualità e di misura della soddisfazione dei pazienti (queste erano le intenzioni, e di cui forse ci siamo dimenticati)
Il punto quattro nasce di conseguenza. Le Aziende ospedaliere devono essere gestite con criteri rigorosamente aziendali da direttori con provata esperienza manageriale provenienti dal settore pubblico, e si auspica, anche da quello privato; prevedere la rimozione automatica dei direttori generali che non riescono a conseguire gli obiettivi aziendali (che non può essere il pareggio di bilancio a scapito dell’ammalato)
Il fondo sanitario è cresciuto dai circa 48 miliardi del 1995 ai circa 90 miliardi di euro del 2005, con una crescita della spesa diretta dei cittadini da circa 10 miliardi del 1995 ai circa 25 miliardi attuali.
Un tasso di crescita annuale ben superiore a quello programmato, che pure non ha corrisposto ad un miglioramento delle prestazioni.
Il punto cinque (ultimo e più importante).La scelta della struttura sanitaria dove eseguire le prestazioni. Se si aumentasse la capacità di scelta da parte dei pazienti, aumenterebbe la pressione competitiva sugli ospedali ad usare bene le risorse e produrre servizi di qualità ( Come avviene in Germania, Olanda, Svizzera ed una sperimentazione è stata avviata, con successo, dalla Regione Lombardia)
Si tratterebbe di sottrarre l’acquisto delle prestazioni sanitarie all’amministrazione pubblica, attribuendone la responsabilità a fondi di natura mutualistica.
Il compito dei fondi sarebbe quello di aiutare i pazienti a scegliere: negozierebbero i livelli di prestazione con le strutture sanitarie, pubbliche e private, individuando per conto dei propri associati le strutture meglio in grado di prestare servizi di qualità.
Il mio è il “pessimismo della ragione” e lancio un allarme: oggi è venuto il momento delle responsabilità, dove credo che nessuno debba e possa tirarsi indietro.

giovedì 16 luglio 2009

IL CAVALIERE DALLA TRISTE FIGURA

Sono costretto, mio malgrado, a dover esprimere “piena solidarietà” a Massimo Canale per lo “sciacallaggio” subito ad opera della rimanente opposizione, che cosi (ancora una volta) si divide.
Non avrei mai immaginato (sino ad ieri) di dover condividere qualcosa con un comunista: ma l’arroganza e l’ipocrisia del centro-sinistra mi spingono a farlo !
Dicevo condivido qualcosa con Massimo Canale: la coerenza.
Ebbene si, oggi la coerenza in politica rappresenta un optional per questi “figurini della politica” ! Trovare un politico che si comporta “coerentemente” con quanto aveva sempre espresso riguardo l’ Hospice (anche se sbagliato a mio giudizio) in precedenza è meritorio di elogio !
A differenza di “alcuni formali soggetti” la cui presa di posizione è “variabile come il meteo”: infatti scelgono di schierarsi secondo dove “spira il vento”.
Il tutto, naturalmente, per non fare “magre figure” e nella speranza di “ vantaggi futuri ”.
C’è stato chi, in Consiglio Comunale, ha dato fuoco alle polveri nella speranza di “far saltare il consiglio”, cosa che gli è riuscita adducendo “fantasiose irregolarità”, per impedire che si facesse la fondazione per l’Hospice.
Nell’andare “fuori di testa” , tali soggetti, non si rendevano conto (al momento) della magra figura che rimediavano nei confronti della città.
Come correre al riparo ?
Come si sa, la notte porta consiglio ed ecco il rimedio per salvare “capre e cavoli”: far passare un accordo tra le parti mascherato come spirito di collaborazione etc. etc.
Abili “trasformisti di professione” e “gente di facciata” non hanno perso tempo e sono andati giù con gli accordi facendoli passare come “maturità democratica”: “poveri allocchi” la realtà è diversa e facilmente decifrabile anche dal più sprovveduto dei cittadini !
Dunque non fatevi illusioni: non a convincere le persone serie con i vostri modi “belli e gentili” ma “spudoratamente falsi” e “professionisti dell’ipocrisia” !
I fatti dimostrano, come sottolineato dallo stesso Canale che l’opposizione è costretta a votare un emendamento (concordato): emendamento analogo a quello per il quale avevano “aizzato le masse” e provocato “bagarre e tafferugli” in aula.
Candidamente si sono ripresentati in aula, con la “faccia ingenua ed innocente”, come se nulla fosse successo, con la spudoratezza e l’ipocrisia di aver agito nell’interesse dell’Hospice: nulla di più ridicolo!.
Il tutto è stato (giustamente) stigmatizzato dal “buon Canale” che “Chisciottescamente” si è ritrovato per terra, “bastonato” dai suoi stessi compagni.
E’ comunque preferibile a mio giudizio un Don Chisciotte ai tanti Sancho Panza che vivono con la speranza di ricevere in regalo un isola.
Onore al Don Chisciotte Massimo Canale !

mercoledì 15 luglio 2009

MEDICO O POLITICO ?

Il problema non sono i politici che fanno i medici (immagino che il sig.David Crucitti volesse riferirsi ai medici che fanno politica !) ma chi fa politica solo ed esclusivamente per interessi personali: che si tratti di medici, ingegneri, avvocati, impiegati e nullafacenti!
Ma la cosa che diventa insopportabile e che si criticano i politici, e qualunque cosa venga a tiro, come se ognuno di noi fosse immune da colpe !
Questi benedetti (o stramaledetti politici) qualcuno li ha votati e dunque rappresentano quegli elettori e fanno (necessariamente) parte di un’Amministrazione che dovrebbe gestire il tutto.
Sono un medico che fa politica, per scelta, proprio perché come il sig.re Crucitti ero (e sono) “schifato” da come vanno le cose e dalla politica: un modo (ho pensato) per cercare di cambiare le cose era quello di partecipare attivamente ed espormi in prima persona: anche alle critiche ed al rischio di essere confuso nella massa ed etichettato in maniera negativa.
Tranquillizzo subito il sig.re Crucitti :
per quanto mi riguarda non ho mai trascurato il mio lavoro di medico
non ho mai usufruito (in sette anni) dei permessi autorizzati per l’accesso alle commisioni ed ai consigli comunali (Può controllare presso l’Amministrazione dell’Ospedale)
Ho (di conseguenza) recuperato l’orario di lavoro per il tempo dedicato alla politica
Svolgo con onestà e coscienza sia il ruolo di medico che quello di politico.
Non ho avuto alcun vantaggio (di carriera ospedaliera per intenderci o di favori personali, anzi !)
Non ho alcun vantaggio economico dalla politica ed addirittura diciamo che, a volte, ci rimetto dei soldi (Potrei dedicare il mio tempo per visite a pagamento o a riposarmi!)
Questo mio scritto non vuole essere un “tentativo di giustificazione”, ne un’accusa o un rimprovero verso il sig.re Crucitti e l’ ”ennesimo sconforto” che mi coglie e che spesso mi porta a pensare che forse è meglio lasciar perdere.
Non può essere una giustificazione in quanto condanno i medici che trascurano il proprio lavoro per la politica (se vogliono dedicare cosi tanto tempo per la politica devono mettersi in aspettativa: è un loro diritto): la politica non può servire per essere agevolati nella carriera (spesso succede) o per altre motivazioni poco nobili !
In questo consiglio comunale sono molti i medici consiglieri o assessori: sarebbe interessante scoprire il tempo che dedicano alla professione.
Naturalmente non c’è la necessità di fare politica a tempo pieno (se cosi fosse ci si dovrebbe mettere in aspettativa). E comunque i medici che non hanno voglia di lavorare lo fanno indipendentemente dalla politica: è un problema di coscienza, Le pare ?
Caro sig. Crucitti la sanità non funziona per altri motivi: per gli sprechi, per le truffe e le “ruberie varie”, per le carriere facili di medici ed amministrativi, per l’incapacità (ma spesso)per la negligenza e la “strafottenza” di chi è delegato a gestire un ospedale, per l’usura dei medici che da anni sopportano carichi di lavoro eccessivi senza alcuna gratificazione e con rischi continui (sia di salute che di “denunce facili” ) .
Il Morelli si è sempre detto che è sotto utilizzato: ma chi deve decidere di spostare un reparto o un servizio al Morelli ? La risposta è semplice !
La cardiochirurgia è una favola, questo lo sappiamo tutti. Personalmente ritengo assurdo che in Calabria esistano tante cardiochirurgie (in nessun posto d’Italia esiste una situazione simile) quando mancano o sono scadenti i servizi ed i reparti “più elementari e di base” che devono garantire il minimo della salute pubblica.Non è pensabile che una città come Reggio Calabria non abbia un ospedale degno di questo nome: un ospedale moderno, funzionale ed attrezzato (neanche il Morelli lo è).
Ribadisco è necessario costruire un NUOVO OSPEDALE per Reggio Calabria: se non si comprende questo siamo alla follia.
Nessuno ne parla: io denuncio pubblicamente il disastro in cui viviamo da anni.
Anche la stampa, le televisioni sottovalutano il problema: non esistono più le inchieste giornalistiche serie, altrimenti ne vedremmo delle belle.
Ma per tornare al punto da dove eravamo partiti: la politica va fatta da chi la intende come spirito di servizio e come volontariato: le persone perbene e quelle che si indignano e quelle che “pontificano” hanno l’obbligo di informarsi e documentarsi e di partecipare attivamente in qualsiasi maniera compreso l’espressione del voto.
*Capogruppo Pdl in Consiglio comunale Reggio Calabria

sabato 11 luglio 2009

LA LIBERTA' E' UN'ILLUSIONE

Gentile Direttore,
devo darLe un terribile dispiacere in quanto la devo contraddire: ci si compatta contro un “nemico comune” e Strill per quanto mi riguarda non lo è: forse perché troppo giovane o perché troppo giovani i giornalisti della redazione e dunque “un po’ più liberi”.
Le riconosco subito un errore ed anche grave (da sottolineare in rosso, per restare in tema, ma non sono io il maestro) quello di “fare di tutta l’erba un fascio”.
E non lo dico per mettere le mani avanti: accetterò qualsiasi giudizio Suo e di qualsiasi cittadino del mio operato e del mio comportamento in aula di Consiglio e fuori !
Stessa cosa quando si parla di stampa non si può essere “totalitari”: esiste una stampa meno “asservita al potere” di altri.
Dicevo della necessità di non essere “radicale” nei giudizi anche se le apparenze (e spesso anche i fatti) inducono a “giudizi estremi”.
Questo (e chi lo afferma è una persona estrema) per evitare di cadere nell’errore, comune di noi reggini, che non vale la pena far nulla perché poi alla fine siamo tutti uguali.
La prima riflessione che mi viene in mente (e che deve essere sempre presente in ognuno di noi) e che i consiglieri vengono eletti dai cittadini e li rappresentano.
Ergo, evidentemente i cittadini meritano questi consiglieri e meritano di essere cosi rappresentati.
A tutti i “benpensanti” ed ai “soloni” lancio un invito-riflessione: non basta avere le mani pulite se poi li teniamo in tasca !
Tradotto vuol dire che le cosiddette “persone perbene” devono venire allo scoperto e correre il rischio di essere confusi con una “banda di masnadieri e bricconi”, ma certi che quello che conta non è l’apparire ma l’agire.
Io non appartengo a quelli che rivendicano la prerogativa e la dignità del Consiglio: se questa c’è si vede.
Ed al momento mi sembra siamo lontani anche da una “parvenza di serietà” del Consiglio: è vero molti consiglieri come dice Lei in quell’aula diventano “nature”, ma non solo in quell’aula!
In me spesso (anzi sempre) si accentua il “carattere folle” e l’istinto bestiale quando mi trovo di fronte ad alcune “bestialità”: comunque, mi creda, preferisco essere folle con le mie idee che saggio con quelle degli altri.
Non accetto una Sua riflessione/giudizio (per quanto aderente alla realtà) cosi come fatta in quanto “monca” di una parte importante: il non rilevare la presenza di “gente libera”, “rispettabile” e che ha realmente a cuore il bene della città.
Gente che quello che afferma lo ha dimostrato con i fatti e con i comportamenti sempre e non solo oggi.
Non si può mettere tutto nell’ombra ma bisogna, ove possibile, mettere in luce anche i “piccoli tentativi” di gente che crede: questo per non far perdere la poca speranza rimasta a tutti (me compreso).
Se ci si mette anche Lei a “massificare” tutto, non ci resta che ritirarci e fare l’eremita: altro che prendere armi contro un mare di guai !
La ringrazio sempre per le sue “sferzate” salutari e le analisi (anche se non molto dettagliate ed imparziali: è umano, almeno spero, e lo comprendo) e le rinnovo la mia stima e l’augurio di essere sempre più liberi: cosa alquanto difficile per chiunque: si è liberi solamente nell’illusione della libertà !
Sono certo che a pensarla come me ci sono anche altri consiglieri comunali e pertanto non credo riceverà molti “rimproveri bipartisan”.
Vorrei concludere facendo un augurio a quelli che ancora credono sia possibile lottare per una “giusta causa”: anche di fronte all’ arroganza, alle villanie, all’ipocrisia ed al perbenismo: bisogna quanto meno far sentire la propria voce, dire che esistiamo e che anche se non “possiamo” modificare una realtà far capire che lo desideriamo: per cambiare bisogna essere in molti a volerlo.
Spero che la stampa contribuisca a questo cambiamento che tutti sembra cerchiamo ma che alla fine solo pochi (realmente) vogliamo.
Purtroppo anche la stampa spesso non ci aiuta in questo !
E per ultimo: molti consiglieri più che fare interrogazioni dovrebbero loro stessi interrogarsi.

Antonio Nicolò – Capogruppo del Pdl in Consiglio Comunale-

ECCO I NUOVI BARBARI

Alla riflessione, al dialogo ed alla retorica si preferisce oggi l’immagine: praticamente l’homo videns ha soppiantato il vecchio homo sapiens.
La tragicità di tutto ciò è che l’immagine che riusciamo a dare, il più delle volte, è un’immagine negativa e (spesso) deleteria.
Prova ne è quanto successo nell’ultima seduta di Consiglio Comunale: nemmeno di fronte alla sofferenza altrui ed a quella realtà (l’Hospice), che meglio fa comprendere il senso di precarietà della vita, si ha avuto il buon senso di fingere.
Fingere quale appunto è l’arte della politica oggi: tentativo di far credere di interessarsi del bene comune quando invece si è distanti anni luce dalle esigenze del “comune e banale cittadino”.
In Consiglio Comunale non è esplosa la rissa: è esplosa la contraddizione tra quello che si vuol far credere di essere e quello che realmente si è.
A fare a pugni (per fortuna) non sono stati i consiglieri comunali ma i principi del buon senso, della correttezza, del senso del dovere, dell’etica, della morale ed anche quelli della pietas cristiana.
E’ prevalso l’arroganza, il menefreghismo, gli interessi particolari e l’atteggiamento denigratorio fine a se, mettendo “allo scoperto” la vera natura di taluni soggetti.
E’ deplorevole quanto successo, e non giustificabile per alcun motivo. Credo sia giunto il momento di ribadire con fermezza un concetto che più volte ho espresso: la politica deve essere intesa come volontariato, deve tutelare l’interesse comune, mettendo da parte ogni altra motivazione (motivazione che il più delle volte risulta essere squallida).
Una politica fatta non da uomini provvisori ed occasionali, ma da uomini capaci di portare avanti una idea, un grande progetto, per realizzare una città migliore.
Basta a dover assistere ad una politica che ondeggia e sbanda come un dirigibile.
Basta ad una “politica da ballatoio”, a “politici-palloni gonfiati” e “vecchie ed isteriche comari”: è insopportabile l’idea di dover dialogare con gente ipocrita e di “facciata”.
E’ stato vergognoso (a voler essere benevoli) l’atteggiamento ipocrita dell’opposizione che da una parte, come operazione di facciata, si diceva favorevole alla Fondazione per l’Hospice (lavorando in tal senso con emendamenti) mentre sotto- sotto (ma poi non tanto sotto) voleva far saltare il Consiglio: bravi ! L’operazione è riuscita ma la soluzione è solamente rimandata di qualche giorno !
A questo punto sarebbe stato meglio se la sinistra si fosse dedicata alle gioie del sesso monodimensionale: il risultato sarebbe stato sicuramente più soddisfacente.
Ancora non riesco a capire chi, come questa sinistra siliconata e fittizia, dice di avere a cuore le sorti di questa città ed invece agisce, incurante dei danni che potrebbe arrecarle, in maniera opposta.
L’”inarrestabile declino” elettorale della sinistra non è servito a far capire loro che è decisamente meglio smettere di pensare che se ci saranno loro a governare tutte le “disfunzioni” verranno debellate compresi l’alluce valgo, le balbuzie e la stitichezza.
Lasciamo stare la cultura delle scatole vuote perché ormai la gente ha le scatole piene.
La lotta politica, in mancanza di contenuti antagonistici e di idee alternative non può continuare, come sta facendo l’opposizione,sulla denigrazione e sulla mistificazione dei fatti e nemmeno sulla emotività legata agli istinti ed agli istanti.
Lo scivolone e la “barbarie verticale”, cui si è stati costretti ad assistere in Consiglio Comunale, lascia una mesta considerazione: i cittadini quale giudizio potranno mai avere verso questa classe politica ?
Nessuna ! Ma, se anche questo lascia indifferente (e cosi è) gran parte di lor signori, personalmente mi induce alla depressione ed allo sconforto.
Sono stufo di tanta ipocrisia, di tanto “squallore” e di “falso perbenismo” ecco perché continuo a privilegiare la mia “sana follia”.
A chi per quello che dico mi da del folle rispondo con le parole del filosofo Emile Cioran: “La pazzia è qualcosa di talmente attinente alla condizione umana che non essere pazzi è la più pericolosa forma di follia”
E poi meglio la follia alla falsità ed al “becero interesse personale”.
Antonio Nicolò – Capogruppo del Pdl in Consiglio Comunale -

martedì 7 luglio 2009

LA TELEVISIONE: LA MADRE DELL'HOMO VIDENS

La televisione è ormai il nostro cordone ombelicale con il mondo ed è onnipresente nella nostra vita: è con noi da quando, al mattino, ci svegliamo alla sera prima di addormentarci.
E’ la nostra fonte di informazione cosi come è il nostro svago ed il nostro divertimento.
Inevitabilmente la televisione oltre ad informarci e divertirci in qualche modo ci orienta nelle nostre scelte se non addirittura ci condiziona.
Domenica sera al Lido Calayunco, sul Lungomare di Reggio, nel primo di una serie di “INCONTRI ESTIVI” culturali si affronterà il tema della Tv quale fonte di informazione, divertimento ed orientamento in un incontro/dibattito con Marcello Veneziani ed il Direttore di Raiuno Mauro Mazza.
Si cercherà di capire il perché della superiorità dell’homo videns su l’homo legens (si sa che solo pochi leggono un libro mentre tutti guardano la Tv), ed in che modo e sino a che punto la televisione condiziona la nostra vita.
La lettura e la visione comportano due modi diversi di ricezione e di atteggiamento per l’uomo.
Due modi diametralmente opposti per interpretare la realtà.
Viviamo in un’epoca di profondi mutamenti che si estendono in ogni punto del pianeta e l’informazione e la comprensione di ciò che avviene è fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza.
Sarà dunque una discussione interessante e costruttiva tra l’intellettuale e filosofo Marcello Veneziani ed il direttore di Raiuno Mazza, in un momento in cui solo il cinque per cento degli italiani legge un libro mentre il numero di teledipendenti cresce giornalmente ed esponenzialmente.
La discussione è aperta ed il confronto potrà esserci di aiuto per comprendere meglio in che direzione va la nostra vita e quanto margine di libertà ci viene lasciato nella nostra società moderna.

Antonio Nicolò –Delegato alla Cultura del Comune di Reggio Calabria-

OSPEDALE: CANTIERE APERTO


La sanità è un problema serio è va affrontata in maniera altrettanto seria: puliamo le orecchie, con del cotone e del detergente, affinché non ci siano problemi all’ascolto ne “dubbi interpretativi” da parte di chicchessia.
Veniamo al sodo, non stiamo troppo a cincischiare, e cerchiamo di essere seri ed onesti: Reggio ha urgente bisogno di un ospedale nuovo.
Il nostro ospedale oggi è una struttura obsoleta, con criticità difficilmente superabili attraverso interventi di tipo strutturale
Tale affermazione nasce, non da una mente contorta e distorta ma, da un “veterano dell’ospedale”, da un “senzatetto ed accampato dell’ospedale” (quale io sono) insieme a quella di altri missionari: sappiamo perfettamente che non esiste possibilità alcuna di poter ristrutturare una struttura fatiscente come la nostra.
Anche se l’ospedale è un “eterno cantiere aperto per necessità” la soluzione deve essere diversa in maniera tale che, partendo dalla radice del problema, si abbia il migliore e definitivo dei risultati.
Naturalmente il tutto non ha uno spirito polemico o il voler puntare l’indice contro qualcuno: unico responsabile di questo “invecchiamento dell’ospedale” è solo il tempo.
E già ! I Principi di Piemonte il 31 maggio 1932 inaugurarono gli Ospedali Riuniti Melacrino-Bianchi e pertanto, se riflettete bene, di tempo ne è passato ed anche troppo.
Esiste una realtà che bisogna sia resa nota a tutti: non esiste in ospedale servizio o reperto che non abbia problematiche di ristrutturazione, di messa a norma, di spazi esigui e quant’altro.
Questa è la prima motivazione dell’assedio al Direttore Generale di turno da parte dei primari ospedalieri, al fine di “recuperare qualche spazio” o ottenere la promessa di “qualche ritocco”.
E nonostante i “rattoppi”, gli “scambi” e le “sistemazioni temporanee” il problema rimane di una gravità estrema: basta pensare “semplicemente” ai rischi di infezione ospedaliera !
Penso ai tanti soldi che si sono spesi in tutti questi anni per riparazioni, ristrutturazioni, sistemazioni etc : avrebbero costruito almeno tre ospedali nuovi !
Lancio questa allarme e spero di essere ascoltato, da parte di chi ha la responsabilità di decidere, per evitare di assistere ad un “collasso strutturale” di un ospedale che tiene in piedi con le flebo ed il rianimatore accanto.
Lo dico (preventivamente) oggi che c’è la possibilita (?) di aprire la cardiochirurgia all’ospedale: un fiume di euro dovranno essere spesi per realizzare (anche strutturalmente) il centro cuore che verrebbe a trovarsi come un “fiore in mezzo al letame”.
Considerato che parliamo di sanità, vorrei invitare tutti ad una “sana riflessione” : anzichè continuare a sprecare denaro in riparazioni, ristrutturazioni (necessarie ed obbligatorie) e nuove costruzioni per avere sempre una “struttura fatiscente” non pensate sia giunto il momento di “gettare le basi” per il futuro ospedale di Reggio ?
Una struttura moderna presso la quale il cittadino-paziente potrà essere curato in un ambiente accogliente, nel rispetto di un nuovo modello di degenza basato su criteri di grande flessibilità che consentono agli ambienti di adattarsi rapidamente ed agevolmente ai bisogni da soddisfare ed alle attività da svolgere piuttosto che condizionarli.
Una struttura a misura d'uomo, integrata nel centro urbano e rispettosa dei valori affettivi e sociali, la quale, oltre a somministrare cure moderne ed adeguate in un'ottica di interattività con il medico di famiglia, sia anche centro di ricerca e formazione, così da potersi adeguare alle sempre nuove esigenze terapeutiche, tecnologiche e organizzative.
Un ospedale ex-novo, con criteri di modernità, consentirà di ribaltare la concezione di ospedale: una risorsa da usare quando è indispensabile e per il tempo strettamente necessario


Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl Comune di Reggio -

sabato 4 luglio 2009

LA POLITICA DELLO IETTATORE

Il consigliere comunale del Pd Martino vive un paradosso: se da un lato “fa acqua da tutte le parti” dall’altro, come un novello Pietro Micca, vuol dare fuoco alle polveri con la speranza di far saltare tutto per aria.
E lo fa con una tale disinvoltura, ed ostentando una sicurezza nell’argomentare, quasi da convincerci delle sue verità.
Un giorno si e l’altro pure, sempre lo stesso consigliere, che non può certo dirsi un “provetto Barbanera”, prevede catastrofi, distruzioni, carestie, pestilenze e quant’altro.
Più che un chiaroveggente, per l’aspetto triste e lo sguardo truce, a me sembra uno iettatore:
un soggetto che ha accumulato tanta bile e tanto odio,contro tutta questa schifosa umanità, che veramente crede d’avere ormai la potenza di far crollare dalle fondamenta una intera città.
Le interrogazioni scritte, presentate al Sindaco della nostra (sfortunata a suo dire) città, avranno certamente una loro risposta cosi, come ben sa il consigliere, nessuno può “impedirgli” di svolgere il suo ruolo.
Come consigliere può avere accesso a qualsiasi atto in qualsiasi ufficio: basta che ne faccia richiesta!
Che il Giudice di Pace abbia stabilito, nel contenzioso per la potabilità dell’acqua, la restituzione del 50 per cento del canone acqua mi sembra una decisione giusta e saggia ed il Comune provvederà alla restituzione.
Questo naturalmente non porterà e non potrà portare al tracollo della casse comunali.
Da qui a dire che le conseguenze saranno nefaste per il comune e per l’intera città è (realisticamente) una “panzana”!
Comunque scusatemi ma io mi do lo stesso una “grattatina” ai sacri gingilli. Non si sa mai!
Vorrei ricordare a Martino, ligio al ruolo di profeta in consiglio comunale, che ogni tanto (non sempre ma ogni tanto) bisogna volgere lo sguardo al passato: si renderà conto dei debiti che la sua Amministrazione di centro-sinistra ha prodotto e le “spese inadeguate” fatte.
Inoltre lo stesso consigliere, per mantenere fede al personaggio che porta male, fa riferimento al Psu che a suo dire “ha rischiato un fortissimo ridimensionamento…” (sic!) ed “ha rischiato di perdere…”.
Caro Martino tutta la vita è un rischio (anche attraversare la strada lo è!) ma se ti ci metti pure Tu, con il tuo pessimismo e con il tuo astio da compagno, allora la vita diventa impossibile da vivere.
E poi i “sogni megalomani” del nostro Sindaco ci hanno regalato una Città Metropolitana (ho paura anche a nominarla…non vorrei portasse male) ed una città più vivibile che oggi viene conosciuta a livello nazionale non più per la mafia ma per eventi positivi.
Capisco che questo brucia a Te ed ai tuoi compagni ma non potranno essere nemmeno i tuoi anatemi a portare “lutto e disgrazie” a questa nostra città.
Sono anni che cercate di creare allarmismi e tensioni: i risultati non sono stati certo positivi per voi, considerati i risultati elettorali.
Continuare su questa “opposizione fantasiosa e denigratoria” non giova ne a voi ne (tanto meno) alla città: cercate per una sola volta di fare una proposta concreta.
E poi non più profezie, non più iettature…ma solo un sano e salutare realismo.

Antonio Nicolò –Capogruppo Pdl al Consiglio Comunale-

giovedì 2 luglio 2009

LA LOGICA DEL BEDUINO


La nostra è una terra “stramaledettamente strana”, dove la stupidità dei suoi abitanti si “taglia con il coltello”, in quanto guidati finora dalle leggi del beduino: l'amico del mio nemico è mio nemico e il nemico del mio nemico è mio amico.
Un pigro riflesso coglie, solo parzialmente, la drammaticità di questa nostra realtà.
Le polemiche sorte in questi giorni, il “fuoco amico” di cui si resta vittima a turno, la “distorsione e la contorsione mediatica” ne sono i segni evidenti della nostra malattia.
Non è mia intenzione sollevare polemiche o innescare conflitti o, peggio ancora, “parteggiare” per qualcuno: semplice “amore per la verità” e “libera espressione” di pensiero.
Questo succede quando mancano luoghi di sintesi comune e (pertanto) le conte finiscono male: cosi è successo con le valutazioni post-voto all’interno del Pdl.
Il bersaglio (voluto ?) non poteva che essere il coordinatore regionale Scopelliti.
Neanche io sono, sic et simpliciter, favorevole alle tesi del complotto, ma….sta di fatto che Cesare si è “beccato” 23 pugnalate e non è morto certo per tetano.
Se qualcuno ha pensato a Scopelliti (cosi come per Cesare) come futuro dittatore, incapace dunque di dialogare e condividere, si è sbagliato di grosso.
Se qualcuno ha pensato o pensa di “insinuare il tarlo”, sulla credibilità di Scopelliti, commette un danno enorme per il Pdl, per la città e la Calabria tutta.
Il consenso e la credibilità di Scopelliti ha “varcato” i confini locali.
La città di Reggio, per la prima volta, è diventata protagonista e modello di riferimento per le altre realtà nazionali.
Non si comprende (o meglio si capisce perfettamente la logica !) il tentativo di denigrare o di trasformare e stravolgere la realtà, cosi come non si comprende “l’irresponsabile” e “subdolo” tentativo di delegittimazione da parte di chicchessia.
Scopelliti oggi è una “realtà politica positiva”, di cui si erano perse (ormai) e le tracce e le speranze nel nostro territorio.
In questo mondo politico fatto da nani e ballerine, aspiranti clown ed equilibristi un elemento come Scopelliti diventa “destabilizzante” ed ecco allora che si apre la caccia alle streghe.
Ma è finita la logica della “castrazione preventiva” dove il metodo consiste nel tentare di creare (o mantenere) la propria fortuna incuranti del danno generale che si procura.
Il Sindaco di Reggio è il sindaco più amato d’Italia ed è il sindaco del 70% e raccoglie consensi e riconoscimenti sia nazionali che esteri.
Un motivo ci sarà ! A qualcuno ciò da fastidio ? Anche in questo caso un motivo ci sarà: lo scopriremo strada facendo.
La mia non è una polemica, lo ribadisco, ma è semplicemente la constatazione di una realtà.
Il futuro politico della Calabria oggi porta un solo nome: Giuseppe Scopelliti.

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune di Reggio -

COMMISSARIAMENTO E LUNA PARK


Sanità Calabrese: Commissariamento si o commissariamento no ?
Potremmo creare un movimento di opinione sul tema commissariamento giusto per divertirci, distrarci, “fare finta” di interessarci di un problema serio, per la nostra comunità, quale è quello della salute.
Considerato che è tutto un gioco (almeno cosi sembra), giochiamo anche noi.
E già perché il nostro mondo politico è diventato un gigantesco lunapark con tanti baracconi attraenti: c’è chi canta, chi suona e chi balla; una fiera incessante in cui tutto diventa un “ridicolo gioco” per massaie un po’ tonte.
L’importante è parlare, farsi vedere e dimostrare dunque di esistere: i fatti lasciamoli al caso.
E cosi, nella sanità, si muore per caso; incarichi prestigiosi si danno per caso e ci si trova (addirittura) a lavorare per caso.
Comunque quello che conta è l’apparire! E, soprattutto, fare apparire normale ciò che normale non è: praticamente un gioco da illusionista!
Signori, questo è il prodotto dell’uomo d’oggi:l’homo videns.
Il vecchio homo sapiens, ai giorni nostri, si rattristerebbe nel vedere la nostra mente “manipolata mediaticamente” e soffrirebbe per la mancata capacità di sintesi (costruttiva) dell’uomo moderno.
Commissariare qualcosa o qualcuno è una prerogativa (di cui la legge può avvalersi) per affidare ad altri (dal latino commissus , a cui si affida ) il compito di porre un rimedio “temporaneo” ad una cattiva o inadeguata gestione.
Che la sanità in Calabria sia stata, e continui ad essere, mal gestita è un dato certo: il buco del debito economico è ben visibile anche da Marte !
Che la sanità in Calabria funzioni peggio che nelle altre regioni è un fatto acclarato e documentato dalla migrazione sanitaria.
Che il malaffare, la corruzione, la commistione politico-mafiosa sia ben documentata non è una mia invenzione ma ne fa chiaro riferimento la relazione Ricci-Serra.
Basta tutto questo per commissariare la sanità calabrese ? Certo ed anche di corsa !
Di fronte ad una gestione “allegra e dissennata” non si può far finta di nulla: è come voler affidare ad un baby-sitter pedofilo i nostri gemellini !
Il commissariamento può bastare per risolvere il problema ?
Da solo certamente no !
E’ evidente che il passaggio (obbligato in questo caso) al commissariamento comporterebbe un rallentamento dell’attività gestionale: ma se la durata è breve e gli interventi sono radicali ed incisivi, il tutto può servire per un rilancio serio della sanità.
Non voglio creare allarmismi, ma al momento la sanità calabrese è “inagibile”, come un campo di calcio dopo un uragano, per cui un paziente rischia ed anche parecchio nel rivolgersi ad una struttura sanitaria.
Le professionalità mediche esistono e sono anche eccellenti.
E’ necessario in questo momento ridare fiducia al medico ed al personale sanitario, sottoposto ad “usura” e che non può più tollerare di lavorare in condizioni di “precarietà ed emergenza continua”.
Non è più pensabile di voler continuare a gestire la sanità quale strumento di “raccattamento voti” : si inizi a lavorare con “estrema serietà” su di un problema che potrebbe già essere ad un “punto di non ritorno”.

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl Comune di Reggio -

lunedì 22 giugno 2009

IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI ?

Se questo è il migliore dei mondi possibili (per dirla alla Voltaire) allora qualcosa mi sfugge.
Che la politica (oggi) non privilegi quelli che, un tempo, venivano definite “persone perbene” è cosa arcinota a tutti e (pertanto) non mi sorprende più di tanto; ma che il tutto avvenga sotto lo sguardo indifferente e “disinteressato” degli altri consentitemi di dire che la cosa mi preoccupa.
Dell’Onorevole Angela Napoli si potrebbe dire di tutto (ma sarebbe difficile inventarsi qualcosa), ma non che non sia una persona “perbene”.
Ed intendo per “persona perbene” (per chi non avesse più familiare questa definizione) una persona umile, che svolge il proprio lavoro al servizio degli altri, che è alla ricerca della verità, che contrasta in ogni modo l’illegalità, capace di rinuncia pur di operare per migliorare la nostra società e che (soprattutto) lo fa con competenza e con impegno costante.
E’ chiaro che una persona come Angela Napoli risulti “scomoda” e di “ostacolo” a questa classe politica che ha altri interessi da tutelare.
E’ chiaro che non si può lasciare spazio ad una persona che “destabilizza” un sistema incentrato sul malcostume, sull’arroganza, sull’amoralità.
Certo, per chi ha una determinata visione della vita (come me) la cosa lo “rattrista” e lo “deprime” al punto che decidere di ritirarsi in solitudine è una tentazione forte e costante nel proprio pensiero.
In queste condizioni ci sono solo due possibilità: o uno prende armi contro tutto e tutti oppure ci si ritira ad una “vita ascetica”.
Angela Napoli ha scelto di lottare, come Lei stessa dice, a 360 gradi cosciente che non poteva e non può cambiare da sola il mondo: lo ha fatto con amore e passione (i giusti ingredienti per una vita autentica).
Ha scelto di lottare e continua a farlo (almeno me lo auguro) proprio perché è una “persona perbene” e come tale non si è fatta intimidire o inibire nella sua lotta da nessuno.
La scelta di intervenire a sostegno (morale) dell’Onorevole Angela Napoli e di esprimerle la mia vicinanza non è legata a nessun “interesse particolare” (Non ho ricevuto favori o compensi) ma ad un solo interesse: non bisogna far sentire soli chi già in solitudine lavora per rendere la nostra vita più “vivibile”.
E’ necessario che l’On. Angela Napoli continui a fare politica per due ordini di motivi: il primo è che la politica non può essere esclusa dalla nostra vita ed il secondo è che la politica (quella autentica) Lei la sa fare.
E’ anche chiaro che persone come Lei non troveranno grandi sostegni in questa classe politica (Il mio c’è !) che ha altre cose a cui pensare.
E poi Onorevole perché si meraviglia di mancati riconoscimenti ? Perché “insiste” a voler far capire a chi è incapace di capire ?
Comprendo che il mio apprezzamento è “poca roba”, ma viene da una persona che la pensa come Lei ed agisce con lo stesso intendimento: di questa che pensiamo “minoranza silenziosa” invece ce ne sono molti, ma è necessario che vengano fuori dal loro guscio.
Proprio perché sono in molti a pensarla come Lei vale la pena continuare a lottare.
Lei Onorevole la sua battaglia l'ha già vinta, in quanto ha dimostrato coerenza, rettitudine e moralità: di questi tempi è merce rara.
Deve sentirsi soddisfatta ed orgogliosa di non aver mai piegato la testa o di non avere mai scelto “vie secondarie”, che l’avrebbero portato certamente a riconoscimenti più prestigiosi, ma potrà sempre dire di essere andata dalla “parte giusta”
E sono io, Onorevole Napoli, a ringraziarLa per quanto Lei ha fatto (e continuerà a fare) nella sua attività politica.

Antonio Nicolò –Capogruppo del Pdl al Comune di Reggio Calabria -

venerdì 12 giugno 2009

BRODINI TIEPIDI PER LA CURA DELLA SANITA'

Perdindirindina siamo alle solite !
Si contrabbanda una sanità “scadente e scaduta” con una sanità “in crescita” e di “rilancio”, facendo passare interessi particolari come interessi di “utilità collettiva”.
Bravi ! Dopo mesi di torpore e di “grigiore inquieto”, mentre continua inarrestabile il declino della sanità calabrese e reggina (in particolare), siamo costretti ad assistere inebetiti a “coupe de theatre” e giochi di prestigio, che vorrebbero stupire con effetti speciali.
Si tirano fuori dal cilindro “ fazzoletti” (che ci serviranno ad asciugare le lacrime da qui a poco), mentre i “conigli” partecipano alla festa.
Ribadisco il concetto, a chi ha la responsabilità morale e civile di non nascondere la verità: la sanità reggina ha toccato il fondo. Anche se alle disgrazie non c’è mai fine !
Gli interventi delle “due fazioni” che, l’altro giorno, si sono contesi il campo all’Azienda Ospedaliera, non potevano che essere scontate e da copione.
Da una parte i sindacati ( vicini politicamente a questa giunta di centrosinistra con Azzarà e dunque verosimilmente (?) credibili) per criticare, allertare e mobilitare i lavoratori per il degrado in cui versa l’ospedale e per le ingiustizie che vengono commesse quotidianamente.
Dall’altra lo stato maggiore “gaudioso e gioioso” che, approfittando di una “comunicazione di servizio” promette, promette, promette.
Nel mezzo noi “poveri fessi” attoniti, frastornati e confusi oltre che delusi !
Un quadro desolante si ripropone alla nostra visione: cose già viste, un cliché che si ripete, come il Natale con la neve ed il caminetto acceso.
Cosa voglio dire ? Vi accontento subito, ma in questi casi è d’obbligo il condizionale !
Se arriveranno i soldi, se stanziano i fondi, se ci sarà l’autorizzazione, se verrà approvato in giunta tale progetto, tale modifica etc. (vi risparmio i tanti se che sono seguiti) si prospetta un futuro “roseo” per la sanità reggina: in pratica se smetterà di piovere (e ad oggi diluvia!) possiamo aspettarci un cielo (forse) sereno o poco nuvoloso.
Se qualcuno vuole farci credere che l’asino vola abbia almeno la compiacenza di dirci (almeno) che a farlo sono solo quelli bravi e che peraltro lo fanno a bassa quota.
Morale della favola l’ospedale rischia a breve la paralisi, l’implosione e lor signori continuano a somministrarci i “brodini tiepidi”.
Non sarei cosi stupido da riservare le responsabilità di un simile disastro a chi in questo momento è al comando di questa nave, che imbarca acqua da tutte le parti, ma alla stessa maniera mi sentirei uno stupido se facessi finta di non vedere o capire.
La responsabilità di tale sfacelo ha origini lontane ed equamente distribuite tra i vari direttori e giunte regionali che si sono succeduti nel tempo, ma una domanda sorge spontanea : come mai si cerca sempre di nascondere la polvere sotto il tappeto ? Come mai periodicamente, con cadenza da ciclo mestruale, le organizzazioni sindacali protestano e non lo fanno ad oltranza sino alla risoluzione dei problemi?
Vi do subito la risposta: ci troviamo di fronte alla solita finzione, ai soliti giochini, ai soliti imbrogli!
La realtà non è quella che si vuole fare apparire ma quella documentata dai i fatti.
E i fatti parlano chiaro: siamo arrivati al capolinea! la sanità non ha più soluzione!
Attendiamo ancora la riapertura della Medicina Nucleare (sic!).
E’ di questi giorni la chiusura di alcune postazioni di guardie mediche (tra cui Gallico) che, pur non pesando quasi nulla sulle casse regionali, crea gravi disagi per i pazienti.
L’Hospice di via delle stelle (una realtà positiva nel nostro territorio) e costretto a scendere in piazza per poter sopravvivere.
E per finire il cavallo di battaglia: come un fantasma aleggia a Reggio il centro cuore.
Il tutto mentre si moltiplicano, a dismisura, i disagi per i pazienti “senza colpo ferire”.
Anche le cicale hanno smesso di frinire: per cortesia un po’ di silenzio!

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune di Reggio-

NEANDERTHAL A REGGIO CALABRIA

Antonella Cinzia Marra, ricercatrice di Paleontologia- Paleoecologia e docente di “Paleontologia Evolutiva dei Vertebrati, ci ha fatto un bel regalo con la sua nuova pubblicazione “Neanderthal a Reggio Calabria” che è il primo volume della collana “Preistorie di Calabria” edito da Laruffa.
Trenta pagine (dense) da leggere “tutto di un fiato”, con leggerezza e con il piacere di scoprire un territorio (il nostro), mutato nel tempo, e che ricostruisce il nostro passato attraverso lo studio di un fossile.
Non semplicemente un documento per gli addetti ai lavori ma una storia (poetica) carica di umanità e che pone molti interrogativi.
Tutto ha inizio con il prezioso ritrovamento di un fossile da parte di Adolfo Berdar, nel 1970 in località Archi: un blocco compatto di ghiaia grossolana in cui vi era una mandibola umana. Piccola ma umana.
Questa scoperta ci porta a conoscenza che i Neandertaliani si erano spinti a Sud ed esisteva, 80.000 anni fa, una comunità anche a Reggio.
Un bambino Neandertaliano è la prova della loro presenza nel nostro territorio.
L’autrice, con la sua sensibilità, si pone e ci pone degli interrogativi: quali erano le emozioni e l’evoluzione della psiche nell’uomo di Neanderthal ?
La famiglia piangeva la morte di questo bambino ? I legami familiari erano cosi forti come i nostri ?
Ma la brava paleontologa (con l’amore e la passione che ha per il proprio lavoro) non si limita solamente a raccontare questa storia di un bambino Neanderthal a Reggio ma, con la competenza di una studiosa attenta e preparata e con l’animo della ricercatrice, ci rende edotti sulla geomorfologia del nostro territorio e ci consente di conoscere la fauna (ormai scomparsa) che popolava questo nostro territorio 100.000 anni fa.
Fauna composta dal grande Elefante Antico, dal Cervo Gigante e dall'Ippopotamo che sguazzava nei fiumi dell'antica pianurai San Francesco.
Ma chi pensa che “certi argomenti” possono essere solo oggetto di studio per pochi, da relegare tra stanze di fossili e “vecchiume vario”, sbaglia e Cinzia Marra ce lodimostra.
La lettura del suo libro lascerà una sensazione piacevole e il desiderio di voler approfondire l’argomento.
Grazie Cinzia !

Antonio Nicolò – Delegato alla Cultura al Comune di Reggio Calabria-

venerdì 5 giugno 2009

SANITA': UN MALE INCURABILE

Non si vuole salvare la sanità, almeno si salvi l’Hospice !
Ma va la sciocchini ! Credete ancora che, come Alice, viviamo nel Paese delle meraviglie !
In un onirico mondo sotterraneo fatto di paradossi, di assurdità e di nonsensi !
Ed allora guardiamo in faccia la realtà!
Tra la “politica mediatica” e “ciarlatana”, fatta da proclami ed apparizioni pubbliche televisive (come l’ultima di Loiero) che servono ad ammaliare ed impietosire il cittadino, non dico sempre ma ogni tanto, si faccia (concretamente) qualcosa per i pazienti.
Un intervallo, un breve “spot pubblicitario”, di quelli con la mano sul cuore, fatto di cose concrete non guasterebbe.
Mi chiedo: se nelle dichiarazioni, a difesa della sanità, si fa riferimento a strutture che funzionano e che sono “il fiore all’occhiello” (e di questo ci si riempie la bocca,) come mai nel momento in cui esiste la reale possibilità della chiusura di una di esse non si fa nulla per impedirlo?
E’ possibile mai che bisogna intervenire con denunce, manifestazioni di solidarietà e quant’altro, per stimolare ad una soluzione, chi dovrebbe “responsabilmente” e “preventivamente” intervenire per evitare ulteriori danni in uno “scenario già desolante” della sanità ?
Non credo possano esistere giustificazioni di nessun genere se, paradossalmente, invece di tagliare i rami secchi di questa sanità, si preferisce “estirparne” le radici di quella che è esempio di una buona sanità.
La credibilità politica passa attraverso piccoli gesti significativi e fattivi, come potrebbe essere quella della “soluzione Hospice”, e non con tentativi (ormai consolidati) di ribaltare completamente la realtà : tecnica ormai consolidata che alla fine rischia pure di apparire convincente.
Verrebbe spontaneo dire che asino che raglia non mangia paglia: insomma, chi parla e non agisce, non conclude nulla.
Viviamo oggi un relativismo drammatico che fotografa esattamente il clima che domina nella nostra cultura: non è possibile rimanere indifferenti di fronte a pazienti che hanno la sfortuna di essere affetti da un male incurabile, e che non possono nemmeno usufruire di un sostegno medico e morale.
La nostra è una società che presenta la fobia dei principi e affoga nell’empirismo del successo ed esercita solo la voglia di salire su un palcoscenico.
Basta con le apparizioni pubbliche, per “imbonire ed addomesticare le masse”, per i propri tornaconti e si torni a fare politica al servizio degli altri e con “spirito missionario”: quello stesso spirito che anima gli operatori dell’Hospice, che per questo motivo non devono essere abbandonati.
Basta con le “elemosine” elargite “una tantum”, da “furbetti benefattori” che avrebbero invece il compito di trovare soluzioni adeguate e definitive: ove ciò non fosse possibile si trovi il coraggio di dirlo pubblicamente assumendosene le dovute responsabilità.
Non è possibile che periodicamente, con cadenza da ciclo mestruale, dobbiamo sentire il grido di allarme e di aiuto dell’Hospice e siamo costretti, tutti noi che abbiamo a cuore questo problema, a dover intervenire, per stimolare chi è deputato ad occuparsene, in quanto è dotato di quel potere che gli consente di farlo.
La sanità si costruisce (se lo si vuole!) iniziando a “preservare e tutelare”, con ogni mezzo, cio che è funzionale, efficiente ed utile come l’Hospice.
Ove ciò non avvenisse dobbiamo trarne le consequenziali considerazioni: la sanità in Calabria non è mai interessata a nessuno (tranne ai pazienti) e continua a non essere l’interesse da parte dei politici, se non per scopi elettorali ed utilitaristici.


Antonio Nicolò –Capogruppo Pdl al comune di Reggio Calabria-

lunedì 25 maggio 2009

COMMISSARIAMENTO SANITA' CALABRESE

Qual è il problema ? Il commissariamento della sanità calabrese è un atto dovuto e che, a mio parere, arriva anche tardivamente.
Dopo quattro anni di gestione del centrosinistra non si sa, ad oggi, a quanto ammonta il debito della sanità e, con il piano di rientro (cui si è stati costretti), l’unica soluzione, di cui questa Giunta è stata capace, è stata quella di mettere le mani in tasca dei cittadini con l’introduzione del tiket.
Dunque Loiero cosa si aspettava ? La “nomination per l’Oscar” forse ?
Questa è la giusta conseguenza di una gestione che ha continuato negli sprechi, che non si è preoccupata di una seria programmazione, che non ha effettuato rigidi controlli e che (soprattutto) non ha dato alcun segnale di rinnovamento.
In un momento in cui erano necessari provvedimenti adeguati, quali la rimozione di “manager inefficienti”, la chiusura di “ospedali fantasma” e un taglio alle “forsennate spese inutili” il centrosinistra a pensato bene di continuare nella logica del “tirare a campare”, incurante dell’abisso in cui precipitava , giorno dopo giorno, la sanità calabrese.
I tempi cambiano ma alcuni uomini (politici) no !
Bisogna capire che il cittadino “ha già dato” e che non si può continuare a ricambiarlo con le solite storielle, comportandosi come “venditori di pentole” per massaie un po’ tonte.
Comprendo che è difficile fare conoscere i colori ad un cieco, specie se questo non vuole ascoltare: cosi è avvenuto con Loiero.
Non ha ascoltato quanti, in questi anni, lanciavano (inascoltati) allarmi inquietanti sulla sanità ed ha continuato nella sua “folle corsa” sino ad andare a sbattere rovinosamente contro il “muro del commissariamento” .
Ed allora perché imprecare adesso ? Perché prendersela con i predecessori (veccia logica dell’alternanza)? Perchè non recitare, serenamente, un “mea culpa” invece di agitarsi ?
Chi ha a cuore la sanità ha sempre sostenuto la necessità di un commissariamento.
Chi usa la sanità come sistema di clientelismo e di malaffare non gli pare vero dover lasciare una cosi “inesauribile fonte”.
Purtroppo siamo giunti al capolinea e tanti sono stati i prezzi che il cittadino ha dovuto pagare, qualche volta anche con la vita.
Adesso basta! Era giusto porre fine a questa “sofferenza” di un malato terminale quale era la sanità.
Ricordo bene le dichiarazione di Loiero: “la Calabria avrà i nuovi ospedali ed i calabresi possono avere la certezza che ci avviamo a garantire un’assistenza di qualità ed equamente distribuita in ogni angolo della regione”
Cosa è successo in tutto questo tempo ? Nulla.
Eppure la Commissione (istituita nel 2007 in seguito alla dichiarazione di emergenza socio-economica-sanitaria ) aveva messo ben in evidenza il mancato controllo della regione sulla spesa sanitaria, pesanti condizioni igienico-sanitarie e problemi strutturali degli edifici, esorbitante spesa ai privati e dirigenti senza responsabilità oltre alla normale commistione politico-mafiosa.
A tutto questo la Giunta Loiero come ha risposto ? Facendo pagare il tiket non avendo trovato nulla di meglio per intervenire sugli sprechi, gli abusi, la negligenza dei dirigenti, il malaffare e quanto altro.
Orbene signori: la sanità non può essere cosa con la quale si può (per essere benevoli) scherzare in quanto vi è in gioco la vita umana.
Ripeto: anche se tardivamente il commissariamento può essere una “boccata di ossigeno”, il “farmaco salvavita” , il tentativo ultimo per rianimare la sanità (almeno lo speriamo!).
L’”effetto placebo” di Loiero non poteva in nessun modo indurre un “miglioramento” della sanità e non si poteva aspettare la morte di una sanità in fin di vita.
Avanti dunque con il commissariamento !

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al comune di Reggio Calabria-
Antonionicolo.blogspot.com

ELEZIONI EUROPEE

Oggi, più che mai, la Calabria ha la necessità di avere al Parlamento Europeo dei suoi rappresentanti al fine di una tutela del nostro territorio.
La mancanza di conoscenza delle istituzioni europee, e del loro ruolo importante, insieme alla scarsa comunicazione ed informazione, produce, quale risultato, una scarsa affluenza alle urne.
La Calabria, non può permettersi di non avere dei suoi rappresentanti a Bruxelles in quanto, lo sviluppo della nostra terra è legato essenzialmente alla politica europea, ai suoi finanziamenti,
ai numerosi progetti che interessano tutto il territorio ed all’economia ad essa correlata.
Un piano europeo di ripresa economica evoca l’importanza di effettuare investimenti mirati che spetta a noi sapere sfruttare.
Capirete bene che avere chi ci rappresenti, e che tuteli i nostri interessi, non è cosa di poco conto.
Per superare la crisi economica il Parlamento Europeo ha evidenziato la necessità che il flusso di prestiti torni a scorrere verso le famiglie e le imprese
E penso, che oggi si deve ridisegnare la mappa delle regioni agricole sfavorite, ed ai finanziamenti e contributi, ai quali possiamo attingere, per rilanciare il nostro territorio.
Stessa cosa dicasi per il turismo, con le infrastrutture necessarie per il suo sviluppo, del quale la Calabria non può fare a meno in quanto rappresenta la risorsa primaria nostra.
E non di minore importanza sono la ricerca e lo sviluppo tecnologico: anche in questo settore innumerevoli sono le risorse che vengono destinate.
Potrei elencarvi moltissimi vantaggi, che possono venire dalla comunità europea, ma credo sia più importante fare una semplice riflessione: oggi la comunità europea è una realtà consolidata e tutto passa attraverso di essa.
Sta a noi sapere sfruttare al meglio queste risorse, in un momento di crisi economica, per promuovere lo sviluppo della Calabria.
Da qui si evince l’importanza di non sottovalutare queste elezioni politiche, che sembrano non destare interesse nei cittadini, per avere la possibilità di avere nostri rappresentanti calabresi al Parlamento Europeo.
Alla crescita della democrazia, dello sviluppo e dell’economia tutti siamo tenuti a partecipare attivamente.
Questa è un’opportunità da non perdere e pertanto è auspicabile che (consapevolmente) tutti noi partecipiamo affinché ciò si verifichi.
E questo possiamo farlo attraverso quell’arma, cosi preziosa ed importante, che la stessa democrazia ci ha messo in mano: il voto.

Antonio Nicolò –Presidente Gruppo del Pdl al Comune di Reggio Calabria-
Antonionicolo.blogspot.com

domenica 24 maggio 2009

CITTA' METROPOLITANA

Nonostante qualche “bislacca ed incauta” presa di posizione (leggasi onorevole Bianco), miseramente e ridicolarmente fallita, con l’approvazione al Senato del federalismo fiscale, Reggio acquista definitivamente il titolo di città metropolitana.
Un evento, indubbiamente di portata storica e, che rappresenta (spero lo si comprenda) un’opportunità preziosa, e dunque da sfruttare nel migliore dei modi, al fine di realizzare un sogno che è “in itinere”: Reggio, finalmente degna di definirsi a pieno titolo città.
Tale prestigioso risultato, non è certamente dovuto al caso o a “congiunture favorevoli” come qualche sprovveduto potrebbe essere tentato di pensare.
E’ la “naturale” conseguenza di un’azione politica, legata ad un progetto lungimirante e realistico, che ha trovato una sua concretezza in quella che oggi è una legge dello Stato.
E non stiamo parlando di uno scenario suggestivo, affascinante e utopistico, ma di una realtà, sino ad ieri inimmaginabile, che offre a Reggio prospettive future di crescita e di sviluppo che altrimenti le sarebbero precluse.
Essere inseriti tra le dieci città metropolitane (Roma, Firenze, Milano etc. ) deve, dunque, inorgoglirci e farci riflettere su molte cose.
La prima riflessione è che, ha dispetto di una classe politica meridionale che, nel tempo, ha dimostrato tutta la propria inadeguatezza ed incapacità, oggi abbiamo un Sindaco, Giuseppe Scopelliti che grazie al suo amore per Reggio, la dedizione quotidiana, la sua caparbietà è riuscito in una ”impresa titanica” che getta le basi per un “radicale” cambiamento della nostra città.
E’ il risultato (politico) di un uomo che ha il dono di “pensare in grande” (anche con scelte a volte impopolari ma che alla distanza si rivelano profetiche), che ha la forza e l’entusiasmo, derivanti dall’amore per la propria città, e la passione politica che ha sempre coltivato e messo a disposizione della propria comunità.
Scopelliti, grazie alla sua “credibilità” , al suo desiderio di riscatto per questa nostra terra, alla bontà del suo disinteressato progetto è riuscito ad amalgamare e coinvolgere tutti in questa straordinaria avventura.
Il Governo Berlusconi (con i suoi esponenti da Nord a Sud) ha fatto proprio questo progetto, lo ha sposato in pieno e non solo per “vicinanza politica” alla città o per l’impegno di alcuni parlamentari.
Lo ha fatto perché si è compresa la voglia di riscatto di Reggio e del Sud tutto, il desiderio di una città di “rialzarsi” e mettersi al pari con i tempi, la capacità di crescere, in sinergia con le altre città, la responsabilità della sua classe dirigente.
Abbiamo dimostrato di poter camminare con le nostre gambe grazie alla forza delle nostre idee.
Altra riflessione (non disgiunta dalla prima) è che bisogna, finalmente, comprendere che abbiamo la possibilità di cambiare la nostra condizione di sudditanza solo se veramente lo desideriamo: abbiamo le capacità, le risorse, le idee e tutto quello che serve per farlo!
Il “fiume in piena Scopelliti” ha tracimato gli argini indicando un nuovo corso per Reggio: un percorso inarrestabile iniziato anni addietro e che ci porterà lontano.
L’impegno deve essere di tutti!
Oggi ci è stato insegnato che è possibile un cambiamento solo se lo desideriamo e se veramente ci crediamo: la rotta è stata tracciata.
Reggio città metropolitana significa nuovo status giuridico con le consequenziali (positive) ricadute in termini di sviluppo, occupazione, crescita civile e culturale, crescita economica: sta a ciascuno di noi impegnarci per mettere a frutto questo prestigioso risultato.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-

SINDACATI

Il naso è posto in mezzo agli occhi per avere la possibilità di sentire la “puzza” di cose che non si riescono a vedere. Almeno cosi giustificava la sede di questa appendice il matto del Re Lear.
Io che non sono di meno (in fatto di pazzia) difficilmente riesco a controllarmi di fronte a certe affermazioni e, con un riflesso Pavloviano, vengo colto da quello che un tempo veniva chiamato “ballo di San Vito” e mi ritrovo, mio malgrado, a buttarmi nella mischia.
E questo capita quando ci sono di mezzo cose serie ed importanti ed, in particolare, se c’è di mezzo la salute del cittadino.
Tutto vero quello che affermano i sindacati Fials e Uil-Fpl. Come non mi stupisce che il Direttore Pangallo rimanga sbalordito dai contenuti di un simile attacco. Comprendo, lo sarei pure io. Hanno entrambi ragione e non lo dico perché non voglio fare un torto a nessuno.
Perché dico questo? Ve lo spiego subito.
I dati sull’ecosistema urbano di Legambiente dicono che la nostra aria è pulita e che la nostra città si avvia a diventare sempre più a dimensione d’uomo. Non è vero.
Finiamola di chiudere gli occhi e di tapparci il naso
L’aria da noi sarà pure pulita ma “puzza” (Ecco che entra in gioco il naso).. Non possiamo scandalizzarci se una trasmissione televisiva (Annozero) certifica che mafia e politica, in Calabria, si equivalgono. Anche perché queste cose noi del “popolino” ce li diciamo da sempre. E non è un problema di appartenenza ideologica.
Vogliamo fare finta di niente o incominciamo a dire le cose come stanno? Dobbiamo continuare a buttare “fumo egli occhi” ? Non conviene c’è il naso che sente la “puzza”.
La sanità, fatevelo dire da uno del settore (almeno questo lo conosco!), in atto a Reggio Calabria ha delle grosse lacune. Perché lo dico adesso e non prima? Sono scettico che qualcosa possa cambiare, anche nella sanità, e questo non dipende ovviamente dai Direttori Generali che si avvicendano.
Cercano, forse coscienti delle difficoltà oggettive nel settore, di non rimediare una brutta figura e di “restare in sella”, ”curando” se è il caso gli amici.
Gli attacchi repentini, e gli altrettanto repentini retromarcia, dei sindacati lasciano, quantomeno a voler essere buoni, perplessi un po’ tutti. Sarà per il clima di diffidenza che aleggia nella nostra città.
Anche io potrei suscitare diffidenza per quello che scrivo. Vi prego di credere nella mia buona fede. Non ho interessi particolari da curare (nemmeno politici).
Ho a cuore il mio lavoro e la salute di chi sta male ed ha bisogno. E spero di non offendere nessuno per questo.
Questa è la motivazione che mi spinge a contestare tutto e tutti (Anche me stesso, a volte!). Perché ritengo che la colpa sia un po’ di tutti se le cose vanno male.
Ergo.Onori ma anche oneri ! Ecco cosa dovrebbe guidare il comportamento dei singoli operatori sanitari (Primari ospedalieri, medici, infermieri, personale amministrativo ed affini).
La gestione della sanità, in ospedale, dovrebbe essere in mano ai medici che dovrebbero preoccuparsi del malato e non del proprio “orticello” come si usa dire nei corridoi. Come la politica è scaduta perché ormai ci sono i “politicanti” cosi la sanità è in coma perché ci sono i “mestieranti”!
La funzionalità di ogni struttura operativa dovrebbe essere interesse di tutti e non creare quell’isolamento che ormai è in atto. Lavorare bene tutti porta a migliorare la prestazione sanitaria (diagnosi e cura dell’ammalato).e vantaggi a tutti (sono anni che lo predico). Usciamo da questo stato letargico!.
Per fare ciò bisogna liberarsi da “interessi” particolari di carriera e di “euro-interessi”.
Non possiamo aspettare che qualcuno si alzi al mattino ( non so per quale sconosciuto motivo) ed apprendere che va tutto male, cosi come, non possiamo passare la nostra vita ad ascoltare i “proclami entusiastici” dei Direttori che si avvicendano siano essi di Destra o di Sinistra. E’ il famoso gioco delle parti dove noi reggini siamo dei veri campioni.. Ma questo gioco non serve a nessuno se non ai soliti “furbetti”.
Vita e verità non possono coesistere diceva Schopenauer. Che sia vero anche per la Sanità?

Antonio Nicolò-Capogruppo di Alleanza Nazionale

POLITICUS NOSTRANUS


Ciò che è reale è anche razionale
Partiamo dal reale: assenza di ministri e sottosegretari calabresi nella formazione del nuovo governo.
Il razionale ? Possiamo arrivarci senza tanti fronzoli, laccioli, contorsioni mentali e chiacchiere bizantine. E facciamolo non tenendo conto delle avvisaglie di malumore (eufemismo) che si percepisce in qualcuno.
Proviamo a toglierci il famoso prosciutto dagli occhi e vediamo di ragionare sulla realtà senza tanto gingillarci con le interpretazioni o, peggio ancora, lasciarci andare alla “realtà romanzesca”.
Qualcuno in tale situazione direbbe, frettolosamente e sarcasticamente, hanno dato a Cesare quel che è di Cesare: ventitré pugnalate !
Ma noi, che vogliamo affrontare a “ciglio asciutto” la questione, evitando di essere malpensanti e lasciando da parte le pugnalate, faremo un’altra riflessione quanto più realistica possibile.
Badate bene che spesso anche un pazzo parla a proposito (affermazione cautelativa) e comunque è meglio essere folle per proprio conto che saggio con le opinioni altrui.
Le spiegazioni complesse e saccenti mascherano spesso una menzogna; le verità fondamentali in realtà sono semplici.
Dunque la mia opinione, in maniera semplice, netta e diretta è la seguente: la Calabria è stata considerata, non per i voti che ha espresso (tantissimi), se è quello a cui si vuole attaccare qualcuno per protestare, ma per lo spessore ed il “peso” della sua classe politica.
Questo è il vero problema! Senza tanto cincischiare.
Penso che, su questo saranno in molti a trovarsi in sintonia con il mio pensiero (non certo i politici).
E se tanto mi da tanto, il passo successivo non potrà essere che: la classe politica “nostrana” e “casereccia” non gode di una buona considerazione da parte del “centro” cosi come d'altronde non la gode nemmeno in “periferia” tranne rare eccezioni.
Gran parte dei nostri politici hanno idee alquanto vaghe e confuse sul ruolo che dovrebbero svolgere e, se consideriamo i fatti e l’immagine che si offre ai media, non certo una “coscienza di bucato”.
Dalle nostre parti si privilegia l’apparire all’essere, la fiction alla realtà,la “furbizia spicciola” all’ intelligenza, l’arroganza all’umiltà, il “piccolo interesse personale” ad un interesse collettivo, più grande e più nobile.
Res ipsa loquitur, le cose i fatti parlano da se !
La mia analisi certamente potrà apparire semplice e riduttiva e non mi aspetto la condivisione di alcun politico, ma è la mia.
Anche perché se ci affacciamo sulla corteccia cerebrale di molti di loro, ci accorgiamo che solo qualche sporadica sinapsi è funzionante.
L’uomo è una scimmia che si è evoluta in maniera straordinaria ma non il “politicus nostranus” la cui storia non è un’evoluzione ma una degenerazione, me ne darete atto.
Siamo etimologicamente idioti, cioè chiusi in noi stessi.
Fatemelo dire, ci siamo abituati a pensare e ragionare in maniera “distorta”, cosi come siamo abituati al sole ed alla pioggia.
Attenzione che la nostra è una cecità pericolosa che per il futuro potrà rivelarsi estremamente dannosa.
Da noi il problema comunque non è più politico ma psichiatrico.
Il potere sembra aver offuscato la mente provocando un “rigonfiamento dell’io” in alcuni soggetti che normalmente potrebbero dedicarsi alla vendita di pentole alle massaie un po’ tonte.

SANITA'

Quello che dovrebbe essere un dato normale diventa se lo facciamo una “rivoluzione copernicana”: l’ammalato al centro di tutto.
La voce dei pazienti oggi viene coperta da altre molto più forti: quella della politica e quella dei dipendenti.
L’ “appeasement” non mi si addice e, se qualcuno mi vuole fare credere che l’asino vola deve dirmi che a riuscirci sono solo quelli molto bravi e che lo fanno solo a bassa quota.
Non intendo schierarmi con nessuno (tra l’altro non saprei scegliere) anche perché sono sempre stato schierato con l’ammalato (Non l’utente come oggi viene chiamato).
Ed è solo in questa direzione che và la mia riflessione, come contributo a migliorare la qualità della sanità scevro da “condizionamenti politici” o di qualsivoglia “dipendenza”.
Cinque sono i punti fondamentali che , a mio avviso, dovrebbero guidare il pensiero e l’azione di chi ha a cuore l’ammalato.
Il primo, già detto in premessa, è l’ammalato cioè colui che soffre e che è l’anello più debole di questa catena ( I medici potrebbero rileggersi il giuramento di Ippocrate la sera prima di andare a letto)
Il secondo è che la politica deve essere allontanata dalla sanità.
La politica si è riappropriata della scelta dei direttori generali facendo scomparire i criteri di competenza.
La spartizione è stata estesa a tutte le cariche principali delle aziende sanitarie.
La politica (cosi come viene concepita ai giorni nostri) con la sanità mal si concilia, in quanto è causa di corruzione e di interesse personale.
Punto tre. L’Aziendalizzazione voluta dal Governo Amato con la legge delega 421 si è rivelata per molti aspetti un fallimento, ma potrebbe essere mantenuta solo se si cerca di dare voce ai pazienti-consumatori mediante l’introduzione di principi di controllo di qualità e di misura della soddisfazione dei pazienti (queste erano le intenzioni, e di cui forse ci siamo dimenticati)
Il punto quattro nasce di conseguenza. Le Aziende ospedaliere devono essere gestite con criteri rigorosamente aziendali da direttori con provata esperienza manageriale provenienti dal settore pubblico, e si auspica, anche da quello privato; prevedere la rimozione automatica dei direttori generali che non riescono a conseguire gli obiettivi aziendali (che non può essere il pareggio di bilancio a scapito dell’ammalato)
Il fondo sanitario è cresciuto dai circa 48 miliardi del 1995 ai circa 90 miliardi di euro del 2005, con una crescita della spesa diretta dei cittadini da circa 10 miliardi del 1995 ai circa 25 miliardi attuali.
Un tasso di crescita annuale ben superiore a quello programmato, che pure non ha corrisposto ad un miglioramento delle prestazioni.
Il punto cinque (ultimo e più importante).La scelta della struttura sanitaria dove eseguire le prestazioni. Se si aumentasse la capacità di scelta da parte dei pazienti, aumenterebbe la pressione competitiva sugli ospedali ad usare bene le risorse e produrre servizi di qualità ( Come avviene in Germania, Olanda, Svizzera ed una sperimentazione è stata avviata, con successo, dalla Regione Lombardia)
Si tratterebbe di sottrarre l’acquisto delle prestazioni sanitarie all’amministrazione pubblica, attribuendone la responsabilità a fondi di natura mutualistica.
Il compito dei fondi sarebbe quello di aiutare i pazienti a scegliere: negozierebbero i livelli di prestazione con le strutture sanitarie, pubbliche e private, individuando per conto dei propri associati le strutture meglio in grado di prestare servizi di qualità.
Il mio è il “pessimismo della ragione” e lancio un allarme: oggi è venuto il momento delle responsabilità, dove credo che nessuno debba e possa tirarsi indietro.

Antonio Nicolò- Capogruppo di Alleanza Nazionale

sabato 23 maggio 2009

FONDIAMO I BRONZI

Il problema dei Bronzi di Riace ha una soluzione semplice, immediata, definitiva e che, soprattutto, alla fine metterà d’accordo tutti: vanno si trasferiti, ma in una fonderia per essere fusi, per farne una bella colata da riutilizzare (perché no !), per qualcosa che possa “servire” a noi reggini.
Potrebbe sembrare un’idea folle, partorita da una mente contorta, malata ; una provocazione “fuori luogo” di un “naif ed eccentrico balordo”.
Vi garantisco che, al contrario, vuole essere un “estremo gesto” per far capire la stupidità, coinvolgente e contagiosa, che riguarda noi tutti.
Se ne potrebbero ricavare varie “minuscole suppellettili”, da distribuire alle famiglie reggine, in maniera tale che ognuno possiede un suo “pezzo di Bronzo”, anch’esso unico ed irripetibile da mettere in bella mostra nelle nostre case e da esibire, orgogliosamente, ai nostri amici.
Il tutto non richiede una raccolta firme o alcun nullaosta al trasporto e neppure grandi spese.
Sono certo che questa mia “scellerata considerazione” farà irritare qualcuno, mentre i molti si limiteranno a fare “spallucce”, di fronte ad una idea cosi malsana e provocatoria.
Non fa nulla ! Il mio è un pretendere di drizzare le gambe ai cani: ne sono cosciente.
Se volete potete continuare nelle vostre “sciagurate diatribe bronzine”, nei vostri “balletti mediatici”, ma lasciatemi continuare nelle mie “farneticanti elucubrazioni mentali”.
Consentitemi, comunque, dire una cosa: non riuscirò mai a capirvi, né tanto meno riuscirò mai a capire dove volete arrivare (e mi riferisco ad entrambe le ipotesi: spostamento si, spostamento no dei Bronzi).
Al di là di quello che io definisco “ cafonesco opportunismo”, ad opera di tutti quelli che si sbracciano, si agitano e pontificano maliziosamente, non riesco a vederne il fine o la fine (storie infinite le nostre storie locali!): solo stupida ed inutile demagogia.
Mai una voce che si sia staccata dal coro, in un “assolo coinvolgente e dirompente”, solo un fastidioso brusio o (peggio) un silenzio assordante e funesto.
A Reggio si và avanti a promesse, tentativi (mai riusciti), speranze, illusioni, raggiri, giochi di parole criptiche, fiction e “cazzeggi vari”: di concreto nulla !
Di questi illustri signori venuti dal mare, dove riposavano in pace, credo non importi nulla a nessuno ! Quello che importa è non sentirsi derubati o presi per il naso: sciocchini, l’anello al naso che portiamo, da tempo immemore, non ce lo toglierà mai nessuno !
Il reggino soffre della “sindrome del rospo”. Avete presente il rospo, che resta fermo e immobile mentre il bimbo lo prende a sassate? E più viene colpito più si pietrifica, tentando (invano) di rendersi invisibile?
Ebbene, noi restiamo immobili di fronte a qualsiasi sollecitazione esterna.
Quella che viene definita una sassata da parte del Governo (sic!), perché non trasformarla in un’occasione per valorizzare il nostro territorio ? Perché restare fermi (anche se ci agitiamo, con i girotondi ! ) nel nostra “stagnazione mentale” ?
Il problema, ribadisco, non è Bronzi fuori o Bronzi dentro ma, cosa ne vogliamo fare di questi guerrieri ?
Essendo scettico, per natura e per esperienza di vita, e considerato che a nulla serve cercare di far ragionare chi non vuole (?), forse la soluzione che potrebbe “agitare le acque paludose di questa città”, sarebbe quella della fusione dei Bronzi.
Alla stessa maniera, per gli abitanti di Abdera (ma questa è un’altra storia che vi racconterò in seguito) che litigavano per l’ombra dell’asino, la soluzione (forse) sarebbe stata quella di eliminare il motivo del contendere: ammazzare l’asino !
Orsù ! Fondiamo i Bronzi e smettiamola di litigare: nell’uno e nell’altro caso (dello spostamento), sono certo, non riusciremmo a risolvere il nostro vero problema: crescere mentalmente !


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-

LA SANITA' OGGI

Perdindirindina. Non so cosa frulli nell’ipotalamo del Governatore della Calabria Agazio Loiero, ma se si pensa di risanare il debito della sanità (di cui ancora non si sa il reale importo) “castigando” i cittadini, con i tiket sui farmaci, sulle visite specialistiche e sulle prestazioni al pronto soccorso che non siano codice rosso (conviene sapere prima se un sintomo è serio oppure no!) e con l’incremento di Irpef ed Irap, devo pensare che qualche neurone è fuori posto.
Stessa cosa dicasi per la chiusura degli ospedali sulla Piana: follia allo stato puro se non si trova una soluzione adeguata per i residenti, che rischiano di morire, senza neppure sapere il perché.
Ricordo Doris Lo Moro (magistrato prestato alla politica), che in qualità di assessore alla sanità pro tempore, propose di eliminare il tiket adducendo quale motivazione il fatto che “per le casse regionali è del tutto ininfluente”.
Sono passati quattro anni ed ecco la mannaia abbattersi sulla testa dei calabresi: Loiero reintroduce il tiket e lo fa in maniera più incisiva e pesante.
L’impressione, che ognuno di noi ha, è che si cerchi di mettere la “solita toppa” su una barca che difficilmente potrà essere raddrizzata: a farne la spesa saranno gli ammalati, che già non avevano le garanzie di una “assistenza minima”, e la povera gente.
E’ pazzesco che il debito della sanità, frutto del malaffare, degli intrecci politico-mafiosi, del malcostume, delle ruberie varie debba ricadere sulla testa dei cittadini.
Nessuno di questi politici, in maniera bipartisan, ha titolo a parlare perché come giustamente ha ammesso il consigliere Senatore: “il più pulito di noi qua dentro ha la rogna”.
Non si comprende la scelta di “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”, quale unico metodo per risollevare le sorti della sanità calabrese.
Non si comprende la mancanza di una programmazione, l’individuazione di responsabilità, l’assenza di colpe: certamente è tutto un sistema corrotto dove tutti sono responsabili e dunque nessuno lo è.
Ma basta con le prese in giro ! C’è in gioco la vita delle persone e non dobbiamo aspettare la prossima vittima della sanità per indignarci e per promettere.
Dobbiamo, oggi, incominciare ad avere qualche certezza che, non una rivoluzione ma, un accenno al cambiamento ci sarà,.
Altrimenti statene pur certi la logica del “tirare a campare”, serve solo a questi “personaggi della politica” che non hanno gli attributi per prendersi le loro “quattro cianfrusaglie” e ritornarsene a casa: spero solamente che a farlo saranno (prossimamente) gli elettori.
Che nessuno si illuda! La cattiva sanità colpirà, prima o poi, ciascuno di noi (anche quelli che credono di avere il biglietto dell’aereo in tasca).
Un piano di rientro vergognoso, che scarica sui cittadini le “nefandezze di questa classe politica”, e che non mette in atto nessun meccanismo per eliminare le connivenze con la ‘ndragheta, che non pone fine agli sprechi, alle ruberie ed alle malvessazioni varie.
Ma il bello deve ancora avvenire, quando assisteremo alla chiusura degli ospedali, al licenziamento dei dipendenti (compresi i 2000 precari di cui nessuno parla più) ed alla mancanza dei servizi sanitari minimi di garanzia.
Loiero potrà obiettare che i debiti (al solito) sono stati prodotti dalla precedente Giunta Regionale.
Bene ! Ma come mai solo dopo quattro anni ci si rende conto (si fa per dire) del buco nella sanità, quando sino a poco tempo fa tutto andava bene?
Alla voragine di 2,2 miliardi di euro del debito storico del 2001-2007, è stato aggiunto, un debito di 198 milioni accertato nel 2008.
La verità è che neanche loro sanno realmente a quanto ammonta il debito della sanità calabrese. L’unica cosa di cui si sono preoccupati Loiero e “compagnia sbandante” è stata quella di rastrellare un poco di soldi dalle tasche dei cittadini che sono costretti a curarsi !
Ribadisco: è necessario un “commissariamento urgente” della sanità calabrese prima che si arrivi ad un “coma irreversibile” dell’ammalato-sanità.
Perseverare per “tatticismi politici” su questa linea comporterà dei danni inimmaginabili ed ingestibili.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale

I Bronzi e la Città

Mettersi la mano sul cuore se si ama la Calabria: recita cosi lo spot pubblicitario che, in questi giorni, vediamo in televisione.
L’immagine di un Bronzo di Riace, con la mano sul cuore, si presenta agli occhi (esterrefatti) di una turista che si accinge a fotografarlo.
Questo spot, vuole essere un invito alla riflessione per una soluzione al “problema Calabria”, un invito ad amare di più la nostra terra, un invito per uno sforzo in più che solo con l’amore si può fare.
Uno spot profetico, che sembra aver anticipato il problema di oggi: quello di spostare i Bronzi per il G8 a “La Maddalena”. La tentazione è forte: quale miglior vetrina del G8, ripresa dalle TV internazionali.
In questi casi il cuore da solo non basta, bisogna usare anche il cervello: dunque, l’altra mano mettiamola sulla testa.
Mi spiego: il cuore, inteso come lato passionale e viscerale (peculiarità nostra reggina), ci porta ad essere impulsivi, irrazionali ed agire “per emotività”, per istinto, potrebbe (in questo caso) portarci ad una scelta non giusta: ed allora, usare il cervello potrebbe rivelarsi utile e produttivo per la nostra città.
Con il cuore saremmo pronti a ribellarci a chiunque cercasse di privarci (anche per un breve periodo) di qualcosa che sentiamo profondamente nostro, per ovvi motivi: primo, l’esperienza (a ragione) ci porta a vedere una “fregatura” in qualsiasi proposta ci venga fatta; secondo, ci viene difficile “separarci” di qualcosa di importante che riteniamo ci appartenga; terzo, vorremmo capire cosa ce ne venga in cambio.
Per quanto mi riguarda, tenterò di essere quanto più razionale e lucido,senza mettere (completamente) da parte il cuore nella la ricerca di una “soluzione adeguata”.
Non mi è difficile farlo, perché ho avuto modo di pensarlo più volte, in quanto il problema dello spostamento dei Bronzi, si presenta con cadenza da ciclo (doloroso) mestruale e necessita, pertanto, una soluzione, quanto più possibile, definitiva.
Dicevo problema non difficile e tout-court esplicito la mia soluzione: i Bronzi possono spostarsi a patto che…..
Lasciatemi fare, in primis, una breve e banale considerazione che è sotto gli occhi di tutti: i Bronzi, cosi come sono oggi “sistemati”, sono sottodimensionati e poco “sfruttati”: di conseguenza, scarsa visibilità e poca valorizzazione degli stessi.
Inoltre c’è da dire che, in tutti questi anni, poco si è fatto per “mettere a frutto” questa risorsa che il mare ci ha voluto regalare.
Si è parlato dei Bronzi solo per lo spostamento ad Atlanta, per la loro clonazione, richiesta da parte degli emirati arabi e per una loro, eventuale, trasferta durante eventi significativi (ultimo il G8): ma è stato solo per questo che se ne parlato ! Se me lo consentite è pochino, per non dire niente, non vi pare!
Certo se, da una parte, questo s-parlare può stimolare la curiosità di alcuni, per venire a vedere i Bronzi, dall’altro ci porta anche a farci classificare come dei “provinciali- bigotti” ed essere accusati di un immobilismo borghese indolente..
Per quel che mi riguarda, ritengo necessaria un’apertura ad una esperienza simile (se gli esperti lo consentono) ad una ed una sola condizione: che i Bronzi ritornano nel più breve tempo possibile a Reggio dove ad attenderli ci dovrà essere una “giusta e definitiva” collocazione.
Naturalmente, questa nuova collocazione, essendo “definitiva” comporterebbe l’impossibilità di ulteriori trasferimenti futuri.
Ed allora, come potete ben capire, il problema non è quello (banale) di una “breve trasferta” (un cambiamento d’aria forse gioverebbe ai bronzi ed alla città), ma quello di una loro collocazione definitiva che non può (a mio giudizio) essere quella delle “quattro mura” di un museo.
In passato, insieme a Marcello Veneziani, avevamo lanciato l’idea di portare all’esterno, il Lungomare per intenderci, i Bronzi. Meglio “restituirli alla visione del mare” da dove sono venuti.
Cosa ritengo, pur non essendo un tecnico, fattibile in un epoca di grande tecnologia. Oggi i bronzi sono agli “arresti domiciliari”, “in punizione”: ed è un peccato!
In tal modo, i Bronzi, potrebbero essere subito visibili e “fruibili” da tutti e rappresenterebbero il simbolo della città di Reggio Calabria cosi come lo è La Sirenetta per Copenaghen.
Una “sistemazione definitiva” non lascerebbe spazio a tentazioni ed “appetiti” futuri da parte di nessuno e faremmo,certamente, il bene della Città di Reggio Calabria.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-