giovedì 2 luglio 2009

COMMISSARIAMENTO E LUNA PARK


Sanità Calabrese: Commissariamento si o commissariamento no ?
Potremmo creare un movimento di opinione sul tema commissariamento giusto per divertirci, distrarci, “fare finta” di interessarci di un problema serio, per la nostra comunità, quale è quello della salute.
Considerato che è tutto un gioco (almeno cosi sembra), giochiamo anche noi.
E già perché il nostro mondo politico è diventato un gigantesco lunapark con tanti baracconi attraenti: c’è chi canta, chi suona e chi balla; una fiera incessante in cui tutto diventa un “ridicolo gioco” per massaie un po’ tonte.
L’importante è parlare, farsi vedere e dimostrare dunque di esistere: i fatti lasciamoli al caso.
E cosi, nella sanità, si muore per caso; incarichi prestigiosi si danno per caso e ci si trova (addirittura) a lavorare per caso.
Comunque quello che conta è l’apparire! E, soprattutto, fare apparire normale ciò che normale non è: praticamente un gioco da illusionista!
Signori, questo è il prodotto dell’uomo d’oggi:l’homo videns.
Il vecchio homo sapiens, ai giorni nostri, si rattristerebbe nel vedere la nostra mente “manipolata mediaticamente” e soffrirebbe per la mancata capacità di sintesi (costruttiva) dell’uomo moderno.
Commissariare qualcosa o qualcuno è una prerogativa (di cui la legge può avvalersi) per affidare ad altri (dal latino commissus , a cui si affida ) il compito di porre un rimedio “temporaneo” ad una cattiva o inadeguata gestione.
Che la sanità in Calabria sia stata, e continui ad essere, mal gestita è un dato certo: il buco del debito economico è ben visibile anche da Marte !
Che la sanità in Calabria funzioni peggio che nelle altre regioni è un fatto acclarato e documentato dalla migrazione sanitaria.
Che il malaffare, la corruzione, la commistione politico-mafiosa sia ben documentata non è una mia invenzione ma ne fa chiaro riferimento la relazione Ricci-Serra.
Basta tutto questo per commissariare la sanità calabrese ? Certo ed anche di corsa !
Di fronte ad una gestione “allegra e dissennata” non si può far finta di nulla: è come voler affidare ad un baby-sitter pedofilo i nostri gemellini !
Il commissariamento può bastare per risolvere il problema ?
Da solo certamente no !
E’ evidente che il passaggio (obbligato in questo caso) al commissariamento comporterebbe un rallentamento dell’attività gestionale: ma se la durata è breve e gli interventi sono radicali ed incisivi, il tutto può servire per un rilancio serio della sanità.
Non voglio creare allarmismi, ma al momento la sanità calabrese è “inagibile”, come un campo di calcio dopo un uragano, per cui un paziente rischia ed anche parecchio nel rivolgersi ad una struttura sanitaria.
Le professionalità mediche esistono e sono anche eccellenti.
E’ necessario in questo momento ridare fiducia al medico ed al personale sanitario, sottoposto ad “usura” e che non può più tollerare di lavorare in condizioni di “precarietà ed emergenza continua”.
Non è più pensabile di voler continuare a gestire la sanità quale strumento di “raccattamento voti” : si inizi a lavorare con “estrema serietà” su di un problema che potrebbe già essere ad un “punto di non ritorno”.

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl Comune di Reggio -

lunedì 22 giugno 2009

IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI ?

Se questo è il migliore dei mondi possibili (per dirla alla Voltaire) allora qualcosa mi sfugge.
Che la politica (oggi) non privilegi quelli che, un tempo, venivano definite “persone perbene” è cosa arcinota a tutti e (pertanto) non mi sorprende più di tanto; ma che il tutto avvenga sotto lo sguardo indifferente e “disinteressato” degli altri consentitemi di dire che la cosa mi preoccupa.
Dell’Onorevole Angela Napoli si potrebbe dire di tutto (ma sarebbe difficile inventarsi qualcosa), ma non che non sia una persona “perbene”.
Ed intendo per “persona perbene” (per chi non avesse più familiare questa definizione) una persona umile, che svolge il proprio lavoro al servizio degli altri, che è alla ricerca della verità, che contrasta in ogni modo l’illegalità, capace di rinuncia pur di operare per migliorare la nostra società e che (soprattutto) lo fa con competenza e con impegno costante.
E’ chiaro che una persona come Angela Napoli risulti “scomoda” e di “ostacolo” a questa classe politica che ha altri interessi da tutelare.
E’ chiaro che non si può lasciare spazio ad una persona che “destabilizza” un sistema incentrato sul malcostume, sull’arroganza, sull’amoralità.
Certo, per chi ha una determinata visione della vita (come me) la cosa lo “rattrista” e lo “deprime” al punto che decidere di ritirarsi in solitudine è una tentazione forte e costante nel proprio pensiero.
In queste condizioni ci sono solo due possibilità: o uno prende armi contro tutto e tutti oppure ci si ritira ad una “vita ascetica”.
Angela Napoli ha scelto di lottare, come Lei stessa dice, a 360 gradi cosciente che non poteva e non può cambiare da sola il mondo: lo ha fatto con amore e passione (i giusti ingredienti per una vita autentica).
Ha scelto di lottare e continua a farlo (almeno me lo auguro) proprio perché è una “persona perbene” e come tale non si è fatta intimidire o inibire nella sua lotta da nessuno.
La scelta di intervenire a sostegno (morale) dell’Onorevole Angela Napoli e di esprimerle la mia vicinanza non è legata a nessun “interesse particolare” (Non ho ricevuto favori o compensi) ma ad un solo interesse: non bisogna far sentire soli chi già in solitudine lavora per rendere la nostra vita più “vivibile”.
E’ necessario che l’On. Angela Napoli continui a fare politica per due ordini di motivi: il primo è che la politica non può essere esclusa dalla nostra vita ed il secondo è che la politica (quella autentica) Lei la sa fare.
E’ anche chiaro che persone come Lei non troveranno grandi sostegni in questa classe politica (Il mio c’è !) che ha altre cose a cui pensare.
E poi Onorevole perché si meraviglia di mancati riconoscimenti ? Perché “insiste” a voler far capire a chi è incapace di capire ?
Comprendo che il mio apprezzamento è “poca roba”, ma viene da una persona che la pensa come Lei ed agisce con lo stesso intendimento: di questa che pensiamo “minoranza silenziosa” invece ce ne sono molti, ma è necessario che vengano fuori dal loro guscio.
Proprio perché sono in molti a pensarla come Lei vale la pena continuare a lottare.
Lei Onorevole la sua battaglia l'ha già vinta, in quanto ha dimostrato coerenza, rettitudine e moralità: di questi tempi è merce rara.
Deve sentirsi soddisfatta ed orgogliosa di non aver mai piegato la testa o di non avere mai scelto “vie secondarie”, che l’avrebbero portato certamente a riconoscimenti più prestigiosi, ma potrà sempre dire di essere andata dalla “parte giusta”
E sono io, Onorevole Napoli, a ringraziarLa per quanto Lei ha fatto (e continuerà a fare) nella sua attività politica.

Antonio Nicolò –Capogruppo del Pdl al Comune di Reggio Calabria -

venerdì 12 giugno 2009

BRODINI TIEPIDI PER LA CURA DELLA SANITA'

Perdindirindina siamo alle solite !
Si contrabbanda una sanità “scadente e scaduta” con una sanità “in crescita” e di “rilancio”, facendo passare interessi particolari come interessi di “utilità collettiva”.
Bravi ! Dopo mesi di torpore e di “grigiore inquieto”, mentre continua inarrestabile il declino della sanità calabrese e reggina (in particolare), siamo costretti ad assistere inebetiti a “coupe de theatre” e giochi di prestigio, che vorrebbero stupire con effetti speciali.
Si tirano fuori dal cilindro “ fazzoletti” (che ci serviranno ad asciugare le lacrime da qui a poco), mentre i “conigli” partecipano alla festa.
Ribadisco il concetto, a chi ha la responsabilità morale e civile di non nascondere la verità: la sanità reggina ha toccato il fondo. Anche se alle disgrazie non c’è mai fine !
Gli interventi delle “due fazioni” che, l’altro giorno, si sono contesi il campo all’Azienda Ospedaliera, non potevano che essere scontate e da copione.
Da una parte i sindacati ( vicini politicamente a questa giunta di centrosinistra con Azzarà e dunque verosimilmente (?) credibili) per criticare, allertare e mobilitare i lavoratori per il degrado in cui versa l’ospedale e per le ingiustizie che vengono commesse quotidianamente.
Dall’altra lo stato maggiore “gaudioso e gioioso” che, approfittando di una “comunicazione di servizio” promette, promette, promette.
Nel mezzo noi “poveri fessi” attoniti, frastornati e confusi oltre che delusi !
Un quadro desolante si ripropone alla nostra visione: cose già viste, un cliché che si ripete, come il Natale con la neve ed il caminetto acceso.
Cosa voglio dire ? Vi accontento subito, ma in questi casi è d’obbligo il condizionale !
Se arriveranno i soldi, se stanziano i fondi, se ci sarà l’autorizzazione, se verrà approvato in giunta tale progetto, tale modifica etc. (vi risparmio i tanti se che sono seguiti) si prospetta un futuro “roseo” per la sanità reggina: in pratica se smetterà di piovere (e ad oggi diluvia!) possiamo aspettarci un cielo (forse) sereno o poco nuvoloso.
Se qualcuno vuole farci credere che l’asino vola abbia almeno la compiacenza di dirci (almeno) che a farlo sono solo quelli bravi e che peraltro lo fanno a bassa quota.
Morale della favola l’ospedale rischia a breve la paralisi, l’implosione e lor signori continuano a somministrarci i “brodini tiepidi”.
Non sarei cosi stupido da riservare le responsabilità di un simile disastro a chi in questo momento è al comando di questa nave, che imbarca acqua da tutte le parti, ma alla stessa maniera mi sentirei uno stupido se facessi finta di non vedere o capire.
La responsabilità di tale sfacelo ha origini lontane ed equamente distribuite tra i vari direttori e giunte regionali che si sono succeduti nel tempo, ma una domanda sorge spontanea : come mai si cerca sempre di nascondere la polvere sotto il tappeto ? Come mai periodicamente, con cadenza da ciclo mestruale, le organizzazioni sindacali protestano e non lo fanno ad oltranza sino alla risoluzione dei problemi?
Vi do subito la risposta: ci troviamo di fronte alla solita finzione, ai soliti giochini, ai soliti imbrogli!
La realtà non è quella che si vuole fare apparire ma quella documentata dai i fatti.
E i fatti parlano chiaro: siamo arrivati al capolinea! la sanità non ha più soluzione!
Attendiamo ancora la riapertura della Medicina Nucleare (sic!).
E’ di questi giorni la chiusura di alcune postazioni di guardie mediche (tra cui Gallico) che, pur non pesando quasi nulla sulle casse regionali, crea gravi disagi per i pazienti.
L’Hospice di via delle stelle (una realtà positiva nel nostro territorio) e costretto a scendere in piazza per poter sopravvivere.
E per finire il cavallo di battaglia: come un fantasma aleggia a Reggio il centro cuore.
Il tutto mentre si moltiplicano, a dismisura, i disagi per i pazienti “senza colpo ferire”.
Anche le cicale hanno smesso di frinire: per cortesia un po’ di silenzio!

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune di Reggio-

NEANDERTHAL A REGGIO CALABRIA

Antonella Cinzia Marra, ricercatrice di Paleontologia- Paleoecologia e docente di “Paleontologia Evolutiva dei Vertebrati, ci ha fatto un bel regalo con la sua nuova pubblicazione “Neanderthal a Reggio Calabria” che è il primo volume della collana “Preistorie di Calabria” edito da Laruffa.
Trenta pagine (dense) da leggere “tutto di un fiato”, con leggerezza e con il piacere di scoprire un territorio (il nostro), mutato nel tempo, e che ricostruisce il nostro passato attraverso lo studio di un fossile.
Non semplicemente un documento per gli addetti ai lavori ma una storia (poetica) carica di umanità e che pone molti interrogativi.
Tutto ha inizio con il prezioso ritrovamento di un fossile da parte di Adolfo Berdar, nel 1970 in località Archi: un blocco compatto di ghiaia grossolana in cui vi era una mandibola umana. Piccola ma umana.
Questa scoperta ci porta a conoscenza che i Neandertaliani si erano spinti a Sud ed esisteva, 80.000 anni fa, una comunità anche a Reggio.
Un bambino Neandertaliano è la prova della loro presenza nel nostro territorio.
L’autrice, con la sua sensibilità, si pone e ci pone degli interrogativi: quali erano le emozioni e l’evoluzione della psiche nell’uomo di Neanderthal ?
La famiglia piangeva la morte di questo bambino ? I legami familiari erano cosi forti come i nostri ?
Ma la brava paleontologa (con l’amore e la passione che ha per il proprio lavoro) non si limita solamente a raccontare questa storia di un bambino Neanderthal a Reggio ma, con la competenza di una studiosa attenta e preparata e con l’animo della ricercatrice, ci rende edotti sulla geomorfologia del nostro territorio e ci consente di conoscere la fauna (ormai scomparsa) che popolava questo nostro territorio 100.000 anni fa.
Fauna composta dal grande Elefante Antico, dal Cervo Gigante e dall'Ippopotamo che sguazzava nei fiumi dell'antica pianurai San Francesco.
Ma chi pensa che “certi argomenti” possono essere solo oggetto di studio per pochi, da relegare tra stanze di fossili e “vecchiume vario”, sbaglia e Cinzia Marra ce lodimostra.
La lettura del suo libro lascerà una sensazione piacevole e il desiderio di voler approfondire l’argomento.
Grazie Cinzia !

Antonio Nicolò – Delegato alla Cultura al Comune di Reggio Calabria-

venerdì 5 giugno 2009

SANITA': UN MALE INCURABILE

Non si vuole salvare la sanità, almeno si salvi l’Hospice !
Ma va la sciocchini ! Credete ancora che, come Alice, viviamo nel Paese delle meraviglie !
In un onirico mondo sotterraneo fatto di paradossi, di assurdità e di nonsensi !
Ed allora guardiamo in faccia la realtà!
Tra la “politica mediatica” e “ciarlatana”, fatta da proclami ed apparizioni pubbliche televisive (come l’ultima di Loiero) che servono ad ammaliare ed impietosire il cittadino, non dico sempre ma ogni tanto, si faccia (concretamente) qualcosa per i pazienti.
Un intervallo, un breve “spot pubblicitario”, di quelli con la mano sul cuore, fatto di cose concrete non guasterebbe.
Mi chiedo: se nelle dichiarazioni, a difesa della sanità, si fa riferimento a strutture che funzionano e che sono “il fiore all’occhiello” (e di questo ci si riempie la bocca,) come mai nel momento in cui esiste la reale possibilità della chiusura di una di esse non si fa nulla per impedirlo?
E’ possibile mai che bisogna intervenire con denunce, manifestazioni di solidarietà e quant’altro, per stimolare ad una soluzione, chi dovrebbe “responsabilmente” e “preventivamente” intervenire per evitare ulteriori danni in uno “scenario già desolante” della sanità ?
Non credo possano esistere giustificazioni di nessun genere se, paradossalmente, invece di tagliare i rami secchi di questa sanità, si preferisce “estirparne” le radici di quella che è esempio di una buona sanità.
La credibilità politica passa attraverso piccoli gesti significativi e fattivi, come potrebbe essere quella della “soluzione Hospice”, e non con tentativi (ormai consolidati) di ribaltare completamente la realtà : tecnica ormai consolidata che alla fine rischia pure di apparire convincente.
Verrebbe spontaneo dire che asino che raglia non mangia paglia: insomma, chi parla e non agisce, non conclude nulla.
Viviamo oggi un relativismo drammatico che fotografa esattamente il clima che domina nella nostra cultura: non è possibile rimanere indifferenti di fronte a pazienti che hanno la sfortuna di essere affetti da un male incurabile, e che non possono nemmeno usufruire di un sostegno medico e morale.
La nostra è una società che presenta la fobia dei principi e affoga nell’empirismo del successo ed esercita solo la voglia di salire su un palcoscenico.
Basta con le apparizioni pubbliche, per “imbonire ed addomesticare le masse”, per i propri tornaconti e si torni a fare politica al servizio degli altri e con “spirito missionario”: quello stesso spirito che anima gli operatori dell’Hospice, che per questo motivo non devono essere abbandonati.
Basta con le “elemosine” elargite “una tantum”, da “furbetti benefattori” che avrebbero invece il compito di trovare soluzioni adeguate e definitive: ove ciò non fosse possibile si trovi il coraggio di dirlo pubblicamente assumendosene le dovute responsabilità.
Non è possibile che periodicamente, con cadenza da ciclo mestruale, dobbiamo sentire il grido di allarme e di aiuto dell’Hospice e siamo costretti, tutti noi che abbiamo a cuore questo problema, a dover intervenire, per stimolare chi è deputato ad occuparsene, in quanto è dotato di quel potere che gli consente di farlo.
La sanità si costruisce (se lo si vuole!) iniziando a “preservare e tutelare”, con ogni mezzo, cio che è funzionale, efficiente ed utile come l’Hospice.
Ove ciò non avvenisse dobbiamo trarne le consequenziali considerazioni: la sanità in Calabria non è mai interessata a nessuno (tranne ai pazienti) e continua a non essere l’interesse da parte dei politici, se non per scopi elettorali ed utilitaristici.


Antonio Nicolò –Capogruppo Pdl al comune di Reggio Calabria-

lunedì 25 maggio 2009

COMMISSARIAMENTO SANITA' CALABRESE

Qual è il problema ? Il commissariamento della sanità calabrese è un atto dovuto e che, a mio parere, arriva anche tardivamente.
Dopo quattro anni di gestione del centrosinistra non si sa, ad oggi, a quanto ammonta il debito della sanità e, con il piano di rientro (cui si è stati costretti), l’unica soluzione, di cui questa Giunta è stata capace, è stata quella di mettere le mani in tasca dei cittadini con l’introduzione del tiket.
Dunque Loiero cosa si aspettava ? La “nomination per l’Oscar” forse ?
Questa è la giusta conseguenza di una gestione che ha continuato negli sprechi, che non si è preoccupata di una seria programmazione, che non ha effettuato rigidi controlli e che (soprattutto) non ha dato alcun segnale di rinnovamento.
In un momento in cui erano necessari provvedimenti adeguati, quali la rimozione di “manager inefficienti”, la chiusura di “ospedali fantasma” e un taglio alle “forsennate spese inutili” il centrosinistra a pensato bene di continuare nella logica del “tirare a campare”, incurante dell’abisso in cui precipitava , giorno dopo giorno, la sanità calabrese.
I tempi cambiano ma alcuni uomini (politici) no !
Bisogna capire che il cittadino “ha già dato” e che non si può continuare a ricambiarlo con le solite storielle, comportandosi come “venditori di pentole” per massaie un po’ tonte.
Comprendo che è difficile fare conoscere i colori ad un cieco, specie se questo non vuole ascoltare: cosi è avvenuto con Loiero.
Non ha ascoltato quanti, in questi anni, lanciavano (inascoltati) allarmi inquietanti sulla sanità ed ha continuato nella sua “folle corsa” sino ad andare a sbattere rovinosamente contro il “muro del commissariamento” .
Ed allora perché imprecare adesso ? Perché prendersela con i predecessori (veccia logica dell’alternanza)? Perchè non recitare, serenamente, un “mea culpa” invece di agitarsi ?
Chi ha a cuore la sanità ha sempre sostenuto la necessità di un commissariamento.
Chi usa la sanità come sistema di clientelismo e di malaffare non gli pare vero dover lasciare una cosi “inesauribile fonte”.
Purtroppo siamo giunti al capolinea e tanti sono stati i prezzi che il cittadino ha dovuto pagare, qualche volta anche con la vita.
Adesso basta! Era giusto porre fine a questa “sofferenza” di un malato terminale quale era la sanità.
Ricordo bene le dichiarazione di Loiero: “la Calabria avrà i nuovi ospedali ed i calabresi possono avere la certezza che ci avviamo a garantire un’assistenza di qualità ed equamente distribuita in ogni angolo della regione”
Cosa è successo in tutto questo tempo ? Nulla.
Eppure la Commissione (istituita nel 2007 in seguito alla dichiarazione di emergenza socio-economica-sanitaria ) aveva messo ben in evidenza il mancato controllo della regione sulla spesa sanitaria, pesanti condizioni igienico-sanitarie e problemi strutturali degli edifici, esorbitante spesa ai privati e dirigenti senza responsabilità oltre alla normale commistione politico-mafiosa.
A tutto questo la Giunta Loiero come ha risposto ? Facendo pagare il tiket non avendo trovato nulla di meglio per intervenire sugli sprechi, gli abusi, la negligenza dei dirigenti, il malaffare e quanto altro.
Orbene signori: la sanità non può essere cosa con la quale si può (per essere benevoli) scherzare in quanto vi è in gioco la vita umana.
Ripeto: anche se tardivamente il commissariamento può essere una “boccata di ossigeno”, il “farmaco salvavita” , il tentativo ultimo per rianimare la sanità (almeno lo speriamo!).
L’”effetto placebo” di Loiero non poteva in nessun modo indurre un “miglioramento” della sanità e non si poteva aspettare la morte di una sanità in fin di vita.
Avanti dunque con il commissariamento !

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al comune di Reggio Calabria-
Antonionicolo.blogspot.com

ELEZIONI EUROPEE

Oggi, più che mai, la Calabria ha la necessità di avere al Parlamento Europeo dei suoi rappresentanti al fine di una tutela del nostro territorio.
La mancanza di conoscenza delle istituzioni europee, e del loro ruolo importante, insieme alla scarsa comunicazione ed informazione, produce, quale risultato, una scarsa affluenza alle urne.
La Calabria, non può permettersi di non avere dei suoi rappresentanti a Bruxelles in quanto, lo sviluppo della nostra terra è legato essenzialmente alla politica europea, ai suoi finanziamenti,
ai numerosi progetti che interessano tutto il territorio ed all’economia ad essa correlata.
Un piano europeo di ripresa economica evoca l’importanza di effettuare investimenti mirati che spetta a noi sapere sfruttare.
Capirete bene che avere chi ci rappresenti, e che tuteli i nostri interessi, non è cosa di poco conto.
Per superare la crisi economica il Parlamento Europeo ha evidenziato la necessità che il flusso di prestiti torni a scorrere verso le famiglie e le imprese
E penso, che oggi si deve ridisegnare la mappa delle regioni agricole sfavorite, ed ai finanziamenti e contributi, ai quali possiamo attingere, per rilanciare il nostro territorio.
Stessa cosa dicasi per il turismo, con le infrastrutture necessarie per il suo sviluppo, del quale la Calabria non può fare a meno in quanto rappresenta la risorsa primaria nostra.
E non di minore importanza sono la ricerca e lo sviluppo tecnologico: anche in questo settore innumerevoli sono le risorse che vengono destinate.
Potrei elencarvi moltissimi vantaggi, che possono venire dalla comunità europea, ma credo sia più importante fare una semplice riflessione: oggi la comunità europea è una realtà consolidata e tutto passa attraverso di essa.
Sta a noi sapere sfruttare al meglio queste risorse, in un momento di crisi economica, per promuovere lo sviluppo della Calabria.
Da qui si evince l’importanza di non sottovalutare queste elezioni politiche, che sembrano non destare interesse nei cittadini, per avere la possibilità di avere nostri rappresentanti calabresi al Parlamento Europeo.
Alla crescita della democrazia, dello sviluppo e dell’economia tutti siamo tenuti a partecipare attivamente.
Questa è un’opportunità da non perdere e pertanto è auspicabile che (consapevolmente) tutti noi partecipiamo affinché ciò si verifichi.
E questo possiamo farlo attraverso quell’arma, cosi preziosa ed importante, che la stessa democrazia ci ha messo in mano: il voto.

Antonio Nicolò –Presidente Gruppo del Pdl al Comune di Reggio Calabria-
Antonionicolo.blogspot.com

domenica 24 maggio 2009

CITTA' METROPOLITANA

Nonostante qualche “bislacca ed incauta” presa di posizione (leggasi onorevole Bianco), miseramente e ridicolarmente fallita, con l’approvazione al Senato del federalismo fiscale, Reggio acquista definitivamente il titolo di città metropolitana.
Un evento, indubbiamente di portata storica e, che rappresenta (spero lo si comprenda) un’opportunità preziosa, e dunque da sfruttare nel migliore dei modi, al fine di realizzare un sogno che è “in itinere”: Reggio, finalmente degna di definirsi a pieno titolo città.
Tale prestigioso risultato, non è certamente dovuto al caso o a “congiunture favorevoli” come qualche sprovveduto potrebbe essere tentato di pensare.
E’ la “naturale” conseguenza di un’azione politica, legata ad un progetto lungimirante e realistico, che ha trovato una sua concretezza in quella che oggi è una legge dello Stato.
E non stiamo parlando di uno scenario suggestivo, affascinante e utopistico, ma di una realtà, sino ad ieri inimmaginabile, che offre a Reggio prospettive future di crescita e di sviluppo che altrimenti le sarebbero precluse.
Essere inseriti tra le dieci città metropolitane (Roma, Firenze, Milano etc. ) deve, dunque, inorgoglirci e farci riflettere su molte cose.
La prima riflessione è che, ha dispetto di una classe politica meridionale che, nel tempo, ha dimostrato tutta la propria inadeguatezza ed incapacità, oggi abbiamo un Sindaco, Giuseppe Scopelliti che grazie al suo amore per Reggio, la dedizione quotidiana, la sua caparbietà è riuscito in una ”impresa titanica” che getta le basi per un “radicale” cambiamento della nostra città.
E’ il risultato (politico) di un uomo che ha il dono di “pensare in grande” (anche con scelte a volte impopolari ma che alla distanza si rivelano profetiche), che ha la forza e l’entusiasmo, derivanti dall’amore per la propria città, e la passione politica che ha sempre coltivato e messo a disposizione della propria comunità.
Scopelliti, grazie alla sua “credibilità” , al suo desiderio di riscatto per questa nostra terra, alla bontà del suo disinteressato progetto è riuscito ad amalgamare e coinvolgere tutti in questa straordinaria avventura.
Il Governo Berlusconi (con i suoi esponenti da Nord a Sud) ha fatto proprio questo progetto, lo ha sposato in pieno e non solo per “vicinanza politica” alla città o per l’impegno di alcuni parlamentari.
Lo ha fatto perché si è compresa la voglia di riscatto di Reggio e del Sud tutto, il desiderio di una città di “rialzarsi” e mettersi al pari con i tempi, la capacità di crescere, in sinergia con le altre città, la responsabilità della sua classe dirigente.
Abbiamo dimostrato di poter camminare con le nostre gambe grazie alla forza delle nostre idee.
Altra riflessione (non disgiunta dalla prima) è che bisogna, finalmente, comprendere che abbiamo la possibilità di cambiare la nostra condizione di sudditanza solo se veramente lo desideriamo: abbiamo le capacità, le risorse, le idee e tutto quello che serve per farlo!
Il “fiume in piena Scopelliti” ha tracimato gli argini indicando un nuovo corso per Reggio: un percorso inarrestabile iniziato anni addietro e che ci porterà lontano.
L’impegno deve essere di tutti!
Oggi ci è stato insegnato che è possibile un cambiamento solo se lo desideriamo e se veramente ci crediamo: la rotta è stata tracciata.
Reggio città metropolitana significa nuovo status giuridico con le consequenziali (positive) ricadute in termini di sviluppo, occupazione, crescita civile e culturale, crescita economica: sta a ciascuno di noi impegnarci per mettere a frutto questo prestigioso risultato.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-

SINDACATI

Il naso è posto in mezzo agli occhi per avere la possibilità di sentire la “puzza” di cose che non si riescono a vedere. Almeno cosi giustificava la sede di questa appendice il matto del Re Lear.
Io che non sono di meno (in fatto di pazzia) difficilmente riesco a controllarmi di fronte a certe affermazioni e, con un riflesso Pavloviano, vengo colto da quello che un tempo veniva chiamato “ballo di San Vito” e mi ritrovo, mio malgrado, a buttarmi nella mischia.
E questo capita quando ci sono di mezzo cose serie ed importanti ed, in particolare, se c’è di mezzo la salute del cittadino.
Tutto vero quello che affermano i sindacati Fials e Uil-Fpl. Come non mi stupisce che il Direttore Pangallo rimanga sbalordito dai contenuti di un simile attacco. Comprendo, lo sarei pure io. Hanno entrambi ragione e non lo dico perché non voglio fare un torto a nessuno.
Perché dico questo? Ve lo spiego subito.
I dati sull’ecosistema urbano di Legambiente dicono che la nostra aria è pulita e che la nostra città si avvia a diventare sempre più a dimensione d’uomo. Non è vero.
Finiamola di chiudere gli occhi e di tapparci il naso
L’aria da noi sarà pure pulita ma “puzza” (Ecco che entra in gioco il naso).. Non possiamo scandalizzarci se una trasmissione televisiva (Annozero) certifica che mafia e politica, in Calabria, si equivalgono. Anche perché queste cose noi del “popolino” ce li diciamo da sempre. E non è un problema di appartenenza ideologica.
Vogliamo fare finta di niente o incominciamo a dire le cose come stanno? Dobbiamo continuare a buttare “fumo egli occhi” ? Non conviene c’è il naso che sente la “puzza”.
La sanità, fatevelo dire da uno del settore (almeno questo lo conosco!), in atto a Reggio Calabria ha delle grosse lacune. Perché lo dico adesso e non prima? Sono scettico che qualcosa possa cambiare, anche nella sanità, e questo non dipende ovviamente dai Direttori Generali che si avvicendano.
Cercano, forse coscienti delle difficoltà oggettive nel settore, di non rimediare una brutta figura e di “restare in sella”, ”curando” se è il caso gli amici.
Gli attacchi repentini, e gli altrettanto repentini retromarcia, dei sindacati lasciano, quantomeno a voler essere buoni, perplessi un po’ tutti. Sarà per il clima di diffidenza che aleggia nella nostra città.
Anche io potrei suscitare diffidenza per quello che scrivo. Vi prego di credere nella mia buona fede. Non ho interessi particolari da curare (nemmeno politici).
Ho a cuore il mio lavoro e la salute di chi sta male ed ha bisogno. E spero di non offendere nessuno per questo.
Questa è la motivazione che mi spinge a contestare tutto e tutti (Anche me stesso, a volte!). Perché ritengo che la colpa sia un po’ di tutti se le cose vanno male.
Ergo.Onori ma anche oneri ! Ecco cosa dovrebbe guidare il comportamento dei singoli operatori sanitari (Primari ospedalieri, medici, infermieri, personale amministrativo ed affini).
La gestione della sanità, in ospedale, dovrebbe essere in mano ai medici che dovrebbero preoccuparsi del malato e non del proprio “orticello” come si usa dire nei corridoi. Come la politica è scaduta perché ormai ci sono i “politicanti” cosi la sanità è in coma perché ci sono i “mestieranti”!
La funzionalità di ogni struttura operativa dovrebbe essere interesse di tutti e non creare quell’isolamento che ormai è in atto. Lavorare bene tutti porta a migliorare la prestazione sanitaria (diagnosi e cura dell’ammalato).e vantaggi a tutti (sono anni che lo predico). Usciamo da questo stato letargico!.
Per fare ciò bisogna liberarsi da “interessi” particolari di carriera e di “euro-interessi”.
Non possiamo aspettare che qualcuno si alzi al mattino ( non so per quale sconosciuto motivo) ed apprendere che va tutto male, cosi come, non possiamo passare la nostra vita ad ascoltare i “proclami entusiastici” dei Direttori che si avvicendano siano essi di Destra o di Sinistra. E’ il famoso gioco delle parti dove noi reggini siamo dei veri campioni.. Ma questo gioco non serve a nessuno se non ai soliti “furbetti”.
Vita e verità non possono coesistere diceva Schopenauer. Che sia vero anche per la Sanità?

Antonio Nicolò-Capogruppo di Alleanza Nazionale

POLITICUS NOSTRANUS


Ciò che è reale è anche razionale
Partiamo dal reale: assenza di ministri e sottosegretari calabresi nella formazione del nuovo governo.
Il razionale ? Possiamo arrivarci senza tanti fronzoli, laccioli, contorsioni mentali e chiacchiere bizantine. E facciamolo non tenendo conto delle avvisaglie di malumore (eufemismo) che si percepisce in qualcuno.
Proviamo a toglierci il famoso prosciutto dagli occhi e vediamo di ragionare sulla realtà senza tanto gingillarci con le interpretazioni o, peggio ancora, lasciarci andare alla “realtà romanzesca”.
Qualcuno in tale situazione direbbe, frettolosamente e sarcasticamente, hanno dato a Cesare quel che è di Cesare: ventitré pugnalate !
Ma noi, che vogliamo affrontare a “ciglio asciutto” la questione, evitando di essere malpensanti e lasciando da parte le pugnalate, faremo un’altra riflessione quanto più realistica possibile.
Badate bene che spesso anche un pazzo parla a proposito (affermazione cautelativa) e comunque è meglio essere folle per proprio conto che saggio con le opinioni altrui.
Le spiegazioni complesse e saccenti mascherano spesso una menzogna; le verità fondamentali in realtà sono semplici.
Dunque la mia opinione, in maniera semplice, netta e diretta è la seguente: la Calabria è stata considerata, non per i voti che ha espresso (tantissimi), se è quello a cui si vuole attaccare qualcuno per protestare, ma per lo spessore ed il “peso” della sua classe politica.
Questo è il vero problema! Senza tanto cincischiare.
Penso che, su questo saranno in molti a trovarsi in sintonia con il mio pensiero (non certo i politici).
E se tanto mi da tanto, il passo successivo non potrà essere che: la classe politica “nostrana” e “casereccia” non gode di una buona considerazione da parte del “centro” cosi come d'altronde non la gode nemmeno in “periferia” tranne rare eccezioni.
Gran parte dei nostri politici hanno idee alquanto vaghe e confuse sul ruolo che dovrebbero svolgere e, se consideriamo i fatti e l’immagine che si offre ai media, non certo una “coscienza di bucato”.
Dalle nostre parti si privilegia l’apparire all’essere, la fiction alla realtà,la “furbizia spicciola” all’ intelligenza, l’arroganza all’umiltà, il “piccolo interesse personale” ad un interesse collettivo, più grande e più nobile.
Res ipsa loquitur, le cose i fatti parlano da se !
La mia analisi certamente potrà apparire semplice e riduttiva e non mi aspetto la condivisione di alcun politico, ma è la mia.
Anche perché se ci affacciamo sulla corteccia cerebrale di molti di loro, ci accorgiamo che solo qualche sporadica sinapsi è funzionante.
L’uomo è una scimmia che si è evoluta in maniera straordinaria ma non il “politicus nostranus” la cui storia non è un’evoluzione ma una degenerazione, me ne darete atto.
Siamo etimologicamente idioti, cioè chiusi in noi stessi.
Fatemelo dire, ci siamo abituati a pensare e ragionare in maniera “distorta”, cosi come siamo abituati al sole ed alla pioggia.
Attenzione che la nostra è una cecità pericolosa che per il futuro potrà rivelarsi estremamente dannosa.
Da noi il problema comunque non è più politico ma psichiatrico.
Il potere sembra aver offuscato la mente provocando un “rigonfiamento dell’io” in alcuni soggetti che normalmente potrebbero dedicarsi alla vendita di pentole alle massaie un po’ tonte.

SANITA'

Quello che dovrebbe essere un dato normale diventa se lo facciamo una “rivoluzione copernicana”: l’ammalato al centro di tutto.
La voce dei pazienti oggi viene coperta da altre molto più forti: quella della politica e quella dei dipendenti.
L’ “appeasement” non mi si addice e, se qualcuno mi vuole fare credere che l’asino vola deve dirmi che a riuscirci sono solo quelli molto bravi e che lo fanno solo a bassa quota.
Non intendo schierarmi con nessuno (tra l’altro non saprei scegliere) anche perché sono sempre stato schierato con l’ammalato (Non l’utente come oggi viene chiamato).
Ed è solo in questa direzione che và la mia riflessione, come contributo a migliorare la qualità della sanità scevro da “condizionamenti politici” o di qualsivoglia “dipendenza”.
Cinque sono i punti fondamentali che , a mio avviso, dovrebbero guidare il pensiero e l’azione di chi ha a cuore l’ammalato.
Il primo, già detto in premessa, è l’ammalato cioè colui che soffre e che è l’anello più debole di questa catena ( I medici potrebbero rileggersi il giuramento di Ippocrate la sera prima di andare a letto)
Il secondo è che la politica deve essere allontanata dalla sanità.
La politica si è riappropriata della scelta dei direttori generali facendo scomparire i criteri di competenza.
La spartizione è stata estesa a tutte le cariche principali delle aziende sanitarie.
La politica (cosi come viene concepita ai giorni nostri) con la sanità mal si concilia, in quanto è causa di corruzione e di interesse personale.
Punto tre. L’Aziendalizzazione voluta dal Governo Amato con la legge delega 421 si è rivelata per molti aspetti un fallimento, ma potrebbe essere mantenuta solo se si cerca di dare voce ai pazienti-consumatori mediante l’introduzione di principi di controllo di qualità e di misura della soddisfazione dei pazienti (queste erano le intenzioni, e di cui forse ci siamo dimenticati)
Il punto quattro nasce di conseguenza. Le Aziende ospedaliere devono essere gestite con criteri rigorosamente aziendali da direttori con provata esperienza manageriale provenienti dal settore pubblico, e si auspica, anche da quello privato; prevedere la rimozione automatica dei direttori generali che non riescono a conseguire gli obiettivi aziendali (che non può essere il pareggio di bilancio a scapito dell’ammalato)
Il fondo sanitario è cresciuto dai circa 48 miliardi del 1995 ai circa 90 miliardi di euro del 2005, con una crescita della spesa diretta dei cittadini da circa 10 miliardi del 1995 ai circa 25 miliardi attuali.
Un tasso di crescita annuale ben superiore a quello programmato, che pure non ha corrisposto ad un miglioramento delle prestazioni.
Il punto cinque (ultimo e più importante).La scelta della struttura sanitaria dove eseguire le prestazioni. Se si aumentasse la capacità di scelta da parte dei pazienti, aumenterebbe la pressione competitiva sugli ospedali ad usare bene le risorse e produrre servizi di qualità ( Come avviene in Germania, Olanda, Svizzera ed una sperimentazione è stata avviata, con successo, dalla Regione Lombardia)
Si tratterebbe di sottrarre l’acquisto delle prestazioni sanitarie all’amministrazione pubblica, attribuendone la responsabilità a fondi di natura mutualistica.
Il compito dei fondi sarebbe quello di aiutare i pazienti a scegliere: negozierebbero i livelli di prestazione con le strutture sanitarie, pubbliche e private, individuando per conto dei propri associati le strutture meglio in grado di prestare servizi di qualità.
Il mio è il “pessimismo della ragione” e lancio un allarme: oggi è venuto il momento delle responsabilità, dove credo che nessuno debba e possa tirarsi indietro.

Antonio Nicolò- Capogruppo di Alleanza Nazionale

sabato 23 maggio 2009

FONDIAMO I BRONZI

Il problema dei Bronzi di Riace ha una soluzione semplice, immediata, definitiva e che, soprattutto, alla fine metterà d’accordo tutti: vanno si trasferiti, ma in una fonderia per essere fusi, per farne una bella colata da riutilizzare (perché no !), per qualcosa che possa “servire” a noi reggini.
Potrebbe sembrare un’idea folle, partorita da una mente contorta, malata ; una provocazione “fuori luogo” di un “naif ed eccentrico balordo”.
Vi garantisco che, al contrario, vuole essere un “estremo gesto” per far capire la stupidità, coinvolgente e contagiosa, che riguarda noi tutti.
Se ne potrebbero ricavare varie “minuscole suppellettili”, da distribuire alle famiglie reggine, in maniera tale che ognuno possiede un suo “pezzo di Bronzo”, anch’esso unico ed irripetibile da mettere in bella mostra nelle nostre case e da esibire, orgogliosamente, ai nostri amici.
Il tutto non richiede una raccolta firme o alcun nullaosta al trasporto e neppure grandi spese.
Sono certo che questa mia “scellerata considerazione” farà irritare qualcuno, mentre i molti si limiteranno a fare “spallucce”, di fronte ad una idea cosi malsana e provocatoria.
Non fa nulla ! Il mio è un pretendere di drizzare le gambe ai cani: ne sono cosciente.
Se volete potete continuare nelle vostre “sciagurate diatribe bronzine”, nei vostri “balletti mediatici”, ma lasciatemi continuare nelle mie “farneticanti elucubrazioni mentali”.
Consentitemi, comunque, dire una cosa: non riuscirò mai a capirvi, né tanto meno riuscirò mai a capire dove volete arrivare (e mi riferisco ad entrambe le ipotesi: spostamento si, spostamento no dei Bronzi).
Al di là di quello che io definisco “ cafonesco opportunismo”, ad opera di tutti quelli che si sbracciano, si agitano e pontificano maliziosamente, non riesco a vederne il fine o la fine (storie infinite le nostre storie locali!): solo stupida ed inutile demagogia.
Mai una voce che si sia staccata dal coro, in un “assolo coinvolgente e dirompente”, solo un fastidioso brusio o (peggio) un silenzio assordante e funesto.
A Reggio si và avanti a promesse, tentativi (mai riusciti), speranze, illusioni, raggiri, giochi di parole criptiche, fiction e “cazzeggi vari”: di concreto nulla !
Di questi illustri signori venuti dal mare, dove riposavano in pace, credo non importi nulla a nessuno ! Quello che importa è non sentirsi derubati o presi per il naso: sciocchini, l’anello al naso che portiamo, da tempo immemore, non ce lo toglierà mai nessuno !
Il reggino soffre della “sindrome del rospo”. Avete presente il rospo, che resta fermo e immobile mentre il bimbo lo prende a sassate? E più viene colpito più si pietrifica, tentando (invano) di rendersi invisibile?
Ebbene, noi restiamo immobili di fronte a qualsiasi sollecitazione esterna.
Quella che viene definita una sassata da parte del Governo (sic!), perché non trasformarla in un’occasione per valorizzare il nostro territorio ? Perché restare fermi (anche se ci agitiamo, con i girotondi ! ) nel nostra “stagnazione mentale” ?
Il problema, ribadisco, non è Bronzi fuori o Bronzi dentro ma, cosa ne vogliamo fare di questi guerrieri ?
Essendo scettico, per natura e per esperienza di vita, e considerato che a nulla serve cercare di far ragionare chi non vuole (?), forse la soluzione che potrebbe “agitare le acque paludose di questa città”, sarebbe quella della fusione dei Bronzi.
Alla stessa maniera, per gli abitanti di Abdera (ma questa è un’altra storia che vi racconterò in seguito) che litigavano per l’ombra dell’asino, la soluzione (forse) sarebbe stata quella di eliminare il motivo del contendere: ammazzare l’asino !
Orsù ! Fondiamo i Bronzi e smettiamola di litigare: nell’uno e nell’altro caso (dello spostamento), sono certo, non riusciremmo a risolvere il nostro vero problema: crescere mentalmente !


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-

LA SANITA' OGGI

Perdindirindina. Non so cosa frulli nell’ipotalamo del Governatore della Calabria Agazio Loiero, ma se si pensa di risanare il debito della sanità (di cui ancora non si sa il reale importo) “castigando” i cittadini, con i tiket sui farmaci, sulle visite specialistiche e sulle prestazioni al pronto soccorso che non siano codice rosso (conviene sapere prima se un sintomo è serio oppure no!) e con l’incremento di Irpef ed Irap, devo pensare che qualche neurone è fuori posto.
Stessa cosa dicasi per la chiusura degli ospedali sulla Piana: follia allo stato puro se non si trova una soluzione adeguata per i residenti, che rischiano di morire, senza neppure sapere il perché.
Ricordo Doris Lo Moro (magistrato prestato alla politica), che in qualità di assessore alla sanità pro tempore, propose di eliminare il tiket adducendo quale motivazione il fatto che “per le casse regionali è del tutto ininfluente”.
Sono passati quattro anni ed ecco la mannaia abbattersi sulla testa dei calabresi: Loiero reintroduce il tiket e lo fa in maniera più incisiva e pesante.
L’impressione, che ognuno di noi ha, è che si cerchi di mettere la “solita toppa” su una barca che difficilmente potrà essere raddrizzata: a farne la spesa saranno gli ammalati, che già non avevano le garanzie di una “assistenza minima”, e la povera gente.
E’ pazzesco che il debito della sanità, frutto del malaffare, degli intrecci politico-mafiosi, del malcostume, delle ruberie varie debba ricadere sulla testa dei cittadini.
Nessuno di questi politici, in maniera bipartisan, ha titolo a parlare perché come giustamente ha ammesso il consigliere Senatore: “il più pulito di noi qua dentro ha la rogna”.
Non si comprende la scelta di “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”, quale unico metodo per risollevare le sorti della sanità calabrese.
Non si comprende la mancanza di una programmazione, l’individuazione di responsabilità, l’assenza di colpe: certamente è tutto un sistema corrotto dove tutti sono responsabili e dunque nessuno lo è.
Ma basta con le prese in giro ! C’è in gioco la vita delle persone e non dobbiamo aspettare la prossima vittima della sanità per indignarci e per promettere.
Dobbiamo, oggi, incominciare ad avere qualche certezza che, non una rivoluzione ma, un accenno al cambiamento ci sarà,.
Altrimenti statene pur certi la logica del “tirare a campare”, serve solo a questi “personaggi della politica” che non hanno gli attributi per prendersi le loro “quattro cianfrusaglie” e ritornarsene a casa: spero solamente che a farlo saranno (prossimamente) gli elettori.
Che nessuno si illuda! La cattiva sanità colpirà, prima o poi, ciascuno di noi (anche quelli che credono di avere il biglietto dell’aereo in tasca).
Un piano di rientro vergognoso, che scarica sui cittadini le “nefandezze di questa classe politica”, e che non mette in atto nessun meccanismo per eliminare le connivenze con la ‘ndragheta, che non pone fine agli sprechi, alle ruberie ed alle malvessazioni varie.
Ma il bello deve ancora avvenire, quando assisteremo alla chiusura degli ospedali, al licenziamento dei dipendenti (compresi i 2000 precari di cui nessuno parla più) ed alla mancanza dei servizi sanitari minimi di garanzia.
Loiero potrà obiettare che i debiti (al solito) sono stati prodotti dalla precedente Giunta Regionale.
Bene ! Ma come mai solo dopo quattro anni ci si rende conto (si fa per dire) del buco nella sanità, quando sino a poco tempo fa tutto andava bene?
Alla voragine di 2,2 miliardi di euro del debito storico del 2001-2007, è stato aggiunto, un debito di 198 milioni accertato nel 2008.
La verità è che neanche loro sanno realmente a quanto ammonta il debito della sanità calabrese. L’unica cosa di cui si sono preoccupati Loiero e “compagnia sbandante” è stata quella di rastrellare un poco di soldi dalle tasche dei cittadini che sono costretti a curarsi !
Ribadisco: è necessario un “commissariamento urgente” della sanità calabrese prima che si arrivi ad un “coma irreversibile” dell’ammalato-sanità.
Perseverare per “tatticismi politici” su questa linea comporterà dei danni inimmaginabili ed ingestibili.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale

I Bronzi e la Città

Mettersi la mano sul cuore se si ama la Calabria: recita cosi lo spot pubblicitario che, in questi giorni, vediamo in televisione.
L’immagine di un Bronzo di Riace, con la mano sul cuore, si presenta agli occhi (esterrefatti) di una turista che si accinge a fotografarlo.
Questo spot, vuole essere un invito alla riflessione per una soluzione al “problema Calabria”, un invito ad amare di più la nostra terra, un invito per uno sforzo in più che solo con l’amore si può fare.
Uno spot profetico, che sembra aver anticipato il problema di oggi: quello di spostare i Bronzi per il G8 a “La Maddalena”. La tentazione è forte: quale miglior vetrina del G8, ripresa dalle TV internazionali.
In questi casi il cuore da solo non basta, bisogna usare anche il cervello: dunque, l’altra mano mettiamola sulla testa.
Mi spiego: il cuore, inteso come lato passionale e viscerale (peculiarità nostra reggina), ci porta ad essere impulsivi, irrazionali ed agire “per emotività”, per istinto, potrebbe (in questo caso) portarci ad una scelta non giusta: ed allora, usare il cervello potrebbe rivelarsi utile e produttivo per la nostra città.
Con il cuore saremmo pronti a ribellarci a chiunque cercasse di privarci (anche per un breve periodo) di qualcosa che sentiamo profondamente nostro, per ovvi motivi: primo, l’esperienza (a ragione) ci porta a vedere una “fregatura” in qualsiasi proposta ci venga fatta; secondo, ci viene difficile “separarci” di qualcosa di importante che riteniamo ci appartenga; terzo, vorremmo capire cosa ce ne venga in cambio.
Per quanto mi riguarda, tenterò di essere quanto più razionale e lucido,senza mettere (completamente) da parte il cuore nella la ricerca di una “soluzione adeguata”.
Non mi è difficile farlo, perché ho avuto modo di pensarlo più volte, in quanto il problema dello spostamento dei Bronzi, si presenta con cadenza da ciclo (doloroso) mestruale e necessita, pertanto, una soluzione, quanto più possibile, definitiva.
Dicevo problema non difficile e tout-court esplicito la mia soluzione: i Bronzi possono spostarsi a patto che…..
Lasciatemi fare, in primis, una breve e banale considerazione che è sotto gli occhi di tutti: i Bronzi, cosi come sono oggi “sistemati”, sono sottodimensionati e poco “sfruttati”: di conseguenza, scarsa visibilità e poca valorizzazione degli stessi.
Inoltre c’è da dire che, in tutti questi anni, poco si è fatto per “mettere a frutto” questa risorsa che il mare ci ha voluto regalare.
Si è parlato dei Bronzi solo per lo spostamento ad Atlanta, per la loro clonazione, richiesta da parte degli emirati arabi e per una loro, eventuale, trasferta durante eventi significativi (ultimo il G8): ma è stato solo per questo che se ne parlato ! Se me lo consentite è pochino, per non dire niente, non vi pare!
Certo se, da una parte, questo s-parlare può stimolare la curiosità di alcuni, per venire a vedere i Bronzi, dall’altro ci porta anche a farci classificare come dei “provinciali- bigotti” ed essere accusati di un immobilismo borghese indolente..
Per quel che mi riguarda, ritengo necessaria un’apertura ad una esperienza simile (se gli esperti lo consentono) ad una ed una sola condizione: che i Bronzi ritornano nel più breve tempo possibile a Reggio dove ad attenderli ci dovrà essere una “giusta e definitiva” collocazione.
Naturalmente, questa nuova collocazione, essendo “definitiva” comporterebbe l’impossibilità di ulteriori trasferimenti futuri.
Ed allora, come potete ben capire, il problema non è quello (banale) di una “breve trasferta” (un cambiamento d’aria forse gioverebbe ai bronzi ed alla città), ma quello di una loro collocazione definitiva che non può (a mio giudizio) essere quella delle “quattro mura” di un museo.
In passato, insieme a Marcello Veneziani, avevamo lanciato l’idea di portare all’esterno, il Lungomare per intenderci, i Bronzi. Meglio “restituirli alla visione del mare” da dove sono venuti.
Cosa ritengo, pur non essendo un tecnico, fattibile in un epoca di grande tecnologia. Oggi i bronzi sono agli “arresti domiciliari”, “in punizione”: ed è un peccato!
In tal modo, i Bronzi, potrebbero essere subito visibili e “fruibili” da tutti e rappresenterebbero il simbolo della città di Reggio Calabria cosi come lo è La Sirenetta per Copenaghen.
Una “sistemazione definitiva” non lascerebbe spazio a tentazioni ed “appetiti” futuri da parte di nessuno e faremmo,certamente, il bene della Città di Reggio Calabria.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-

domenica 29 marzo 2009

COORDINAMENTO REGIONALE PDL

Dinnanzi al grigiore inquieto e alle contraddizioni che vive l’uomo contemporaneo, fa piacere un sussulto di “gioiosa vitalità” che fa presagire un’inversione di tendenza nella politica calabrese: il Sindaco Scopelliti è il coordinatore regionale di quello che già è il più grande partito della Repubblica.
Esprimo piena soddisfazione per questa scelta, da uomo il cui unico “pennacchio” è la libertà e che non è per nulla incline ai “prodigi di agilità dorsale” ( genuflessioni per compiacere gli altri), con la consapevolezza del “ruolo giusto assegnato all’uomo giusto”.
Un prestigioso riconoscimento, legato, per Scopelliti, al suo spirito di iniziativa ed alla capacità innovativa del modo di fare politica dalle nostre parti, al coraggio di osare (anche con scelte impopolari) ed alla determinazione di realizzare un progetto: mostrare all’Itala il volto di un Sud libero da sudditanze e capace di costruire da se il proprio futuro ed il proprio destino.
La scelta di Scopelliti quale coordinatore, nasce da un impegno, da parte dello stesso, quotidiano, costante e faticoso sul territorio, riuscendo a dare risposte concrete ai cittadini ed interagendo con essi: ha saputo interpretare, fattivamente, quella spinta evolutiva che la società di oggi richiede.
Il tutto, in perfetto sincretismo con la nuova realtà politica, il Pdl, ma conservando l’”anima giovanile” che lo ha portato a cosi grandi traguardi.
La scelta nasce, conseguenzialmente da un giusto, obiettivo e sincero riconoscimento che Scopelliti è riuscito a conseguire grazie alle sue “disinteressate” ed umane capacità: quello di essere il Sindaco più amato d’Italia.
La scelta nasce dalla lungimiranza politica, dalla caparbietà e dal desiderio di realizzare un progetto che vede oggi Reggio al centro dell’attenzione: penso al prestigioso ruolo di Reggio città metropolitana ed al Protocollo d’intesa a Expo 2015 firmato con la città di Milano frutto di un lavoro “certosino e paziente” dello stesso Scopelliti.
La scelta nasce da una “credibilità” politica e da una propedeutica “certificazione di garanzia” presso i vertici del Pdl (Berlusconi in testa), costruita nel suo ,seppur breve, percorso politico: è questo un motivo in più, per un riconoscimento cosi importante ed ambito.
La scelta nasce dal desiderio di questo Governo di fare uscire dall’isolamento ( dove è stato relegato negli anni dalle varie classi dirigenti politiche) il Sud, per liberarlo dagli atavici problemi che lo affliggono, ed a garanzia di un impegno: anche in tal senso và letta la “scelta Scopelliti”.
La scelta nasce dal ruolo che AN ha all’interno del Pdl: bisogna vederne, in questa designazione, un giusto e dovuto riconoscimento.
Riconoscimento ad un uomo di Destra, che è portatore di principi e valori, di cui questa nostra società ha, oggi più che mai, bisogno.
La scelta nasce, infine (e non per minore importanza), per dare valore a tutti quei cittadini calabresi che hanno visto e continuano a vedere in Scopelliti il “futuro politico” di questa Calabria.
Insomma la scelta non poteva essere altra: auguri a Scopelliti ed alla Calabria.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-


martedì 24 marzo 2009

LA FINE DI ALLEANZA NAZIONALE

Muore alla Nuova Fiera di Roma per “crisi ideologica” la Destra Italiana, all’età di sessant’anni.
Così direbbe uno dei tanti, comuni e anonimi necrologi che scivolano sotto il nostro sguardo disattento: lo piangono gli amici e parenti tutti.
Badate bene, non sopporto gli addii, le scene commoventi e strappalacrime, i lamenti da teatro tragico di Sofocle e, tanto meno, l’ipocrisia, il grigiore inquieto e la contraddizione di alcuni uomini.
Sono disposto ad accettare delle scelte tanto necessarie, nelle loro ragioni profonde, quanto rovinose nelle loro conseguenze, ma non il pianto !
Stessa cosa dicasi per i “roboanti proclami” ed i “megagalattici entusiasmi”.
Guardiamo in faccia la realtà e consideriamola per quello che è.
Posso consentire a qualche nostalgico, come me, una “civile e salutare rassegnazione ”: non ne parliamo più ! Stendiamo come si usa dire, in queste circostanze, un velo pietoso.
Spegniamo le luci e lasciamoci dietro gli eventuali “entusiastici proclami” (che non mancano mai in circostanze simili), gli “inutili lamenti” e raccogliamoci in un “ossequioso silenzio”: non possiamo fare altro.
Ma, alla fine dei conti, chi si lamenta e di che cosa ?
Comprendo ed ho rispetto del “militante ignoto”, cosi come ho rispetto del comune cittadino che si è nutrito di valori ed ideali per una vita, ma gli altri no (intendo chi ha fatto e continua a fare politica).
Perdindirindina, non lamentatevi : in compenso nasce il partito degli Italiani !
In fondo così è la vita: una morte ed una nascita ed il ciclo non si arresta.
Non mi chiedete che cosa sia il partito degli Italiani, perché non l’ho capito neanche io: dovete però ammettere che il nome è azzeccato ! Suona bene ed è d’effetto!
Il leader ? Berlusconi ! Non vi sta bene ?
In fondo un partito degli Italiani ci voleva, se ne sentiva la mancanza, considerato, che a rappresentare gli Italiani, di partiti, obiettivamente, non è che ne esistessero più.
Personalmente, una cosa mi rasserena, resteranno nel Pdl i valori comuni e la classe dirigente di destra: vi sembra poco ?
Volete forse insinuare che dei valori non se ne vede neanche l’ombra o, che i dirigenti che andranno a rappresentarci nel Pdl non hanno niente a che vedere con la Destra ?
Sciocchini ! Le innovazioni, i percorsi , le svolte, i progetti, le scelte vincenti e “cianfrusaglie varie” dove le mettete ! Siete proprio “tosti” a voler ancora parlare di Destra!
Se il Fascismo è stato il male assoluto lo scioglimento di “questa” Destra è il male minore.
E poi lo volete capire che “essere di destra” non vuol dire appartenere ad un partito o ad un “cumulo di valori e di ideali”: essere di Destra vuol dire avere un “imprinting genetico”: tradotto vuol dire che o lo si è naturalmente di Destra o no lo si è per nulla. Non esistono le mezze misure cosi come non esistono più le mezze stagioni.
Ecco l’inutilità del parlare, del disperarsi, del contestare, del rinnegare, del trasformarsi, del progredire: queste cose fanno parte della “finzione”.
E la finzione altro non è che creazione: chi è di Destra non ha bisogno di finzione perché vive la realtà (di destra) cosi com’è !
Dunque la domanda da porsi non è che fine farà la Destra ma…. dov’è la Destra ?
Non chiedetelo a me, perché ne ho perso le tracce e non so più dove andare a cercarla (intendo la destra politica), se non dentro di me !
Dunque, che la Destra si chiami MSI, Fiamma, Destra, Alleanza Nazionale, Partito degli Italiani o “compagnia ballando” ha poca importanza; la cosa di cui dovremmo preoccuparci è: siamo in grado di parlare e comportarci da Uomini di Destra ?
Riconosciamo che esiste una Destra che riesca a vivere a qualsiasi cambiamento presente e futuro ?
Tutto il resto è fatica sprecata: “sti pagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive, nuje simmo serie….appartenimmo à morte !”



Antonio Nicolò – Uomo di Destra e Capogruppo di Alleanza Nazionale-

martedì 24 febbraio 2009

MUSEO DELLA MAGNA GRECIA

Protestare non costa nulla, indignarsi ancora di meno e fare finta di interessarsi del “bene comune” è a costo zero.
Diciamo la verità: questo la dice lunga sul comune senso civico locale (prodotto tipico, prodotto DOC).
Venghino signori, venghino, nella città i cui abitanti sono stati tirati fuori dal “forno evolutivo” troppo presto, a metà cottura.
Anche se bisogna considerare che la storia dell’umanità non è un’evoluzione ma una degenerazione (esempio tipico della specie è la classe politica) , bisogna ammetterlo, l’uomo è una scimmia che si è evoluta in maniera straordinaria.
Non essendo dotato solo della “amorfa pulsazione” dell’ostrica, ed avendo qualche neurone, che ancora mi funziona, sono costretto (mio malgrado) a provarle tutte.
Questa volta faccio un piccolo esperimento (ne conosco già l’esito), per capire sino a che punto ce ne freghiamo del luogo dove abitiamo e troviamo sostentamento (politico ed economico). Lo faccio giusto per non sentirmi dire:non lo sapevamo!
E riparto dove eravamo rimasti tempo addietro: dal Museo della Magna Grecia.
E’ nota a voi la vicenda delle “teste” (che nel frattempo hanno già preso il volo per altra destinazione, con la speranza si sia fatto il biglietto di ritorno!) e dell’indignazione che ha colto gran parte dell’opinione pubblica.
Bene. O meglio male, è andata come doveva andare :era solo uno scherzo, stupidini!.
I problemi senza soluzione, si sa hanno cattive soluzioni specie se tardive.
E già, perché bisogna pensarci per tempo (anche se il sole 24 ore l’annuncio l’aveva dato mesi prima!). Ma si sa dalle nostre parti le notizie arrivano in ritardo, come tutte le cose, e peraltro non siamo abituati a leggere i giornali.
Senza fare filologia, il termine più adatto che mi viene in mente è: menefreghismo.
Parlavo dell’esperimento (Pavolv non centra niente, perché anche il riflesso condizionato è assente in questa città) per dirvi che questo è un modo per saggiare (dopo la testa) la “faccia tosta”di quei venditori di pentole per massaie un po’ tonte, che imperversano dalle nostre parti.
Provo a descrivervi quello che da qui a non molto tempo accadrà, e spero, nelle mie previsioni, di essere come quei meteorologhi che non ne azzeccano una.
Come voi tutti ben sapete (a questo serve la comunicazione) i lavori di ristrutturazione del museo dovrebbero partire da qui a breve.
E’ ovvio che, non trattandosi del “rifacimento della facciata” (come spesso si usa fare) il museo sarà messo “sottosopra”.
Chiedo a quelli che, al momento di indignarsi e protestare, sono i primi di essere altrettanto celeri nel rassicurami su dove finiranno le opere importanti del Museo.
Ed ancora., quale ubicazione troverà la Sovrintendenza ai Beni Culturali?
Tempo addietro (timidamente) avanzai una proposta riguardo la “cittadella della cultura”, che avrebbe dovuto allocarsi presso la caserma Mezzacapo.
Niente da fare, anche lì, in pieno centro ed in un complesso d’epoca, troveranno spazi ” uffici ed ufficini” vari (complimenti alla cultura!)
In quei spazi, oggi, avrebbe potuto trovare sistemazione la Sovrintendenza, e siamo ancora in tempo se qualche “uomo di buona volontà” troverà il tempo per interessarsi.
Spero comunque si trovi una sistemazione “dignitosa”, e non voglio pensare, neanche lontanamente, ad un suo trasferimento “fuori sede”. Cosa alla quale ormai ci abbiamo fatto “il callo”.
Il pittore Braque (che amo molto) diceva bene, quando affermava che la verità esiste e che solo la menzogna è un’invenzione.
Sarebbe istruttivo “fare la radiografia” del museo in vista dei lavori che si faranno.
Pertanto, spero presto, di ricevere notizie rassicuranti sull’”operazione museo” e che non siano le solite menzogne.


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale

martedì 27 gennaio 2009

BUON LAVORO DIRETTORE

Gentile Direttore dell’Azienda Ospedaliera,
mi rivolgo a Lei, subito e pubblicamente, per augurarLe un proficuo lavoro (impresa non semplice) al fine di risollevare le sorti della sanità reggina, ormai retrocessa nella bassa categoria, per usare una metafora calcistica.
Personalmente non La invidio: di questi tempi, fare il Direttore Generale di un’Azienda è come orientarsi all’interno della foresta amazzonica.
Mi rendo conto che è inusuale il modo di darLe il benvenuto, ma i tempi e la tragicità lo richiedono.
Se Lei avrà seguito (come certamente ha fatto) le polemiche di questi giorni (e non solo di questi giorni), avrà chiara la situazione ospedaliera che l’attende.
Sicuramente Le sarà noto il “codazzo di servi” che puntualmente busseranno (se non lo hanno già fatto) alla sua porta per ottenere (mascherando come interessi collettivi) privilegi personali.
Amici e pseudo-amici dell’ultima ora che, inesorabilmente attratti dal potere, riescono a fare “prodigi di agilità dorsale” che, molto frequentemente, non vengono disdegnati dal “Direttore di turno”, il quale per l’incarico ricevuto non resiste alla tentazione di “lievitare” e “sollevarsi da terra” perdendo ogni contatto con la realtà.
Sono certo (conoscendoLa) che non è il caso suo; peraltro la situazione richiede di avere, proprio i piedi, saldamente ancorati per terra, e questa mia lettera altro non è che un invito a guardare dritto in faccia la realtà.
Pertanto la invito ad incontrare nei luoghi di lavoro, facendosi un giro per i reparti e servizi, gli operatori sanitari ed evitare di rinchiudersi nelle sue stanze dialogando con i soliti “quattro sindacalisti” le cui lotte (quasi sempre) sono strumentali.
Dopo questa breve, se pur necessaria premessa, vengo subito al nocciolo della questione.
Ritengo, conoscendo la realtà dove io stesso opero, ed in qualità di politico,di dover porre alla Sua attenzione (ove ve ne fosse bisogno), dei problemi di non difficile soluzione ma che meritano priorità rispetto ad altri non meno importanti.
Mi riferisco “in primis” alle pessime condizioni igienico-sanitarie in cui (ormai da tempo) versa il nostro Ospedale: Le sarà sufficiente uno “sguardo”, anche non attento, per rendersene conto: una “spiacevole” visione si offrirà ai suoi occhi e le sembrerà di trovarsi in “un mercatino rionale” piuttosto che in un Ospedale.
La scarsa o nulla manutenzione dell’Ospedale che i suoi “illustri predecessori” non hanno avuto il buonsenso di fare ha ridotto l’Ospedale come una delle tante strabelle di Beirut.
Nelle ore notturne l’Ospedale diventa un luogo insicuro ed a rischio per gli operatori sanitari, in quanto l’accesso è libero a chiunque e difficilmente controllabile per le numerose vie di accesso (anziché essercene una sola di notte).
Parcheggi “selvaggi” e “scriteriati”, in quanto chiunque può sostare dove meglio crede non essendoci alcuna regolamentazione.
Questi sono alcuni degli esempi che trovano una “semplice soluzione” con una “banale regolamentazione” usando semplicemente il buon senso.
L’Ospedale è luogo dove il malato necessita di diagnosi e cura (il concetto è lapalissiano).
Per la prima, ossia la diagnosi, è necessario che principalmente i Servizi funzionino in maniera soddisfacente, per la seconda (la cura) è necessario che i nostri operatori sanitari (di alta professionalità) siano messi nelle condizioni di operare al meglio (intendo eliminazione dei ricoveri in barella, luoghi di lavoro a norma e strutture confortevoli per il malato).
Non voglio dilungarmi (l’elenco è lungo) e non voglio certamente darLe dei suggerimenti, in quanto è da molto tempo che Lei si occupa di sanità (e dunque persona competente) ma vorrei concludere con una banale riflessione: sarebbe bastato che ognuno dei “tanti” Direttori che l’hanno preceduta, avesse risolto un solo problema (tra i tanti che ci sono), uno solo, che oggi noi avremmo un ospedale funzionante e qualificato.
Nell’augurarLe buon lavoro ricordo a Lei, e ad ognuno di noi che tutti, prima o poi, avremo bisogno di un luogo dove ricorrere quando avremo un problema di salute: e questo è l’Ospedale, non dimentichiamolo !


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-




MANIFESTO DEL FUTURISMO



MANIFESTO DEL FUTURISMO

"Le Figaro"20 Febbraio 1909
1) Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2) Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.3) La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.4) Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo...un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.5) Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.6) Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.7) Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.8) Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.9) Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore del liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.10) Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.11) Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.E’ dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

martedì 11 novembre 2008

MI DIPLOMO PURE IO !

Ci si mettono anche gli universitari a criticare la Riforma Gelmini. Roba da matti verrebbe da dire !E’ da una vita che si invoca una grande ed importante riforma nella scuola, perché anche il più asino di noi capisce che cosi non si può andare avanti, ed appena la si propone giù a contestarla.Si insiste a parlare di “fughe dei cervelli” quando paradossalmente assistiamo ad una “fuga dal cervello”.Il cervello mi sa che sono in molti ad averselo “bevuto” e principalmente certi universitari.Ma è cosi difficile da capire che cosi come sono i nostri atenei e le nostre scuole fanno schifo!E che mi dite delle “università telematiche” e delle “università fantasma” ?E che dire dei “Rettori a vita”, del fatto che la più alta percentuale di professori e ricercatori assunti, guarda caso, sono parenti di universitari che gestiscono solo potere? Altro che meritocrazia!Che ci sia un controllo serio di valutazione degli atenei (da gente seria!) e capiremo quanto siano dequalificate le nostre università.Sulla pelle dei giovani ci si marcia con le marce di protesta pilotate; sforniamo laureati/disperati che stentano, non a vincere un concorso (se lo sognano) ma, anche ad avere un semplice colloquio di lavoro.Ma è cosi difficile capire che il corpo rettori tende a tutelare i propri interessi?Piccola considerazione: da qui a pochi mesi avremo 7000 nuovi assunti a tempo indeterminato, tra professori e ricercatori, nell’università: altro scempio della sinistra!E’ cosi difficile da capire che una laurea oggi non ha nessun valore! E non lo ha per due semplici motivi.Il primo è che la laurea la prendiamo tutti ( è facile, fa trend, agevola la progressione di carriera etc. ), il secondo (consequenziale) è che abbiamo laureati con “ignoranza grassa” (anche il mio idraulico si è laureato in comunicazione pensando si trattasse di vasi comunicanti !).La soluzione a questo punto sarebbe di abolire il valore legale del titolo di studio.Non bisogna essere scienziati o laureati all’università di Harvard per capire che il sistema scuola dalle nostri parti è fallimentare.E’ tempo di “vacche magre”, anzi magrissime, e voler strumentalizzare una riforma per i propri interessi, per mantenere i “soliti privilegi”, per tutelare la casta dei professori è un grosso errore e spero che a capirlo siano almeno gli studenti e le famiglie.Fortunatamente il Governo non retrocede neanche di un millimetro (vedi esempio “munnezza Campania” per intenderci) e questa volta i sindacati, i compagni, gli “sfaticati” ed i “ciuchi”, avranno poco da protestare: non saranno ascoltati.Proviamo la sera, ognuno di noi, a recitare il “ mea culpa, mea maxima culpa” per il disastro che abbiamo accumulato in questi anni.Se le cose stanno cosi la colpa è anche di un sistema che di fatto ha proibito la bocciatura e che non seleziona gli studenti meritevoli.Lasciamo da parte le parole criptiche in burocratese stretto e diamo il senso di quello che è la scuola e l’università oggi: un pantano.Non sono cosi stupido da pensare che la scuola è da “buttare in toto”, perché esistono (anche) studenti che si sacrificano e si impegnano per ottenere un titolo di studio, come esistono professori capaci di insegnare e che vedono il loro lavoro come una missione.Una cosa è certa, allo stato attuale, questo sistema penalizza sia l’uno che gli altri.Ergo è ora di cambiare costi quel che costi !Non mi va di pensare che un giovane dopo aver sacrificato la propria gioventù si ritrovi con in mano una laurea che non gli servirà a nulla.Avanti i migliori.E questo vale per gli studenti cosi come per gli insegnanti.


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale(RC)

lunedì 20 ottobre 2008

POPOLO BUE E STUDENTI ASINI

Nonostante tutto la sinistra continua ad ispirarmi tenerezza ed un filo di umana simpatia.
Non fosse altro per quella ingenuità, che continuano ad avere, nel credere che il popolo è bue e dunque conviene avere degli asini tra gli studenti (vedi dati statistici europei).
Non fosse altro perché, per loro il tempo si è fermato al ’68 e non riescono a togliersi di dosso l’”eskimo rivoluzionario” e l’inguaribile amore per la piazza, per i cortei musicali e festaioli, rissosi ed “a pugno chiuso”. In fondo a modo loro sono dei “nostalgici”.
Ispirano tenerezza perché, nonostante tutto, vivono uno psicodramma collettivo, mediante il quale danno libero sfogo ai sentimenti repressi.
Comprendo c’è ancora chi rimpiange quella epoca con rabbia e si emoziona solo al ricordo, mentre una “scossa elettrica” li fa sobbalzare al minimo accenno ad un rispetto delle regole e ad un richiamo al senso di responsabilità.
Che volete farci: rimangono giovani ed esplodono, perchè sono solo loro il gas del cambiamento e la potenza effervescente della società. Beati loro.
Da questo nasce la “protesta anti-Gelmini”. Mezzo a disposizione: la piazza.
Io mi sento un “matusa” (o forse lo sono sempre stato ed è per questo che mi trovo a Destra) e mentre loro vogliono cambiare il mondo io cerco, timidamente, di migliorarlo.
Ecco perché amo il “ritorno all’antico”, fatto di grembiule e di un “amorevole maestro” che mi segue nel mio percorso formativo e diventa un punto di riferimento in una società che sempre più ci relega nel nostro isolamento, in una società dove tutto è consentito e dove tutto è rinnegato: la fede, la patria, la famiglia, le tradizioni, l’ordine, la disciplina, il merito.
Una “società massificante” e “globalizzata” dove viene calpestato e “triturato” il più debole ed il meno furbo, dopo avergli fatto credere che tutto è semplice e dovuto.
E’ questa la società che ci ha consegnato il 68: vogliamo continuare ad essere protagonisti. E dobbiamo esserlo tutti: bravi ed asini, brutti e belli, capaci ed incapaci.
E per esserlo non conta se alla fine non abbiamo un “straccio di preparazione” o se dobbiamo “pagare il conto” per lo sperpero che facciamo.
Una laurea facile, un posto di lavoro per “bigollanare” e guai a chi ce lo tocca.
La nostra società scoppia ma non di salute. Siamo alla nemesi di una politica piccina e non lungimirante che ci ha consegnato una “società trasgressiva e bacchettona”.
Signori della sinistra (tenerezza a parte) dovreste vergognarvi, non per quello che avete fatto (diciamo errori di gioventù) ma per quello che vi apprestate a fare.
Insistere a richiamarci in piazza, alla “protesta comunque”, evocando lo “spirito devastante” della riforma Gelmini non fate altro che creare solo confusione.
Dico questo perché i tempi sono cambiati: anche i meno accorti si rendono conto che “soffriamo” un sistema che è pronto ad implodere.
Dico questo, perché un Governo come questo (centrodestra) non si ferma quando c’è di mezzo l’interesse degli Italiani. perché ha capito che “cincischiare” penalizza tutti e se stessi. Dunque non conviene.
Fatevi furbi (visto che vi piace la protesta): protestate per avere una scuola più efficiente di quella che il centrodestra vi propone, chiedete una maggiore selezione degli insegnanti, pretendete alunni più preparati, maggiore rigore, più serietà. Insomma siate per “pochi ma buoni”.
Lasciate perdere la piazza ed i proclami: il popolo bue ha capito che il fieno nella stalla è finito, che aver “aperto lo steccato” ha provocato solo danni e povertà.
Toglietevi l’eskimo verde militare (ormai fuori produzione), simbolo di proletariato, di controcultura ed indossate gli “umili panni” di chi vuole lottare si, ma per conquistarsi un posto nella società, perché ha fatto dei sacrifici e perché crede alla differenza e nella meritocrazia.
Volevate cambiare il mondo e non siete riusciti nemmeno a cambiare voi stessi.
La piazza vi aspetta ma voi non aspettatevi niente dalla piazza: è stufa ed ha già dato.


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-



domenica 25 maggio 2008

ANNO ZERO

Anno Zero. Non capisco, oggi, se è il titolo di una trasmissione televisiva oppure il momento cronologico in cui si trova la Regione Calabria.
Dopo aver visto la trasmissione di Michele Santoro, io come credo anche voi ho avuto un senso di vertigine, di smarrimento e di disorientamento.
Personalmente mi sono sentito come un cencio strizzato perché , a parte i momenti di magia ciarlatanesca e dell’evasione metafisica degli ospiti politici, lo spaccato che ne è venuto fuori ha certamente del drammatico.
Visto dal marciapiedi, con l’occhio dell’uomo della strada mi sono sentito un poveretto, una persona inutile, come non mai, e alla mercè di un manipolo di briganti e lazzaroni.
Qualcuno mi dava l’impressione del mago Houdini, in procinto di buttarsi a mare, mani e piedi incatenati.
Io ho realizzato con maggior chiarezza di avere le mani legate e forse anche i piedi.
Ho notato che i giovani di Locri hanno ancora la bocca libera (?) ed in qualche modo facevano da contraltare al vuoto ideologico e morale dei personaggi in ordine di apparizione.
Se la vita è teatro, come diceva Pirandello, è giusto che la gente si diverta a recitare una commedia.
Ma cosi non è, almeno in questo caso. Siamo nel reale, nel quotidiano.
E’ emersa una realtà amara, a detta di tutti, e cioè che la mafia e la politica sono sinonimi in questa terra.
I giornali e la televisione, quasi sempre, non raccontano la verità neanche per sbaglio ma questa volta abbiamo visto e sentito delle cose che sono indubitabili (ove ve ne fosse mai bisogno) e vere.
I soggetti che abbiamo visto, i politici, la gente che ha avuto qualcuno ammazzato, il contorno e gli scenari con relative scene, esistono.
Di cosa siamo stati spettatori inermi?
Di chi, come Zavettieri, certifica che il tentativo di essere ammazzato rientra nella logica di far prevalere una parte politica rispetto ad un’altra. Chi goffamente, come un viceministro, cerca di capovolgere con maestria i fatti per servirceli come un piatto digeribilissimo. Chi come Storace vede come unica soluzione (Sic!) di lasciare indicare al partito anche per le elezioni regionali l’eventuale rappresentante ( come se non bastassero i deputati e senatori già imposti dall’alto).
Per non parlare della gag comica di Crea.
In questa tragica realtà continuano ad appiopparci tisane e messaggi rassicuranti senza avere alcun rispetto del nostro apparato digerente.
Quando nella seduta comunale sul problema mafia ebbi a proporre di sottoporci tutti, volontariamente e per chiarezza verso chi ci ha votato, ad indagine patrimoniale (compresi assessori e dirigenti) è sceso il silenzio e si è fatto finta di non capire.
Ed allora viene in mente la Rupe Tarpea. Da buttare tutti giù !
Ti viene in mente che la politica dalle nostre parti merita di finire in un palchetto tra la tazza ed il bidet.
Ma questa trasmissione di Santoro nella sua crudezza , nella sua ironia confermano inquietudini e timori tra le persone per bene.
Le uniche cose serie le ho sentite dire ai ragazzi di Locri (si leggeva anche nei loro volti la sfiducia verso i politici) che stanno lavorando ad un programma serio e concreto per portare avanti le loro idee e la lotta contro la mafia.
Per noi è inutile nasconderci dietro le discussioni sterili, con il solo risultato di rendere più profonda la pozza nella quale siamo caduti e che non fanno altro che rendere sempre più manifeste le infermità e le debolezze della natura umana.
Alleanza Nazionale che ha sempre fatto della legalità la sua bandiera è assente, ingessata, proiettata verso il Ppe, giusto per dimenticare tutto ciò che apparteneva alla Destra. E’ li ferma che aspetta un taxi ed i suoi sostenitori si ritrovano con la disperazione di Diogene.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale

RIVOLTA DI REGGIO LUGLIO 70


Sono passati quasi quarant’anni dalla rivolta per Reggio Capoluogo.
Reggio non vuole dimenticare quei giorni e non vuole dimenticare principalmente i suoi morti. Gente, nobile ed umile al tempo stesso, che diedero quello che di più caro avevano (la vita) per la causa di Reggio.
A prescindere da ciò, se bisogna conservare la memoria di quella rivolta (è bisogna farlo) e se bisogna ricostruirne la Storia, due punti devono essere tenuti fermi.
Due punti fondamentali dai quali non si può e non si deve derogare:
A) La rivolta è stata spontanea, legittima ed all’inizio apartitica
B) La rivolta ha coinvolto l’intera cittadinanza reggina senza distinzione di sesso, età e ceto sociale.
Una città disposta a tutto pur di non vedere calpestata la propria dignità.
Reggio la città più antica, più grande ed importante della Calabria venne esautorata di un diritto naturale: il capoluogo.
Ritengo giusto che, nei racconti di quei giorni, debba emergere la rabbia dei reggini per l’ennesimo tradimento da parte della classe politica (durato sino alla fine e proseguito in seguito), la passione di chi ha lottato (sacrificando anche la propria vita) per un sacrosanto diritto e per qualcosa in cui credeva: l’amore per la propria città ed il “tradimento” delle legittime aspettative di sviluppo e di progresso, di riscatto sociale, economico e culturale.Non bisogna dimenticare che è stata l’arroganza di tre potenti politici calabresi, il socialista Giacomo Mancini ed i democristiani Misasi e Pucci che, all’epoca, ha determinato la scelta di voler affossare Reggio.
Quella di Reggio non fu una rivolta fascista, come venne frettolosamente bollata da tutta la stampa nazionale. Almeno all’inizio fu una rivolta popolare, del tutto spontanea e apartitica.
All’inizio vi è stato il “silenzio stampa” dei media nazionali e la “distanza politica” dalla rivolta da parte della sinistra (solo in itinere ha compreso l’errore). La destra in tale contesto, ragionevolmente e legittimamente, ha “affiancato” la rivolta del popolo reggino.
La “connotazione politica e mafiosa”, i “colpi di stato fantasma” che qualcuno, maldestramente, cerca di attribuire a quegli eventi sono soltanto dei tentativi di delegittimazione e di offesa per la città di Reggio, per i suoi cittadini e per i morti della rivolta.
Vi è stato sempre una sistematica opera di demolizione mediatica della rivolta, per non voler riconoscere che Reggio rivendicava il suo capoluogo, il desiderio di riscatto economico e sociale e la “dignita e la fierezza” di un popolo che ancora una volta veniva “offeso ed umiliato”.
L’altra strada che si è cercato di perseguire è stato l’oblio.
Una “guerra civile dimenticata”, cosi è stata definita con semplicità e spietatezza da Pier Paolo Pasolini.
Ma oggi, se la Storia deve insegnare qualcosa, dobbiamo essere consapevoli che il
14 Luglio 1970 è stato il giorno della rivolta di Reggio.
La rivolta di chi credeva e continua a credere nelle proprie radici, nell’amore per la propria terra, nella speranza di poter offrire un futuro ai propri figli, nel rispetto dei diritti come nell’osservanza dei doveri, nella dignità, nella lealtà della politica e nel proprio ruolo.
Riconoscere e ricordare cio è l’unica condizione che può rendere giustizia al popolo reggino e la speranza di costruire un futuro per questa città.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale