lunedì 20 settembre 2010

Caro Governatore

Caro Governatore,
lasci che Le dica subito una cosa, senza mezzi termini o giri di parole.
Lo dirò in maniera chiara, diretta, ed al mio solito provocatoria, anche a costo di attirarmi le antipatie di molti: questa è una terra di cialtroni che merita soltanto di essere abbandonata a se stessa.
Mi scuserà per lo sfogo, ma sono amareggiato e indignato: amareggiato per l’aggressione e indignao per il comportamento di chi è a capo di simili proteste.
Una terra capace solo di insorgere quando (come è già successo) qualcuno ci dice chiaramente che non siamo in condizioni di saperci gestire e che siamo dei fannulloni.
Alla stessa maniera capace di indignarsi e di protestare, non appena qualcuno mette in atto dei tentativi per toglierci dalla “ merda “ in cui ci hanno costretti a vivere sino ad oggi.
Come si fa a non capire la gravità in cui versa la sanità ?
Non riesco a comprendere l’atteggiamento di quei manifestanti, che hanno commesso quella vile aggressione nei Suoi confronti, in quel di Cosenza. Così come non riesco a trovare un epiteto diverso da quello di “cialtroni” riferito a chi strumentalizza una “ scelta obbligata “ quale è quella della chiusura di alcuni ospedali. O forse dobbiamo continuare con la TAC imballata e deposta nel sottoscala ?
Gente che non rappresenta certamente noi medici ed operatori sanitari, che non può nemmeno rappresentare i cittadini, ne tantomeno i pazienti.
Conosco il Suo modo di operare fatto di scelte coraggiose e lungimiranti, la capacità decisionale e l’amore verso questa terra.
Li conosco per aver lavorato al Suo fianco per anni e, di questo, ne sono orgoglioso.
Riconosco in Lei una caratteristica che poche persone hanno: la voglia di riscatto e il desiderio di modificare questa nostra triste e misera condizione.
So perfettamente ( come lo sanno tutti ) che nella sanità non si può agire diversamente da come Lei sta facendo: è l’unico modo per “ tentare “ di riportare alla normalità il diritto alla salute.
Non molto tempo fa io scrissi testualmente: “ speriamo che la sanità in Calabria non cambi “.
Era un modo ironico per porre l’accento e per fare comprendere (ove ve ne fosse bisogno) che la sanità rappresenta il luogo dove ognuno ci “sguazza” e si “trastulla” oltre che arricchirsi.
Tanti, troppi sono gli interessi che ruotano attorno alla sanità.
Non solo interesse economico ma anche interesse a non lavorare, a mantenere privilegi, non migliorare, continuare a vivere facendo i propri comodi: anche se tutto ciò può comportare la fine della sanità.
Troppi privilegi e per molti, a discapito della povera gente e di chi è costretto a doversi curare in Calabria.
Confesso che questa reazione ( nonostante la mia scarsa considerazione verso i Calabresi ) comunque mi ha sorpreso: non pensavo si potesse arrivare a tanto.
Basta ! Si è superato ogni limite: non ci si ferma neanche se è a rischio la vita dei propri familiari.
Perché di questo si tratta: continuare come si è fatto sino ad oggi significa morire.
I quotidiani atti intimidatori nei Suoi confronti e questa ultima aggressione sono un segnale chiaro e preciso: c’è gente che ama vivere in questo disastro, in questa illegalità, in questo abbandono. Solo così possono più facilmente gestire i loro “ sporchi interessi “.
La gente onesta, coraggiosa, perbene e chi non vuole questo “ squallido sistema di vita “ deve ribellarsi, e lo deve fare al di là del colore politico e del ceto di appartenenza.
E’ ora di dire basta e di gridarlo con forza tutti insieme.
Non c’è altro modo di cambiare le cose in Calabria: scelte coraggiose e senso di responsabilità.
A Lei non mancano questi requisiti e sta agendo di conseguenza .
In precedenza, tutti hanno rinviato queste decisioni nella sanità perché scomode, impopolari e punitive
Punitive per i ladri, per i nullafacenti, per gli inetti che sono tanti.
Questi signori, ch appartengono ad una di queste categorie, dovrebbero vergognarsi come dovrebbe vergognarsi chi è loro complice o istigatore.
Questi “ squallidi personaggi” vanno isolati ed additati al pubblico ludibrio.
Noi Governatore saremo sempre al Suo fianco. Perché noi stiamo dalla parte delle persone perbene e che amano , nonostante tutto, questa terra.
Vada avanti ! La gente onesta, chi ha bisogno di curarsi, chi vuole il ripristino della legalità gliene sarà grato.
Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl Comune di Reggio Calabria -

giovedì 16 settembre 2010

CIARLATANI GLOBALI

Chiacchiere !
Frasi “ preconfezionate “ pronto all’uso, da indossare come vestiti per ogni occasione e per ogni stagione.
Quello che conta sono i fatti e solamente i fatti. E’ di questo che la Calabria ha bisogno.
“ Ciarlatani globali “ mettetevi al lavoro e dimostrate con i fatti cosa volete fare e dove volete andare.
Finiamola di parlare di legalità quando operiamo nell’illegalità, finiamola di parlare di sostegno ai più deboli e bisognosi quando produciamo impoverimento e “ menefreghismo “ verso gli altri, finiamola di parlare di cultura se dimostriamo un imbarbarimento del nostro intelletto, e soprattutto finiamola di declamare “ sovraumane virtù “ quando cadiamo nelle bassezze più squallide.
Non servono le parole ma i fatti.
Specie in questa nostra terra abituata ed “ assuefatta “ dalle parole, che hanno ormai solo un “ effetto soporifero “ tanto da indurre all’afasia, alla mancanza di parole, i più.
Nei fatti tutto rimane fermo, immutabile con un andamento “oscillante “ tra l’esaltazione e la depressione: atteggiamento maniacale dunque.
Siamo intrappolati e prigionieri delle parole mentre i fatti languiscono o vengono utilizzati ad arte per mascherare, celare, mistificare.
Di quali “ fatti certi “ allora parliamo per essere sicuri di non sbagliarci nel giudizio ?
Di quelli che nel corso della nostra, seppur breve, vita abbiamo prodotto e che rappresentano la storia personale di ciascuno di noi.
Sono questi che determina ed identificano l’individuo e che ne possano presagire l’atteggiamento futuro di ciascuno di noi.
Dovrei tacere anche io per non dispiacere chi gioca con le parole.
Non dovrei, dunque, disturbare chi parla promettendo di fare fatti concreti ma che , alla fine, si rivelano solo “fatti propri “.
Che il disabile rimane prigioniero in casa, che l’ammalato non venga curato, che il disagio del cittadino aumenta a dismisura, che gli eventi meteorologici mettano a nudo un degrado nascosto che le difficoltà ad un quotidiano vivere sono sempre più crescenti: altro non sono questi che fatti.
E la politica cosa fa ? Che ruolo gioca in questi casi ? Il cittadino come si pone dinnanzi ai fatti ?
Queste e tante altre domande assillano la mia mente.
Le parole di questi giorni, in un momento in cui ci “ riscopriamo “ fedeli e cristiani: “ Il politico cristiano deve operare con spirito di servizio, evitando l’uso strumentale e personale del mandato popolare “.
I fatti dimostrano sempre il contrario di ciò che solennemente affermiamo !
Una crisi politica che ha messo a nudo quello che ormai è arcinoto a tutti: l’uso strumentale e personale del mandato popolare.
La Madonna illuminerà tutti ? Ho seri dubbi al riguardo.
Orbene, se è vero che siamo tutti così puri e casti, che abbiamo a cuore l’interesse della comunità, che ogni giorno operiamo nell’interesse della collettività, dimostriamolo con i fatti.
Ben vengano i fatti, anche da quelli che non solo non ne hanno mai fatto, ma che addirittura sono andati nella direzione opposta a quella giusta.
Dimostriamo da subito quell’amore sviscerato per il prossimo, di cui ognuno si dichiara esserne portatore, e quotidianamente facciamo fatti: con lealtà, con giustizia, con amore, con senso di rispetto e con umiltà.
Questo vale per tutti coloro che fanno politica, me compreso, e per coloro che credono di non farla: i cittadini.
Ciascuno di noi è chiamato nel suo agire ad interessarsi di ciò che avviene attorno a se.
L’ipocrisia, la malafede, la strumentalizzazione, il disinteresse, la critica fine a se non serve a migliorare nulla: anzi agevola chi delle parole ne fa un uso strumentale per fare fatti che nulla hanno a che vedere con l’interesse della collettività.
I giorni a venire dimostreranno se la Madonna ci avrà illuminato nel nostro cammino oppure siamo noi che siamo “ totalmente ciechi “.
Io spero che oltre ad essere ciechi non siamo pure sordi, e che anche questo mio invito costruttivo nell’interesse della nostra città e delle persone più deboli e bisognosi finisca per non essere ascoltato.

lunedì 6 settembre 2010

SI PUO' IMPARARE SOLO DAGLI ERRORI

Bene! Adesso che il “caso è chiuso “ (almeno così sembra nelle intenzioni) qualcuno dovrebbe chiedere scusa ai cittadini di Reggio.
Ed a farlo credo dobbiamo essere tutti.
Io sono il primo a farlo e spero che altri seguano la ruota!
Chiedo scusa ai cittadini di Reggio per le difficoltà che ne sono derivate da una crisi incomprensibile sino alla fine, anche per chi scrive.
Naturalmente alcuni atteggiamenti, alcune prese di posizioni vanno censurati e l’auspicio è che non si verificano più: almeno da parte di chi “sente” il peso della responsabilità del ruolo che ricopre.
Responsabilmente io chiedo scusa alla città.
Fermo restando che alcuni “ tristi personaggi ”, coinvolti nella faccenda, che di tutto si sono preoccupati tranne che dell’interesse ed il bene comune, tali rimangono e non potranno mai cambiare. A tutt’oggi molte “zone d’ombra” persistono nonostante la comparsa del sole ed a questo punto solo il tempo potrà chiarirli.
Non voglio puntare il dito contro nessuno, ma pensare che tutto finisca con un “volemose bene” ed andiamo avanti, nell’interesse della città, è estremamente riduttivo oltre che offensivo.
Da qui la necessità di un atto di umiltà: ammettere di avere sbagliato è meglio che non aver sbagliato. Solo dagli errori si può imparare. Spero che almeno in questo si è consapevoli.
Per il rispetto che la carica di consigliere, assessore e sindaco impone verso i cittadini è necessaria , oggi più che mai, la chiarezza ed i fatti coerenti che ne dovrebbero derivare.
Siamo tutti pronti ad ergerci a paladini e difensori della verità, quando poi della bugia ne facciamo la regola.
Le accuse mosse a questa Amministrazione sono sempre le stesse ed hanno sempre la stessa matrice politica e mistificatrice. Accuse che ad oggi non hanno avuto alcun riscontro: si è giocato con le parole, si sono strumentalizzate alcuni fatti e si è cercato di demonizzare l’operato di un Sindaco (Scopelliti) che era riuscito a dare un volto nuovo a Reggio: questi sono i fatti.
Io credo sia indispensabile non vanificare quanto si è prodotto in questi anni è continuare nella direzione già tracciata con senso di responsabilità e spirito di abnegazione.
La città ha bisogno di molte attenzioni e di molte risposte concrete.
Non possiamo pensare di risolvere tutto in poco tempo, ne tantomeno procedere con “il passo del gambero”: un passo avanti e due indietro.
Non ce lo possiamo permettere, la nostra realtà e la nostra condizione culturale, economica ed occupazionale, è peggiore di quella che nel resto dell’Italia.
Se è vero che abbiamo la voglia di riscattarci e di progredire cerchiamo di farlo anche differenziandoci dagli altri: la classe politica tutta chieda scusa agli elettori-cittadini, per quello che si poteva fare e non si è fatto, per non aver saputo interpretare il giusto ruolo del politico: è un primo atto concreto di umiltà.
E’ necessario un diverso e più moderno modo di ragionare, uno stile politico più sobrio e civile, un senso più profondo delle istituzioni, un attaccamento crescente ai valori della democrazia e della libertà.
Quale migliore occasione oggi noi abbiamo se non quella di chiedere scusa ai cittadini ? Nessuna, credo.
La responsabilità di qualunque cosa accada e che interessa una comunità va equamente distribuita: dal cittadino comune a chi è delegato ad occuparsi della crescita di una città. Nessuno è esente da colpe.
Debbo esprimere apprezzamento per alcuni giornalisti che hanno “stimolato”, ancor di più, in me questa riflessione con una critica, a volte feroce, ma comunque costruttiva.
Alla stessa maniera esprimo disprezzo per chi usa la comunicazione in maniera subdola ed interessata! Purtroppo ciò non aiuta alla crescita culturale anzi alimenta un disinteresse ed un senso di sfiducia nel cittadino. E’ questa una cosa estremamente grave!
Cosi come disprezzo, aprioristicamente, chi “strumentalmente” potrebbe usare questo mio scritto. Ha un solo significato ed è rivolto alle persone di buona volontà: dobbiamo insieme crescere e guardare al futuro di questa nostra terra.
Possiamo farlo se umilmente riconosciamo quando sbagliamo, se riusciamo ad “isolare” chi rema contro e se, con i gesti quotidiani, mettiamo anche un solo “piccolo mattoncino” per la costruzione della nostra terra.
Dobbiamo comprendere che il risultato dipende dal nostro corretto vivere quotidiano, superando le prove che ci sono riservate e concentrarsi sull’obiettivo: migliorare la nostra realtà

martedì 24 agosto 2010

LA PREVALENZA DEL CRETINO

Il commissariamento, a questo punto della telenovela, rappresenta il “male necessario “ per la nostra città !
Questo è il mio personale convincimento.

Quando, irresponsabilmente, l’interesse del cittadino e della città non viene tutelato da chi è deputato a farlo è meglio “ scomparire “, “ eclissarsi “ e lasciare il posto ad altri per risolvere i problemi della città
Quando la politica non svolge il ruolo che gli compete ma risulta essere l’unico mezzo da cui trarre “sostentamento” o dare libero sfogo agli istinti più tribali non ci si può aspettare nulla.
Quel genio che era Marinetti aveva previsto tutto, nel promuovere quello che fu il genere poetico futurista.
Non aveva previsto una degenerazione di quelle che dovevano essere le “ parole in libertà “, con
l’abolizione di sintassi e punteggiatura.
Poteva anche essere un modo nuovo di scrivere, ma l’idea non era (certo) quella di affidare, a chi disconosce il significato delle parole o ne fa un uso “ deteriore ”, un’arma che può rivelarsi letale.
Ecco che “ le parole in libertà “ diventano parole espresse liberamente.
Senza assumersi la responsabilità (morale ) di ciò che si dice, senza preoccuparsi di dare un senso ad un discorso o sostenere una tesi anche se pur sbagliata: parole in libertà.
Comprendo che ognuno vive ed agisce per come ha sempre fatto; ma provate ad immaginare cosa fa un maiale nel salotto di casa vostra: ecco è la stessa cosa.
Il deterioramento di ogni cosa è la naturale conseguenza ( o la diretta conseguenza ) di questa nostra società dove, insegnare a dei bambini che la vita sulla terra si è evoluta da forme più elementari a più complesse diventa un’impresa ardua.
Cosi come è impensabile far comprendere che una cosa è il talk-show (nella sua versione peggiore) ed altra cosa è la politica !
Chi non possiede i “rudimenti”, i requisiti minimi del confronto civile ma solo quelli dello spettacolo e del cabaret difficilmente potrà comprendere il significato di un ragionamento che è frutto di un pensiero e di un substrato culturale costruito negli anni.
Se penso ai democristiani di trenta o quarant’anni fa mi sembrano giganti se paragonati ai “nanetti della politica” odierna.
In fondo è quello che Fruttero e Lucentini avevano anticipato: “ la prevalenza del cretino “
Il cretino è imperturbabile, la sua forza vincente sta nel fatto di non sapere di essere tale, di non vedersi né mai dubitare di sé: guai a scendere sul suo terreno ! Saresti un perdente.
Insomma. E’ il caso di dire: non c’è “ trippa per i gatti “.
A questo punto non rimane altro che la rassegnazione ! Anche quello di vedere commissariata la tua Città diventa un “male necessario “: ci liberiamo “ momentaneamente “ di taluni soggetti.
Personaggi che ritorneranno puntualmente, come un mal denti, se non si cura la “carie” che ha eroso alle radici questa nostra città.
Lo spettacolo è sotto gli occhi di tutti ed è il peggiore che si potesse offrire.
Dispiace prendere atto che si è nell’impossibilità di poter contribuire alla crescita culturale e civile di questa nostra terra: ecco “ spiegata “ la scelta di una Pivetti !
Impossibilitati in quanto il confronto è impari: da una parte chi ha dimostrato, con il proprio lavoro e con i propri studi, di appartenere a quella “società civile” dall’altra chi ha dimostrato esattamente il contrario.
Alla fine si cerca di ribaltare la situazione “mescolando ed intorpidendo con del liquame” le acque.
Anche una mela marcia in un sacco fa marcire tutte le mele ed in politica ( purtroppo ) il marciume non manca. Aspettiamo impazienti altri “ schizzi di fango “
Ma la città merita tutto ciò ? E’ una domanda sulla quale ognuno di noi è invitato a riflettere.


Antonio Nicolò Consigliere Comunale

sabato 21 agosto 2010

UNA BUSTA ESPLOSIVA

Puntuale ed improvvisa, come un acquazzone in piena estate, arriva la “ solita “ busta con pallottole al seguito.
Non so altrove ma dalle nostri parti ciò rappresenta la regola.
Il destinatario è sempre lo stesso: il Sindaco, l’imprenditore, il magistrato, il giornalista ed il politico.
Mai che ti inviano dei saluti, degli auguri, un regalo. Niente.
E’ meglio ironizzare su questa “ folle ed incivile società “, lasciando il compito di indagare agli inquirenti dandone per scontato il risultato.
Inviare una busta non costa niente se non le spese di spedizione: gli effetti ed il senso, per chi ancora ragiona, sono devastanti !
Ma, come quell’acqua non fa bene alla campagna, la “ busta esplosiva ” non fa bene ad una comunità: di questo ne sono certo.
E’ utilizzata in genere per esprimere formale solidarietà e vicinanza, per una “ raffinata strumentalizzazione” e (cadendo più in basso) può essere motivo di chiacchiericcio al bar, agli angoli della strada o dal barbiere.
Dunque non servono gli inviti, i proclami ed i buoni propositi: serve riflettere sulla misera condizione umana che alberga in questa città ed in questa Regione..
Naturalmente, per indagare non servono le buste o gli “ accorati consequenziali appelli “ dei paladini della Giustizia, non serve demonizzare cosi come non serve snocciolare ipotesi e congetture varie: ritengo che chi ha il compito di farlo non tralascia certamente nulla. E di norma lo fa in silenzio.
Ma noi rischiamo di assuefarci ( se non lo siamo già ) a qualcosa che ha il sapore di “ primordiale ” , di incivile e di basso livello culturale.
Anonima la busta ed anonimi noi: abbiamo perso il senso vero di appartenenza ad una comunità, la nostra identità, e quelli che sono i valori ed i principi del vivere civile.
Non sentiamo neppure la necessità di avere degli eroi: gente disposta a dare la vita per gli altri o per un ideale. E’ triste !
La busta rappresenta quella “ miserabile realtà “ che ci accompagna; realtà che molto spesso non vediamo o, ancora peggio, facciamo finta di non vedere.
Eppure dovrebbe ( seriamente ) indignare, far pensare, stimolare al fine di cercare una soluzione che ci renda un po’ più simili agli “ umani “.
Niente di tutto questo ! Le cose accadono sempre agli altri e per colpa degli altri: pura follia.
Ed allora a cosa serve “ sbracciarsi “, indignarsi, non indietreggiare, solidarizzare e richiamare al senso di responsabilità quando quotidianamente ci comportiamo esattamente all’opposto ?
Infatti ci mascheriamo da “ gentili signori “, siamo insensibili a qualunque cosa contrasta con la civiltà ( e di cose ce ne sono tante ), andiamo avanti calpestando tutto e tutti , dimostriamo di essere degli irresponsabili e la solidarietà non sappiamo neppure dove stia di casa.
Dunque una busta con proiettile che, in un “ paese normale “, è un fatto di una gravità estrema da noi diventa una cosa ( si fa per dire ) normale come cosi come è normale non fare la fila agli sportelli o non dare la precedenza, mentre guidiamo, una persona ( magari anche anziana ) sulle strisce pedonali.
Dunque epilogo scontato: “ Molto rumore per nulla “, parafrasando il titolo della tragicommedia di William Shakespeare, dove a pieno titolo l’elemento comico si fonde a quello tragico.
Questo scritto vuole essere un invito ad una maggiore consapevolezza del senso delle cose, un invito ad una “ responsabilità quotidiana “ da parte di ognuno di noi, un invito ad incominciare a rispettare e far rispettare la legge in ogni nostro atto e gesto compiuto, a smascherare ed isolare chi usa anche il solo termine legalità quale paravento di un falso “ perbenismo ”, a contrastare legalmente con ogni mezzo chi dell’illegalità ne ha fatto uno stile di vita ( mafioso ed “ atteggiamento mafioso “ ) e chi approfitta dell’illegalità diffusa per “ giustificare “ la propria illegalità.
Dobbiamo crescere culturalmente e nell’educazione del senso civico; per fare questo è necessario servirsi del contributo e dell’impegno, “ in prima persona “, di ciascuno di noi.
Ognuno con il proprio peso: ad una maggiore responsabilità ( derivante dal ruolo che riveste ) DEVE corrisponde un maggiore impegno.
E questo vale a partire dal Presidente dello Stato Italiano all’ultimo ” comune cittadino “.
Insomma: “ non fiori ma opere di bene “ per la comunità alla quale “ diciamo “ di appartenere.

martedì 3 agosto 2010

IL GIOCO DEL GRANCHIO

Avrei preferito tacere, di fronte al solito “ teatrino politico ”, anche per non confondermi con i “ comici ”, i “ buffoni di corte “ e gli “ strateghi di giornata “
Insomma oscilliamo, come un pendolo, dalle barzellette di bar dello sport alle strategie politiche dell’ “autocrata “ di turno.
Per chi non ha il senso dell’umorismo ed è interessato ai problemi reali ( il banale e comune cittadino per intenderci ) viene difficile comprendere ed accettare questa pseudorealtà: infatti appare incomprensibile il “ mutare degli avvenimenti e degli uomini “ che non rientri nell’ eracliteo “ Panta rei “ del tutto scorre.
Non voglio parlare, in una maniera che potrebbe sembrare oscura, criptica ( chi vuole intendere intenda ), ma dare un “piccolo assaggio “ di quello che dirò a chiare lettere nei giorni che seguiranno.
Gli incapaci, gli inetti, gli amorali e gli umorali, la smettano di “ pontificare ” ! Gli incoerenti ed i pavidi non assumano atteggiamenti coraggiosi o di coerenza se poi non sanno sostenerli sino alla fine.
Comunque, aspettiamo la conclusione di questa “ fantastoria “ : i folletti, gli gnomi , i “ minuscoli spiritelli “ si sveleranno da soli ai nostri occhi.
Quello che a me interessa sono i fatti. Fatti che, “ volutamente”, vengono travisati dal “ cretino di turno “ e da chi pensa che la politica sia un realty show.
Infatti, alcuni protagonisti si comportano come se fosse la loro vita reale ( senza che lo sia ) e dove si costruisce una struttura di “ nomination “ e di eliminazione a ruota libera.
La politica, quella seria, è un’altra cosa !
Purtroppo c’è chi invece si è trovato per puro caso a fare il politico, senza averne la stoffa, e si è talmente calato nel ruolo da convincersi di esserlo veramente !
Al peggio non c’è mai fine e si danza sul “ baratro del ridicolo “, con uscite estemporanee di alcuni la cui capacità di parlare e scrivere dipende, al massimo, dal saper “ girare la ruota per scegliere la vocale “.
Basta, per carità di Dio ! Fate tacere gli stupidi e gli inetti.
La libertà e il merito non posso essere proclamati, e sbandierati ai quattro venti, se non prima lo si è dimostrato ( con i fatti) di essere veramente liberi e meritevoli. E’ questo fa parte della “ storia personale “ di ciascuno di noi !
Non si può inventare una “ storia “ o peggio ancora mettere sotto i piedi la “ storia “ degli altri.
Ecco la necessità dei partiti ( ad oggi ripeto inesistenti ), il rispetto dei ruoli, il rispetto delle regole, il rispetto verso i cittadini, il rispetto verso l’intelligenza altrui: insomma nessuno dovrebbe essere legittimato a parlare senza cognizione di causa !
Oggi, purtroppo, chiunque parla ! E non vado oltre.
C’è bisogno di chiarezza ed ognuno “ liberamente” può farlo ! Ma se ognuno di noi se sceglie di farlo lo faccia sino in fondo, altrimenti la smetta di “ ciarlare “ o di minacciare !
Ad una azione deve corrispondere una reazione uguale e contraria.
Il sottoscritto, è sempre disponibile a dare dimostrazione con i fatti che è in grado ( ” autonomamente “ ) di assumersi la responsabilità di ogni azione, a spiegarne le motivazioni e condurla sino alla fine.
La coerenza non è più una qualità in politica ! Per me lo è: sia in politica che nella vita.
Il “ gioco del granchio “ è vecchio come il cucco ! Si gioca facendo un passo avanti ed uno indietro, un giorno dicendo una cosa, ed il giorno dopo dicendone un'altra. Chi arriva prima alla verità, o chi la nasconde meglio vince!
Ciò non va bene. Le persone coerenti vadano nella direzione della coerenza quando sono messi di fronte ai fatti !
Lanciare accuse per difendersi non mi sembra un modo adeguato di comportarsi.
Il Governatore Scopelliti dovrà spiegare chi è “ la cricca “ di questa città. Alla stessa maniera Raffa dovrà spiegare chi, e perché quale motivo, gli “ impedisce “ di svolgere il proprio dovere.
Da capogruppo del Pdl al comune esigo delle risposte chiare e concrete da parte di ognuno.
Rivolgo un invito, a chi intende alimentare i dissensi per propri scopi, a mettersi da parte cosi come invito chiunque a non farsi strumentalizzare !
L’intento di un “ documento di diffida “ ( anche se con toni aspri e duri), firmato da quasi l’intera maggioranza del Consiglio e della Giunta, andava in questa direzione: dare la possibilità a Raffa di “ chiarirsi e di chiarire “. La sua sfiducia se tale voleva essere sarebbe potuta avvenire giorni prima all’ approvazione del bilancio. Anzi in quell’occasione si è dimostrato il contrario ! Se volevano le sue dimissioni li avremmo chiesti !
Invece, la città e noi tutti, reclamiamo chiarezza: è arrivato il momento di farla !
Al momento di candidarci, con Scopelliti Sindaco, ognuno di noi aveva scelto di condividere un “ progetto in itenere “: è quel progetto che vogliamo portare avanti ! Le candidature a Sindaco, le strategie politiche, le “logiche sottobanco” non ci interessano e altri dovrebbero essere deputati ad occuparsene, cioè i partiti.
Antonio Nicolò - Capogruppo Pdl al Comune di Reggio -

sabato 31 luglio 2010

I POLITICI CALABRESI SONO AFFIDABILI ?


Sbalorditivo ! A dir poco sconvolgente quanto affermato dal un deputato del Pd (Tale Laratta Franco ) in seguito alla decisione del Ministro Tremonti di affiancare la Guardia di Finanza al Commissario alla Sanità Scopelliti: “Esprimiamo solidarietà al presidente –commissario insieme ad una preoccupazione che concerne l’uso che fa il Ministro Tremonti della Guardia di Finanza” ed insiste ”dimostra quanto sia sprezzante il concetto che ha Tremonti della classe politica calabrese”
Pensavo di non sorprendermi più di nulla da una classe politica locale parassita, arrogante ed approssimativa (eufemismo) ed invece devo, con mio sommo dispiacere, prendere atto che ancora c’è chi ha voglia di fare della “volgare e banale ironia”, su di un problema serio qual’ è la sanità.
Ohibò ! Sono cose da dire queste ?
Il deputato in questione conosce la realtà sanitaria calabrese ?
Ed altresì, conosce il concetto che hanno i calabresi dei loro politici ?
Oppure è talmente distante e disinteressato dalle loro problematiche da prendersi la licenza di “fare la battutina “ ? Ma c’è poco da ridere, caro il mio deputato.
Ed ancora, come mai il deputato del Pd non ha chiesto “urgentemente” l’intervento dell’esercito, durante la Giunta Loiero, per i disastri che si “consumavano” allegramente e quotidianamente sulla pelle dei cittadini ?
Pensa forse che l’ammalato sia “carne da macello” da immolare sull’altare del “dio-politico” al quale tutto è concesso ?
Servirsi della Guardia di Finanza, per accertare le reali entrate-uscite dello Stato, doveva essere accolta con un grido di gioia per porre fine alla “danza dei numeri” del deficit. Ed invece ? Per quanto mi riguarda, sospendo il giudizio e le imprecazioni le soffoco in gola !
A me come cittadino, medico e politico interessa che la sanità funzioni. A costo di vedere arrivare in Calabria anche i marziani per darci una mano di aiuto !
La cosa non ha certamente preoccupato e non preoccupa certamente il Governatore Scopelliti, i cui primi atti della sua Giunta dimostrano la volontà di un cambiamento e la volontà di riportare su un “piano di normalità” una “sanità anomala”.
Credo che i signori dell’opposizione possono avere la possibilità di “redimersi”, dai tanti peccati commessi, collaborando fattivamente con il Governo e con proposte serie.
Naturalmente se hanno a cuore la salute dei calabresi ! Se viceversa hanno a cuore il loro “sprezzante e disdicevole interesse personale”, proseguano pure nella loro direzione: finiranno con lo scomparire ! I cittadini sono pazienti e non stupidi; lo hanno dimostrato.
Non abbiamo più bisogno di “chiacchiere” ma di atti concreti !
Non abbiamo bisogno di ridere ma di curarci !
Non abbiamo bisogno di una sanità eccellente ma abbiamo bisogno di una “sanità normale”!
Non abbiamo bisogno di tante ospedali inutili ma di pochi ospedali efficienti !
Non abbiamo bisogno di credere ma di essere credibili !
Non abbiamo bisogno di “politici fai per te” ma di “politici-fai per l’altro” !
Alla fine lo stesso Laratta conclude: “ Il Pd calabrese non ha nulla da dire per il trattamento riservato da Tremonti ? ”.
Io spero che il Pd calabrese abbia il buon senso di tacere: almeno questo può farlo !
Un salutare consiglio al deputato: non si ” innervosisca” troppo perché le coronarie potrebbero saltare anche se ….
Anche se i nostri cari politici, per motivi di salute, sono pronti a partire per,altre regioni prendendo, il primo treno ( Eh già, non funzionano i treni ), scusate volevo dire il primo aereo (partono ed arrivano in ritardo):scusate volevo dire l’ambulanza (non ce ne sono). E va bene! Vorrà dire che si cureranno in Calabria ! In Calabria ?
Io mi sono già affidato al Padreterno ed, in alternativa, al buon senso di qualche onesto politico e di qualche bravo medico che ancora in Calabria c’è ! verrebbe da dire aiutiamoli a “superare la nottata” !

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune di Reggio.

venerdì 30 luglio 2010

E POI DICI CHE UNO SI BUTTA A DESTRA !

Poffarbacco ! Nel momento in cui pensavo che ogni speranza fosse perduta, e prendevo in seria considerazione l’ipotesi di una vita ascetica, le parole di un autorevole rappresentante del Pdl, quale è Luigi Tuccio, risuonano come “dolce musica” per le mie orecchie.
Fuori dai denti: non confondiamo il sacro con il profano così come, non confondiamo la nobile arte della Politica con il “rozzo e goffo scimmiottare” del pietoso “politicus nostrano”.
Questi miseri e tristi figuri hanno condizionato, e cercano ancora di condizionare, chi intende la politica quale mezzo propulsivo di un territorio.
Insomma, c’è chi costruisce e chi cerca di frenare il cambiamento: “omuncoli senza arte né parte” che, come giustamente affermava Tuccio, sono dei “signor nessuno della società che cercano la scalata attraverso la politica”.
In tutta questa grande confusione c’è la possibilità (anzi la certezza) di essere amalgamati in una “poltiglia informe” dove si è tutti uguali. Il cittadino è confuso, sfiduciato e prende sempre di più le distanze dalla politica.
Nulla di più grave si può verificare quando il cittadino non è coinvolto, in prima persona, nel migliorare la comunità di appartenenza. Solo cosi il livello di benessere si alza !
Gli affaristi, i qualunquisti, gli “approssimativi”, gli ignoranti e gli arrivisti hanno l’interesse ad andare nella direzione opposta: vogliono trascinarci verso il basso (oltre quel limite che ha superato anche la decenza, il decoro ed il presentabile).
E’ necessario fare un distinguo, non certamente solo attraverso la dimestichezza dei verbi e della retorica , ma attraverso una “storia” fatta di professionalità, moralità, eticità e servizio prestato alla collettività.
E se parliamo di fatti, non possiamo fare a meno di ricordare chi di Reggio ne ha fatto un modello, ne ha dato un’immagine nuova e diversa a livello nazionale, chi è riuscito ad acquisire un consenso con l’operosità e con un progetto. Progetto che deve avere una sua continuità, costi quel che costi !
E mi riferisco al Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti.
Non voglio ricordare I risultati ottenuti, dalla sua Amministrazione, durante questi otto anni ma non si è disponibili a cancellarli con un solo colpo di spugna.
Gettare tutto alle ortiche, per il “prurito” di qualcuno, non solo è sciocco ma anche da folli.
Reggio ha conquistato Reggio ed oggi Reggio ha conquistato la Calabria: non dimentichiamoci che il Governatore è un figlio di questa terra ! E’ un politico cresciuto tra di noi e che è parte di noi: ovvero, di quella società onesta, laboriosa e civile.
Un giovane che guarda al futuro e non arroccandosi al prestigio di una poltrona.
Una sfida più importante e più impegnativa attende chi interpreta la politica nel modo giusto: oggi Scopelliti deve cambiare la Calabria ! Noi, classe dirigente, abbiamo l’obbligo morale e civile di stare accanto a chi vuole dare un nuovo volto a questa terra.
La gente “perbene” lo fa non in maniera servile ma da umili servitori ! La politica deve essere intesa dunque come servizio, spirito di abnegazione, progettualità e lungimiranza.
Se qualche “signor nessuno” cerca di guadagnare spazio con la lingua e non con la testa, va “scrupolosamente” isolato ed additato al pubblico ludibrio.
Oggi più che mai bisogna dimostrare, da parte di chi fa politica, che l’interesse supremo è il benessere della comunità: gli intrighi, gli intrallazzi o, peggio ancora, le “logiche della servetta” vanno smascherate e bandite da un serio contesto politico che vuole definirsi tale.
Concordo nel non dare spazio sia a chi offende quotidianamente l’intelligenza altrui, sia a coloro che, in maniera subdola, remano contro il cambiamento. Chi vuole apportare dei miglioramenti sia il benvenuto, chi vuol “apportarsi” dei miglioramenti personali abbia il ben servito.
Alcuni avvenimenti, ed alcuni comportamenti, hanno qualcosa di refluo e di platealmente retrogrado, e dunque sono poco attinenti con il concetto di “nuovo” e “innovativo”! Aborriamo quanti hanno idee astratte e sono “carnefici mascherati da vittime”.
Non voglio esaurire la mia dose di ottimismo infusa dalle parole di Tuccio e non mi dilungo in altre osservazioni che rinvierò a momenti più sereni !
Oggi ho sentito la necessità di “supportare” chi propone una crescita ed un miglioramento della nostra società, spero che altri seguano l’esempio !
Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune di Reggio

giovedì 29 luglio 2010

SEI COERENTE ?

Riteniamo quantomeno fastidioso il comportamento di coloro i quali dicono di volere fare una cosa e poi subito dopo ne fanno una diametralmente opposta oppure affermano un principio ritenendo che vada applicato a tutti meno che a loro stessi. Questa contradditorietà del comportamento lo definiamo incoerenza e di norma lo condanniamo. Ma la coerenza è un valore ci sarebbe da chiedersi? Coerenza non significa non cambiare mai idea, ma piuttosto non cambiarla troppo spesso e troppo rapidamente. Oscar Wilde ad esempio sosteneva che La coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive d’immaginazione e Winston Churchill non si preoccupava a dichiarare Il rimangiarmi le mie parole non mi ha mai dato l’indigestione.Di segno diametralmente opposto il pensiero di Giuseppe Mazzini del quale si diceva che “in lui pensiero e azione erano coincidenti”.Un esempio di coerenza portata all’estremo viene raccontata con il noto aneddoto del Lord inglese il quale, vittima di un naufragio, vedendo avvicinarsi a lui uno squalo, pur essendo armato di un pugnale si lasciò divorare senza opporre alcuna resistenza in ossequio alla norma del galateo la quale prescrive che “il pesce non si taglia con il coltello”.Il rischio a trattare argomenti come la coerenza è di potere essere presi per bacchettoni e persone fuori dal mondo. Tali riteniamo di non essere e infatti non ci passerebbe mai per la testa di accusare di incoerenza o peggio di scorrettezza il candidato che ci promette qualcosa che mantiene solo in parte o non mantiene affatto; abbiamo chiaro che nessuna carica rende onnipotenti e quindi sta alla nostra intelligenza distinguere tra la promessa che può essere mantenuta e quella che non lo può. Se qualcuno mi promette di mettermi a disposizione per il prossimo mese di agosto la sua casa al mare posso fidarmi o meno che poi lo farà, ma posso ritenerlo possibile perché è qualcosa che appartiene ai suoi poteri. Se al contrario la stessa persona mi promette di ospitarmi nell’appartamento papale del Vaticano nel periodo in cui il Papa è in vacanza a Castelgandolfo, mi sta promettendo qualcosa che non è in grado di mantenere perché non è nei suoi poteri disporre degli appartamenti papali. Devo essere un perfetto idiota per dargli credito!Ritornando al tema principale e cioè alla coerenza dei politici viene in mente quanto sta succedendo con la finanziaria 2011-2012. Si afferma da tutte le parti che stiamo attraversando un periodo di crisi in parte per colpa nostra in parte per cause esterne. Le crisi impongono sacrifici ed aprono la discussione su chi debba fare questi sacrifici. Un criterio di giustizia e di credibilità imporrebbe che i primi a fare i sacrifici fossero coloro che più di altri sono responsabili della crisi e quindi i governanti. Succede invece che proprio i governanti si tirino fuori dal mucchio. E’ come se un capofamiglia riunisse i suoi per segnalare che gli introiti si sono ridotti e quindi è necessario che ciascuno faccia qualche piccolo sacrificio. Riduce quindi alla moglie il budget per le spese di ogni giorno ed ai figli la paghetta settimanale. Pazienza, si mangerà qualche manicaretto in meno e si starà più attenti nell’uso del telefonino. Nel frattempo il capofamiglia non rinunzia a nulla a cui era abituato e non riduce neppure di un euro le sue spese tradizionali. La moglie e i figli penseranno che la crisi non esiste affatto e che è stata invocata solo come un pretesto per fare loro una sovercheria.Le previsioni della finanziaria potrebbero lecitamente fare sospettare che la crisi non c’è. Infatti i parlamentari non si stanno privando di fatto di nessun beneficio. Vedremo che alla fine i soldi ricavati serviranno ad aumentare le auto blù, che già oggi sono circa 650 mila a fronte delle 70 mila di tutti gli Stati Uniti. Lo stesso ministro Brunetta il fustigatore degli spreconi nè ha a disposizione ben sette. Non vogliamo assegnargliene qualche altra? Avrebbe detto Totò, Ma mi faccia il piacere!


mercoledì 21 luglio 2010

MI PIACEREBBE ..............


Una politica che non riesce a garantire una sanità, adeguata alle esigenze del cittadino, non merita di gestire nulla che appartenga alla vita pubblica. Un politico che non si cura della salute del cittadino non è degno di tale nome. Questa è la premessa di un discorso, che
potrebbe essere lungo, ma che sintetizzo in un concetto: la sanità deve obbligatoriamente funzionare e, affinchè ciò avvenga, la politica deve dimostrare “fattivamente” il suo interesse.
La realtà drammatica della sanità calabrese (sottovalutata a mio avviso) non ci consente di sbagliare ulteriormente.
Comprendo che bisogna porre un freno allo sperpero di denaro, accetto la chiusura di strutture che non hanno un senso ad esistere, ma non si è disposti ad accettare che “strutture vitali” per il cittadino paghino le conseguenze di decennali “gestioni dissennate” nel settore.
E mi riferisco all’Hospice ed al Policlinico Madonna della Consolazione della nostra città: strutture sanitarie che hanno da sempre “compensato” i deficit delle strutture pubbliche.
Il Policlinico Madonna della Consolazione è una struttura, dove operano professionisti di altissimo livello che oggi si vedono costretti alla resa, in quanto devono “espiare” colpe che non gli appartengono.
Gente, che per lustri ha “servito” la cittadinanza con professionalità e serietà e, che oggi devono fare i conti con una realtà ingestibile ed ingovernabile.
Mi chiedo: è possibile che non si abbia il buon senso di fare i conti con la storia ?
E la storia ci insegna che il Policlinico non và abbandonato a se, ma sostenuto, in quanto rappresenta un pezzo di storia sanitaria di questa città.
Non è giusto che gli operatori del settore, tra le mille difficoltà imposte, devono avere anche la preoccupazione del sostentamento familiare, a causa di ritardi nelle spettanze dovute.
Mi piacerebbe vedere trasformate le auto blu dei politici in ambulanze.
Mi piacerebbe sapere che gli stipendi dei politici vengono pagati regolarmente in ritardo.
Mi piacerebbe vedere dei tagli cospicui agli stipendi di manager, consulenti e dirigenti.
Mi piacerebbe sapere che ognuno è richiamato alle proprie responsabilità.
Mi piacerebbe sapere che dietro la “morte di qualche ospedale inutile”, vi fosse la rinascita di altre strutture sanitarie utili
Mi piacerebbe non vedere le “solite facce” che hanno operato “malamente” nella sanità e che per questo vengono premiati.
Mi piacerebbe vedere premiata la professionalità, la serietà, l’attaccamento al dovere etc ,etc.
Mi piacerebbe non vivere con la preoccupazione che, qualche “gruppo sciacalli” può approfittare dello stato di disagio di strutture private ridotte “volutamente” all’osso.
Mi piacerebbe non vivere con l’angoscia che ogni promessa nasconda una trappola mortale.
Mi piacerebbe sapere che chi onestamente lavora venga retribuito regolarmente.
Mi piacerebbe vivere in un “luogo normale” dove un diritto non deve essere un favore concesso, dove l’interesse comune prevalesse su quello personale, dove la regola non rappresenta l’eccezione.
Mi auguro che il “nuovo” della politica non sia il “solito nuovo” e che tutto venga riportato, nel più breve tempo possibile, ai canoni della normalità.

Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune di Reggio -

sabato 10 luglio 2010

SANITA' IN CALABRIA: SPERIAMO NON CAMBI !


Mi appresto a scrivere quanto segue , per portare a conoscenza un’altra triste realtà nella nostra sanità. E vengo al nocciolo della questione. Gli ammalati devono avere la giusta considerazione e devono essere trattati tutti allo stesso maniera. Consentitemi un’eccezione: mi riferisco a chi ha avuto la sfortuna di aver diagnosticato un tumore maligno. In questi casi, più che mai, è necessario (anche per sperare in una guarigione) essere tempestivi nella diagnosi, nel trattamento e nella terapia. Non mi risulta che ciò, dalle nostre parti, possa essere garantito per una serie di motivi. Di questi, provo ad elencarne alcuni: inadeguata prevenzione, carenza di operatori chirurgici, assenza di attrezzature ( specializzate e di ultima generazione), carenza organizzativa, di personale e quant’ altro. Per andare nello specifico faccio presente che, a tutt’oggi, nel nostro ospedale la medicina nucleare non è funzionante, la PET (esame utilissimo per i pazienti oncologici) non esiste, i reparti di radioterapia e di oncologia, presentano evidenti difficoltà che mettono a repentaglio ed a rischio la salute di un paziente neoplastico. Il tutto in un contesto che langue !
Non si comprende con quale metodo siano stati eseguiti i tagli: a fronte di spese inutili si penalizza il paziente non garantendo neppure i farmaci. Anche in questo settore si è operata una “cura dimagrante”: i soldi impegnati consentono, con grande doti di equilibrismo, non consentono di arrivare a fine mese. Eppure i farmaci, specie quelli per le cure oncologiche, oltre ad essere “indispensabili” sono sempre più innovativi ed il costo non ce lo inventiamo. Inoltre pensate: un reparto di Radioterapia Oncologica (che copre anche tutta la provincia di Reggio e di Vibo Valentia) è stato costretto , per mancanza di medici strutturati, a chiudere il reparto di degenza. Ma non solo questo ! La lista di attesa è abbastanza lunga (considerato la patologia che tratta) e non può certamente garantire ciò che deve essere fatto in tempi brevissimi. Naturalmente vi è carenza di organico (medico e tecnico) e di aggiornamento delle attrezzature esistenti, inoltre dovrebbero essere acquistate nuove attrezzature per soddisfare appieno le esigenze dei malati neoplastici. Mi chiedo: nelle assunzioni di nuovi medici come mai sono sempre privilegiati i figli, i congiunti, i parenti di medici e non ?. Vi garantisco l’elenco è lunghissimo. Di contro, il concorso, già espletato per quattro specialisti in radioterapia, ha permesso ad oggi solo l’immissione in ruolo di un medico. Ed inoltre, non certo migliore sorte è toccata ai “medici contrattisti” che si ritrovano, dopo aver acquisito esperienza nel settore, in mezzo ad una strada. Se da un lato esiste questa “triste realtà”, l’altra faccia della medaglia non è certamente migliore: la sanità , comincio a pensare, interessa solo a pochi.
Ed allora ! A questo punto, non possiamo far altro che augurarci che nella sanità non cambi nulla ! E’ proprio vero: se qualcosa funzionasse, molti si troverebbero in grosse difficoltà. Non mi riferisco certamente agli ammalati ! Altri sono i destinatari. E comunque, questi signori possono stare tranquilli, di questo io mi sento sereno: difficilmente qualcosa cambierà. Perché un “sistema”, ben consolidato e radicato nel nostro territorio, gradito (anche se a voi non sembra) ai più, se venisse modificato, anche in minima parte, creerebbe molti disagi agli “operatori della sanità”: quelli che operano nell’ interesse “particulare et ad personam”.
Dubito che anche la più nobile delle persone, quella più sinceramente “votata al bene” riesca da sola a modificare le cose. Incapperebbe in qualcuno di questi “parassiti”, mascherati da signori, ai quali verrebbero affidati ruoli di responsabilità e continueremmo con la solita tiritera. Il mio è il “pessimismo della ragione e della conoscenza”. Di tutto mi si potrà accusare ma non di non conoscere la sanità, quel settore in cui ho operato ed opero da lustri. La realtà, macroscopicamente evidente a chiunque , la vivo quotidianamente e non può passare certamente inosservata, neanche ad uno sguardo poco attento. Mi si potrà contestare qualcosa sulla ragione ma ribadisco: preferisco essere folle con le mie idee che savio con le idee degli altri ! Comunque voi provatemi il contrario ed io sarò pronto a ricredermi: solo gli stupidi non cambiano idea. Il cittadino/paziente ha diritto a vedersi garantire la tutela alla propria salute ? Certo ! Ma io di rimando vi chiedo: come mai siamo scivolati cosi tanto in basso ? Come mai non si è posto un freno per tempo ? Chi è stato l’artefice di tanto disastro, oggi sbandierato da tutti e non denunciato, invece, per tempo ? Possiamo avere la speranza (l’ultima, prima di morire) che si “tenterà” di risalire la china ?
Le colpe sono collettive ( politici, medici, pazienti, cittadini e via dicendo) e nessuno pensi di essere esente o di fare il “furbetto”. Voglio proporre qualcosa Per esempio: presa coscienza dell’ “irresponsabilità collettiva”, impegniamoci (e lo dimostriamo con i fatti) a modificare un sistema che rischia di “collassare”: non solo la sanità ma la società tutta. Ergo ogni scelta prima di essere applicata deve essere: vagliata, “scremata”, ridotta all’essenziale e poi applicata. Comprendo che non si hanno le conoscenze opportune per fare ciò, ma si può applicare un “sistema preventivo” che tuteli il desiderio di miglioramento: sempre a modo di esempio, si può far firmare un contratto all’ipotetico manager con obiettivi chiari e concreti ( che non sia il solito pareggio di bilancio). In assenza di risultato dovrà restituire quanto percepito: dubito che ci sarebbe la corsa alla poltrona.

domenica 4 luglio 2010

DIRITTO ALLA PREGHIERA


Non sappiamo più a che santo votarci ! Nemmeno c’è la possibilità, per cercare conforto, per chi è ricoverato in Ospedale, di recarsi alla vecchia chiesetta: la troverà chiusa.
Non solo siamo nell’impossibilità di garantire un’adeguata assistenza sanitaria. Non siamo in condizione di garantire nemmeno un “supporto spirituale”, che in questi casi è d’obbligo !Questo vale pure per i familiari, parenti ed amici, delle persone che versano specialmente in gravi condizioni. E’ comprensibile che gli stessi, vorrebbero trovare un sostegno recandosi in un luogo sacro. Non è possibile, l’accesso viene negato: inagibilità della chiesa per il tetto pericolante !
Eppure, con i tanti problemi che assillano la sanità, qualche preghiera gioverebbe a tutti, non solo agli ammalati ! Chissà, forse un Essere Supremo potrebbe impietosirsi e venirci incontro per risolvere il nostro problema. Là dove gli Advaisor e i vari Governatori, Commissari, Assessori alla sanità, Medici, Operatori sanitari e “frattaglie varie”, non hanno potuto, una preghiera forse sarebbe risolutiva (aggrappiamoci a tutto)!. Non certo una preghiera per i su citati signori (si fa per dire), che credo sarebbe sprecata quanto inutile, ma per quelli che sono “costretti”, di questi tempi, a rivolgersi alle strutture ospedaliere in Calabria.
Naturalmente (come vuole la regola dalle nostre parti) il paradosso non manca: mentre si spendono e spandono “fiumi di denaro”, per una cardiochirurgia, non si trova neppure un “obolo” per riparare il tetto di una chiesa ! Domanda filosofica che, credetemi, conviene porsi sempre. Mi chiedo, e vi chiedo, è più importante il corpo o l’anima ? Sembrerebbe che i vari “gentiluomini” che si sono avvicendati all’Azienda Ospedaliera (e non solo) abbiano scelto la materia allo spirito. Anche se nello scegliere la prima non è che abbiano ottenuto grandi risultati: intendo per l’ammalato ! Personalmente e per i propri congiunti ed i congiunti degli amici, parenti ed affini vari siamo certi che li hanno raggiunti. Il “vile denaro” che per questi “galantuomini” è la “materia prima”, gli è servito e se ne sono serviti! Se consideriamo i “lauti compensi” (non sono cosi cattivo da pensare agli extra) non riusciremo mai a rassegnarci del motivo della loro inefficienza: cosi ben pagati non avrebbero potuto risolvere problemi di cosi “piccola portata” ? Come possiamo credere che saranno mai in grado di risolvere problemi di più ampia portata ?
La soluzione (almeno non solo questa) non è certamente quella del tagliare gli alberi vecchi. E’ necessario, preliminarmente, piantare gli “alberi nuovi”, non prima di aver preparato accuratamente il terreno, per poi farli crescere ! Le scelte devono essere oculate, innovative, condivise con gli operatori sanitari (quelli seri intendo: non basta avere una laurea per essere un medico! ), lungimiranti e soprattutto devono essere “scelte responsabili”. Intendo con questo, “servirsi” di chi ha a cuore l’ammalato (preferisco non chiamarlo paziente) e far si che chi non raggiunge gli obiettivi (che non può essere il solito “misero e schifoso bilancio”) sia il primo a pagare: patti avanti !. Oggi tutti cercano incarichi ben retribuiti senza rischio alcuno. Eh , mi si dirà, ma sono “professionisti”, gente esperta, “mostri sacri del sapere”. Pensate a come saremmo ridotti se ci fossero stati degli incompetenti ! Ma questa è una storia senza fine: si passa da incarico ad incarico, senza colpo ferire e sempre gli stessi. Insomma nulla di nuovo all’alba. Cosi sembra. Ed allora a cosa serve la chiesa in ospedale ? Serve certamente al malato ed ai parenti, ma serve pure a me per pregare Iddio di “illuminare” la mente di chi deve operare delle scelte. Serve al personale medico, paramedico ed amministrativo tutto, per andare quotidianamente a “battersi il petto” e recitare il mea culpa, per tutto questo disastro di cui anche noi siamo responsabili. Serve per un pentimento e per fare dei buoni propositi, suggellati da un patto con il Signore. Come avrete capito sono arrivato all’ultima fermata del treno: sono disperato !. Chiedo aiuto al Signore per risolvere il “problema sanità” !. Ed in virtù di questo, anche se so che qualunque luogo può servire per pregare, vi chiedo: ristrutturiamo la “chiesetta dell’Ospedale”. Ero partito a lottare per un nuovo ospedale (incomincio a perdere le speranze) e mi ritrovo a lottare per una “misera ristrutturazione”. Ma forse nostro Signore vuol farmi capire che bisogna accontentarsi di poco e che bisogna “prendersi cura”dell’anima. Quell’anima che oggi è ammalata più del corpo. E’ all’anima dunque che bisogna tornare. In fondo come diciamo dalle nostre parti: “siamo di passaggio”. Questo dovremmo capirlo tutti, medici, ammalati, e perche no ! Anche noi politici.
Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune -

venerdì 25 giugno 2010

DACCI OGGI LA NOSTRA LEGGE QUOTIDIANA


L’azione quotidiana, puntuale ed “aggressiva”, da parte delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, di questi ultimi tempi personalmente ( parlo come cittadino/politico ma in primis come cittadino) non può che farmi piacere: costi quel che costi. Non mi limito ad esprimere “formalmente” l’apprezzamento ma tenterò una riflessione. Solo gli sciocchi ed i ciechi (non voglio pensare a chi fa finta di non capire) non riescono a vedere la realtà che ci viene messa sotto il naso quotidianamente. Viviamo in una terra in cui l’abuso di potere, la mafia, la mafiosità rappresentano la regola e non l’eccezione. L’unico modo per contrastarla è rappresentato dal l’imporre il rispetto della legge e delle regole del vivere civile. E’ compito, oltre che un dovere, da parte di chi rappresenta la legge andare in questa direzione. Bene dunque, anzi benissimo.
Quella che viene chiamata “zona grigia” rappresenta la fetta più grossa di questo “pasticcio”, tanto da determinare il “grigiore e lo squallore” che pervade questa realtà. Realtà di fronte alla quale, il comune e banale cittadino, è costretto ad assistere ed a subire senza poter far nulla (o quasi). Dico “quasi” per due ordini di motivi. Il primo per la scarsa fiducia da parte del cittadino ed il secondo per “motivi di sopravvivenza”. Entrambi certamente non giustificabili. C’è da aggiungere che simili comportamenti non fanno altro che alimentare questo “circuito vizioso” ed, alla fine, non si fa altro che andare contro il proprio interesse e contro la comunità, di cui ognuno di noi fa parte.
Bene dunque quando si va nella direzione giusta: oggi siamo tutti pronti a lamentarci che non funziona nulla. Eppur qualcosa si muove ! Scardinare un sistema, una mentalità, un modo di fare comune non è cosa facile: bisogna incominciare. Dare ed avere fiducia.
Starà alla responsabilità (che non manca), di chi è deputato a fare questo, ad andare sino in fondo e colpire i veri responsabili di questo sistema e non (mi auguro) le vittime. Siamo arrivati oggi ad un “punto di non ritorno”: ognuno deve rimboccarsi le mani e contribuire nel proprio piccolo a migliorare la situazione.
Le responsabilità della politica sono notevoli e sono “allocate” molto in alto: si arriverà all’apice ? questo lo vedremo in quello che è stato definito l’inizio di un “percorso di pulizia”. E’ certa una cosa: c’è la probabilità che, in questo sistema di illegalità diffusa, qualcuno “rischi” di rimanere inconsapevolmente vittima.
Debellare un sistema cosi complesso ed articolato non è certo una cosa facile! Nemmeno per chi ci si è avventurato. Ma non esiste altra soluzione: in fondo ci si chiede la normalità. Le dichiarazioni fatte da Pignatone a Firenze (la ‘ndrangheta ha fatto campagna elettorale) non hanno stupito credo nessuno, cosi come nessuno si stupirà, più di tanto, per i “fiumi di denaro” spesi (truffe a parte).Vittime cittadini inconsapevoli o disinteressati ? Propenderei per questa ultima ipotesi: ergo ognuno si responsabilizzi !
Chi ha beneficiato di tutto questo ? Chi deve essere “attenzionato” dopo quelle non sono solo “voci di popolo” ma anche oltre ? Certamente le mie domande sono banali e c’è chi se li ha già poste: i risultati sono certo arriveranno. Ad oggi grandi sono stati i risultati delle azioni mirate da parte delle forze dell’ordine e dalle dichiarazioni ci saranno ulteriori sviluppi.
Di una cosa siamo certi: qualunque cosa và nella direzione di ripristinare la legalità è l’unica soluzione per cambiare questo sistema, anche e sopratutto politico. La politica tra i suoi compiti dovrebbe avere la cura di “educare” il cittadino: questa politica oggi quale titolo ha per farlo ?
Esiste anche la parte sana della politica che si impegna, che opera per migliorare la società: questa politica deve essere più incisiva e più credibile attraverso scelte meritocratiche, di sempre più trasparenza e di coerenza. Credo che la morale che va tratta è quella di sempre: bisogna essere al servizio della comunità con la responsabilità dovuta al fine di poter migliorare la realtà. La Magistratura sta andando in questa direzione. La politica cosa vuole fare ?
Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune-

lunedì 21 giugno 2010

LA SINDROME DELLA RANA BOLLITA


Caro direttore, il problema non è se andare presto o tardi a letto ( de gustibus non est disputandum ) e, di conseguenza, avere più o meno tempo per pensare. La questione va posta in altri termini: si riesce ancora a pensare ? Si può avere la coscienza (o quello che ne è rimasto) a posto a punto da lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo serenamente ?Potresti facilmente rispondermi che gli “omuncoli” non hanno nè pensieri (quelli seri intendo) ne coscienza. Ma non è questo che ci interessa: i servi e gli schiavi abbondavano nel IV secolo a.C. in Grecia (dove si dice essere nata la democrazia) e continuano ad essere in tanti, troppi, anche ai giorni nostri. Si compra tutto (oggi più che mai!) e dunque è estremamente facile acquistare anche la dignità delle persone. Di contro, c’è gente che non si piega a questa “logica perversa” e che vuole “godersi” la leggerezza della vita, nelle sue mille sfaccettature, con un pensiero, una parola ed una scrittura libera: nessuno mai potrà capire il piacere della libertà se è nato schiavo !E questo vale per il politico, il giornalista, il magistrato, l’operaio ed ogni singolo essere umano ! Gli schiavi li trovi dappertutto: schiavi del potere, schiavi del denaro, schiavi del sesso, schiavi della droga, schiavi delle abitudini, schiavi “inconsapevoli”. E già perché alla fine si rischia di diventare “schiavi inconsapevoli” se non si usa la ragione, se non si pensa, se non si riflette, se non si accetta il confronto con l’altro (l’Altro può essere un nostro simile o noi stessi !). Tralascio dunque gli “schiavi di professione”, che non mi hanno mai riguardato e che mai mi riguarderanno, per puntare su quella cosa su cui bisogna soffermarsi e riflettere a lungo: la “schiavitù inconsapevole”. E giova ricordare una storia antica: la parabola della rana bollita.La rana nuota tranquillamente nell’acqua tiepida non sapendo di trovarsi in pericolo; sotto il recipiente vi è una fonte di calore che in breve renderà l’acqua bollente. Presto, la rana “drogata” dalla sensazione di benessere, non avrà più la forza di saltare fuori dall’acqua bollente. Questo è quanto è successo a noi tutti che ci siamo “assuefatti” al degrado crescente, ad un agire finalizzato al proprio tornaconto, a considerare “normale” quello che in qualsiasi altro posto del mondo è sinonimo di imbarbarimento: insomma ci hanno bolliti gradualmente per far si che non ci sia la forza di reagire.Ma, per fortuna, c’è ancora qualcuno che trova la forza ed il coraggio di denunciare “questo torpore” e che vuole “saltare fuori dalla pentola” prima che sia troppo tardi. Per non diventare “schiavi inconsapevoli” ! Per fare questo ci vuole una buona dose di determinazione, coraggio e senso di responsabilità.Queste persone sono “scomode” al potere che vuole assoggettare, schiavizzare ed imperare, al di sopra ed al di fuori di qualsiasi regola del vivere civile. E come tutte le persone scomode vanno “isolate”, bandite, messe all’angolo e bisogna puntargli l’indice contro. Perché dunque meravigliarsi, perché irritarsi, perché deprimersi se il mondo gira cosi: da una parte gli “arroganti”, i ladruncoli, i prepotenti con lo stuolo di schiavi al seguito e dall’altra la gente onesta, libera, dotata di “pensiero proprio” che,quasi sempre, si ritrova a lottare in solitudine.Ma vi chiedo: è possibile vivere tutta la vita a calcolare, a tremare, a fare quello che piace sempre agli altri ? C’è qualcuno che ha scelto di….. “cantare, sognare sereno e gaio, libero, indipendente; di aver l’occhio sicuro e la voce possente e di mettersi, quando piaccia, il feltro di traverso, per un si per un no battersi o fare un verso”. Sono queste le persone che come Cyrano di Bergerac amano al di sopra di ogni cosa….la libertà. E vani sono tutti i tentativi per riportarli “alla ragione” ! Cosi come vani sono stati i tentativi di “far ragionare” il pazzo Hidalgo Quijote. Lor signori si rassegnino: su questo nostro piccolo pianeta non esistono solo i Sancho Panza (che sognano la loro isola) ma esistono (seppur rari) i Don Chisciotte che, anche se dovranno “lottare contro i mulini al vento”, non si tireranno mai indietro. Ergo ! Lasciateli in pace. Sopportate il loro “fastidioso brusio” ! Che pensino pure, questi “poveri illusi”, di poter cambiare il mondo ! Lasciategli credere che possono essere utili a qualcosa ed a qualcuno. Non vi curate di loro! In fondo quello che conta per voi è mantenere il potere ed avere dei servi al seguito. Loro vogliono solo la libertà una cosa di cui voi non sapete neppure l’esistenza ed il significato. E dunque cosa vi importa ?

mercoledì 16 giugno 2010

SE NON CI FOSSE L'AMMALATO !


Vogliamo che non ci siano sprechi nella sanità, vogliamo che ci sia la “potatura” dei rami secchi e dunque tagli mirati, giusti e giustificati ma…..vogliamo una sanità che funzioni.
Vogliamo una “sanità normale” non eccellente (siamo stufi delle “eccellenze” usate come specchietto per le allodole). Vogliamo che un cittadino che ha bisogno di essere curato sappia come, dove e quando questo avverrà. Essendo certo che questo “percorso” non rappresenti, un “terreno minato” che rischi di farlo saltare per aria da un momento all’altro..
Oggi la sanità in Calabria è lasciata alla “libera interpretazione” del singolo (sia esso medico o paziente) dove a farla da padrone sono gli “untori della sanità”: medici che utilizzano gli ospedali come “cliniche private” e “pazienti fai da te” che grazie al favore degli amici hanno accesso a qualsiasi prestazione.
Questa è la “terra del favore” e dello “sfruttamento”: la sanità, in tal senso, non fa eccezione ! Dalla relazione Ricci-Serra sembrerebbe che in Calabria l’attività medica privata (intesa come attività di un medico che si paga nel proprio studio) non esista ! Eccome se esiste ! I medici si “trasportano”, regolarmente, i pazienti negli studi privati fuori dall’ospedale (con la scusa banale che non sono stati approntati gli spazi per la libera attività dentro l’ospedale) dove evitano “accuratamente” di fatturare: ecco perché non vi è traccia di libera attività; di contro i “pazienti furbi” (pazienti si fa per dire) godono dei favori e della compiacenza del personale di servizio, per eseguire gratuitamente prestazioni di ogni genere, dalle semplici analisi agli esami più sofisticati e costosi.
Alla fine a pagare questo “scempio” ( alla fine il conto si presenta) saremo tutti noi cittadini della “polis mercato”. E la politica ? Non sa (e non vuole sapere) neppure da dove iniziare per incompetenza, negligenza, incapacità, arroganza, affarismo, clientelismo e quant’altro. Oggi nessuna persona dotata di buonsenso vorrebbe trovarsi nei panni di chi è costretto a fare delle scelte. Oggi, infatti, si è “costretti” a delle scelte che dovranno essere necessariamente “scelte di risparmio” per l’enorme deficit nella sanità calabrese e che comporteranno (dicono) “lacrime e sangue”: frase che ci viene ripetuta come un ritornello per, stranamente, “farci assuefare” al nuovo clima torrido di questa estate altrettanto strana. Le lacrime ed il sangue è stato versato, sino ad oggi, dalle tante “vittime della sanità” e non vorrei che si continuasse in questa direzione. Non vorrei insomma che a pagare fossero sempre i pazienti e, specialmente, quelli più deboli ed indifesi.
Vogliamo piangere ed anche lasciarci fare qualche salasso ma non per avere alla fine una “sanità anemica”, inerme ed impotente a sostenere una risalita verso la normalità. Non vogliamo “cose dell’altro mondo” ma cose di “questo mondo” e che non ci vengano elargiti come concessioni o favori ma come “normalità”.
Per fare questo ci vuole spirito di sacrificio, abnegazione, interesse al bene comune, tenacia, perseveranza conditi con una dose di buona volontà: ci saranno tutti questi ingredienti ?
La mia visione protagorea dell’uomo, come misura di tutte le cose, mi porta ad un “sano pessimismo”, in quanto dell’uomo parte integrante di una comunità, e dunque dedito al bene di essa, si sono perse le tracce. Comprendo che, tentare di riportare alla norma la sanità in Calabria, è un’impresa titanica ma confido nelle capacità di chi è deputato a farlo. Per non fallire (e ad oggi non ce lo possiamo permettere) è fondamentale operare delle scelte “oculate”, avvalendosi della professionalità e delle competenze ma soprattutto, di chi ha a cuore la salute del paziente. Sino ad oggi, l’unico ostacolo nella sanità sembra essere stato l’ammalato ! Si spera che nel futuro l’ammalato diventi il centro dell’attenzione degli operatori sanitari e della politica e non il nemico da cui guardarsi.

lunedì 7 giugno 2010

TERRA AVVELENATA

L’augurio che posso farti Claudio Cordova (e che posso farmi) è che Iddio Ti mantenga sempre cosi: libero, sincero, costruttivo e di spirito nobile. La nostra terra ( ”Illuminante” il titolo del Tuo libro: Terra Venduta) così come il nostro cervello l’abbiamo data via in cambio di scorie, rifiuti tossici: rifiuti sotterrati e che ci sotterreranno !
Un libro interessante il Tuo che dovrebbe essere letto e digerito dalla gente comune (non dico dalle persone addette ai lavori, in quanto sono cose che già conoscono) perché serve non solo a conoscere ma (principalmente) a riflettere.
A Te è servito scriverlo perché hai fatto una riflessione che (con naturalezza) hai esternato: il mio libro è interessante per le cose che non ho scritto ma che ho pensato ! Cosa che avrei voluto fare. Certo Tu hai scritto delle cose che chiunque in qualsiasi momento può verificare ed accertarei. Ma le cose non scritte (le più importanti a Tuo dire) dovrebbero essere la naturale conseguenza logica post-lettura di un “essere pensante”. E già ! Tu inviti a pensare. Ecco perché va letto il Tuo libro.
Ventiquattro anni (la Tua età), all’inizio di una carriera (spero lunga è sempre più produttiva) già con un libro-inchiesta e….. “costringi la gente di “buona volontà” a riflettere. Riflettere sull’amore che si dovrebbe avere per la propria terra ed i propri cari: scusate signori se è poco !
In un momento in cui i giovani non si preoccupano, e nemmeno si occupano, di cose serie e di vitale importanza, vieni fuori Tu, sbarbatello e con l’acne giovanile da “bravo ragazzo”, a parlarci di morale, di etica, di valori, di principi, di regole, di politica e lo fai chiamando in causa tutti noi.
Sarà l’incoscienza della gioventù che gioca brutti scherzi ? O non sarà per caso l’amore per il prossimo, la buona educazione ricevuta, gli studi fatti senza “essere spinto”, il naturale “desiderio di cambiare il mondo” che si ha alla Tua età, il coraggio di osare e di andare oltre ? Credo più in questa ultima ipotesi.
Non voglio scoraggiarti ma… non cambierai il mondo ! Certamente sarai di aiuto, a chi ha voglia di cambiare, con il dono che hai fatto scrivendo un libro così importante !
Non cambierai il mondo perché ormai i rifiuti tossici non sono solo quelli di cui Tu parli nel tuo libro, sotterrati in varie località della nostra Calabria, e che sono letali. Non solo quelli almeno ! Ci sono altri “rifiuti” che sono in superficie, vivono tra di noi, si nutrono come vampiri del nostro sangue, e ci tolgono l’aria, il respiro sino a soffocarci: è una lenta agonia che ormai dura da tanto tempo.
Anche della politica sono rimaste le “scorie”. La politica è esangue e mostra un “grigiore” impressionante, inquietante, che non lascia presagire bene. La responsabilità di quanto accade qui in Calabria è di tutti (ognuno con la sua giusta percentuale). Tu questo lo sai ed hai voluto fare la parte che ti compete sino in fondo: lo hai fatto da uomo e da giornalista libero ! Hai dato il Tuo contributo e lo hai fatto documentandoti, scrivendo le cose di cui sei venuto a conoscenza: hai cercato la verità ! Ed una piccola parte di verità l’hai messa in evidenza: sappi che è meglio conquistare una piccola parte di verità che un trono !
La gente come me ti è grata per quello che hai fatto, per quello che hai scritto ed hai detto, anche per le cose…..che non hai detto ! Ma che ci hai fatto intravedere. Grazie per l’insegnamento che hai dato a noi, che dovremmo essere responsabili della salute del cittadino, e l’esempio che hai dato a quanti Tuoi colleghi che fanno del “ prono giornalismo”: invece di svelare la verità la sotterrano….proprio come i rifiuti !
Antonio Nicolò – Capogruppo Pdl al Comune di reggio -

mercoledì 2 giugno 2010

PANE, SINDACO E ....BALORDO



Che il Sindaco Raffa goda della stima e della fiducia di tutto il Pdl e della maggioranza è cosa risaputa! E comunque mi piace ribadirlo. Ma questa non è e non può essere una notizia ! Cosi come non lo era la ventilata ipotesi di una “crisi interna” ad opera di un “balordo”, a cui qualcuno ha prestato scioccamente il fianco. Questi sono i “fatti reali” emersi in questi giorni e questa è la realtà.
Fatta questa doverosa promessa vorrei trarne la morale: se qualcuno pensava di voler dimostrare l’”inconsistenza politica” di un gruppo di consiglieri e di un Sindaco, per motivi “squisitamente personali”, non operava certamente nell’interesse della città. Ma si questa è la vita ! C’è chi vive e chi invece si accontenta di sopravvivere. La scelta di Raffa Sindaco si è dimostrata non solo giusta, ma anche in linea con un programma di rinnovamento, già avviato, e che ci vede responsabilmente coinvolti, per la crescita d Reggio.
Mi preme ancora una volta sottolineare che, oggi più che mai, vi è la necessità di alzare il livello politico e la dialettica interna ai partiti per migliorare la crescita culturale sociale. Solo cosi possiamo sperare in un cambiamento reale e duraturo.
Compito della politica è anche quello di educare il cittadino: ecco perchè vi è la necessità che chi fa politica abbia le carte in regola, sia morali che culturali. Voglio ricordare le dichiarazioni a Firenze di Pignatone: “la mafia ha fatto campagna elettorale” !
Siamo tutti consapevoli della crisi che attraversa tutto il Paese e che vede la nostra terra maggiormente a rischio. Un esempio per tutti è la sanità che dalle nostre parti si evidenzia (sempre più) nella sua “drammatica inadeguatezza “. Naturalmente è questo il risultato, della gestione della stessa, da parte di una classe “politica scellerata e dissennata” che ha origini lontane.
Da distruggere è rimasto ben poco ! Pertanto credo che (a questo punto) bisogna impegnarsi in una costruzione lenta e laboriosa. In tal senso vanno le considerazione del Sindaco Raffa ed il nostro sforzo per continuare nella “politica dei fatti” già tracciata da Scopelliti.
La nostra città confida non solo nelle capacità del Governatore della Calabria ma anche nella benevolenza verso la Sua città. Abbiamo bisogno di una sanità efficiente e funzionale cosi come abbiamo bisogno di una maggiore attenzione verso i giovani (il più alto indice di disoccupazione europea) e l’ambiente. Un rilancio del nostro aeroporto e dei mezzi di comunicazione che sono “desolanti ed isolanti”.
Il Sindaco Raffa non è solo, e non lo sarà neanche in futuro, in quanto gli si riconoscono (da parte di tutti)le qualità morali e la giusta determinazione nelle scelte a vantaggio del territorio.
La “bassa politica”, quella dei “pescivendoli” per intenderci, non trova più consenso tra la gente che è costretta, oggi più che mai, a fare i conti con la realtà. Il pane lo vogliamo fare ma con la farina buona !
Le candidature future a consigliere comunale, Sindaco e Presidente della Provincia spero nascono da “scelte oculate” da parte dei partiti che, oggi più che mai, devono “risorgere” dalle ceneri: abbiamo bisogno di una buona e sana politica !
Abbiamo bisogno principalmente di un “Nuovo Umanesimo” in quanto troppi anni bui e troppa decadenza abbiamo sopportato: oggi non è consentito più sbagliare. Badate bene, le conseguenze le pagheremo tutti.
Antonio Nicolò – Capogruppo del Pdl al Comune di Reggio -

sabato 29 maggio 2010

E..LEZIONI DI 'NDRAGHETA


"La 'ndrangheta, l'organizzazione criminale ad oggi piu' forte e potente che c'e, fa campagna elettorale cosi' come la fa Cosa nostra siciliana''. Questo è quanto ha affermato Giuseppe Pignatone, il procuratore capo di Reggio Calabria, a Firenze. La cosa credo non ci abbia sorpreso e, se proprio volete che ve lo dica a cuor aperto, credo nemmeno i Fiorentini lo saranno stati . Questo è quanto avvenuto alle ultime elezioni regionali e nessuno ha motivo di dubitare. Anche perché il paese è piccolo e la gente mormora.
La ‘ndragheta si sceglie il candidato da sostenere (uno o più di uno: c’è solo l’imbarazzo della scelta !) e lo fa eleggere consigliere regionale. Le conseguenze che ne derivano sono “a cascata”: affari, truffe, ruberie varie, gestione di “settori strategici” che portano, inevitabilmente, come risultato a quello che è ormai sotto gli occhi di tutti: il degrado totale ed il sottosviluppo in tutti i settori.
E sembra di assistere ad una commedia tragicomica, quando qualche “consigliere regionale stagionato” viene fuori con dichiarazioni di stupore e di rammarico per il degrado ed il debito n.q. (non quantificabile) di una sanità che…. di sanità gli è rimasto solo il nome. E per sembrare più credibile si parte con l’ “operazione ritocco”: qualche taglietto (giusto un po’ di fondotinta) ai lauti compensi e alle spese folli per la gestione dei gruppi, gruppuscoli e similari. Per esempio basterebbe andare a controllare le “finte residenze” che abbondano… causa missione.
Ma Pignatone non dice nulla che già non era a conoscenza, anche da parte dell’ultimo “banale e comune cittadino”. Dirò forse qualcosa di diverso: questi candidati, dei “loschi appoggi”, ne fanno motivo di cui vantarsi e quale punto di “forza aggregativa” di altri soggetti: la regola (quasi sempre), di chi fa politica, è che bisogna votare la persona che ha maggior probabilità di successo.
Ma, perdindirindina, con questa storia bisogna finirla una volta per tutti: non diamo sempre la colpa a questa povera ‘ndrangheta. In fondo loro…. fanno il loro mestiere. Perché non andiamo a vedere le spese folli delle campagne elettorali, le “campagne acquisto” di signori (si fa per dire) che sostengono, in cambio di soldi e favori vari, alcuni candidati ? La gente mormora ed i favori sono visibili e tangibili.
Tutti sanno, tutti si indignano ma alla fine nessuno isola questi individui che imperterriti continuano a dire la loro: ci parlano di moralità, di regole, di dignità, di onestà intellettuale (non ho mai capito cosa vuol dire), di coerenza: insomma gente di cui potersi fidare. Il che equivarrebbe di avere il coraggio di affidare i propri figli ad un pedofilo.
E la libertà ? A cosa serve la libertà ? Questa è la domanda che si pose, in maniera cinica e squallida, quell’altro gran signore che era Lenin. La libertà serve eccome ! La si può togliere ma c’è sempre la possibilità di riconquistarla. Abbiamo bisogno della libertà ma, pian pianino, ci stanno “disabituando”, ci fanno dimenticare anche che cosa è la libertà sino a farla scomparire anche dalla nostra vita. Credetemi, non è solo la ‘ndrangheta che mina la nostra libertà: il dramma è che ci stanno abituando a saperne fare a meno.
Ecco che i soprusi, le arroganze del potere, il menefreghismo, l’irresponsabilità, l’incuria e quant’altro ci scivolano addosso senza che ce ne accorgiamo: facciamo finta di indignarci, facciamo finta di lottare, facciamo finta di reagire ma alla fine…nulla cambia dentro di noi e di conseguenza nemmeno all’esterno.
La ‘ndragheta ed i “mafiosetti da asporto” continuano nella loro opera; i politici continuano a “beneficiare” di tali servizi previo impegno di contraccambiare (lo chiamano voto di scambio naturalmente) ed, alla fine, il solito fesso di “cittadino ignoto” si presenta alla cassa per pagare.
Non mi fido di proporvi un cambiamento (potreste sospettare anche di me) perché questa è la parola d’ordine. Vorrei, invece, farvi semplicemente notare (per qualcuno che nel frattempo si è distratto o è stato distratto) che tutto va a peggiorare. Tranquilli comunque: al peggio non c’è mai fine ! E poi chissà che un giorno non salti fuori qualcuno che chiamerà in causa uno di questi “soliti noti” a rendere conto del proprio operato ! Non mettiamo limiti alla Provvidenza.

lunedì 24 maggio 2010

IL PAZIENTE E' PAZIENTE...NON SCEMO !


Si parla e si scrive di sanità. Lo si è sempre fatto: i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Si ricomincia a parlare con più vigore, con maggiore convinzione e determinazione. E questo perché è diventato difficile nascondere la triste realtà anche
al più bravo “illusionista della politica”.
Anche il Governo nazionale ci ammonisce e ci “costringe” alle nostre responsabilità ! E lo fa, non solo con una “classe politica parassita” ma anche con il singolo cittadino: è necessario un aumento delle tasse.
Il Governo corregge il tiro affermando: date dimostrazione di “buona volontà” e vi verremo incontro. Tradotto vuol dire che si chiedono fatti ed anche concreti: non solo bisogna operare ma farlo anche bene.
E qui mi si trova d’accordo. E’ giusto iniziare a tagliare, risparmiare, controllare, gestire, programmare etc al fine di appianare quella “voragine di debiti”, non ancora quantificabile, accumulatasi nel corso degli anni e che ineluttabilmente pagheremo tutti. Lo faremo senza battere ciglio (cosi come ci hanno abituati). Ma la buona sanità ? Chi ci darà la garanzia e la certezza di un “futuro normale” della sanità ? La buona sanità è quella alla quale si fa riferimento ogni qualvolta bisogna mettere una pezza nella grossa falla del sistema ?
No certamente! La buona sanità è quella che fa percepire al cittadino (e gli fa avere anche la consapevolezza) che la propria salute viene garantita, da strutture efficienti ed operatori sanitari qualificati, con la certezza di un posto letto in caso di ricovero e di un “iter diagnostico” e terapeutico adeguato. Cosa che oggi non avviene.
Alcuni ospedali vanno chiusi e bisogna farlo subito: non servono “strutture paravento” per garantire posizioni di comodo ma che risultano, alla fine, essere trappole (a volte anche mortali) per il paziente.
Non serve avere più personale o più primari ospedalieri: serve far lavorare e qualificare il personale esistente (peraltro in esubero). Questo significa accorpare tante “piccole isole felici” in un'unica realtà lavorativa ed operativa, implementare le strutture carenti (leggasi chirurgie) con professionisti qualificati. Chiudere con le assunzioni di parenti, amici, amici degli amici ed affini.
Per fare questo bisogna avere dei manager seri e dei responsabili di Unità Operativa qualificati, ai quali devono essere dati degli obiettivi chiari (non il solito pareggio del bilancio o il “volemose bene tutti”) pena l’immediata decadenza dall’incarico. Assegnare i budget e chiedere conto di come si spendono i soldi e la garanzia di una adeguata prestazione.
Chiudere i vari “pseudo-ospedaletti” della piana per iniziare ( già da subito ) a costruire il tanto famigerato “Ospedale Unico della Piana”: un unico ospedale funzionante che garantisca il locale evitando il peregrinare alla ricerca di un posto. Stessa cosa dicasi per la città di Reggio: bisogna attivare tutte le procedure per la costruzione di un nuovo ospedale.
Questa sanità non si può riprendere neanche se si è in possesso della famigerata bacchetta magica. Gettare le basi (non solo in termini di edilizia) vuol dire essere lungimiranti e concreti. Non servono più i “rattoppi” perché la “pezza” di buchi ne ha fin troppi ! Servono decisioni forti, forse impopolari, e non di comodo: se non si accontenta qualche amico (con concorsi, incarichi e frattaglie varie), se si privilegia la meritocrazia, se si impedisce lo spreco, se si utilizzano le risorse disponibili (oggi utilizzati al massimo per il 20%), se si è lungimiranti nelle scelte, ecco che il risultato si ottiene. Se si continua (cosa impensabile) con le parole ad effetto, con il gettare “fumo negli occhi” i risultati da qui a breve saranno nefasti per tutti: non solo per i pazienti ma anche per la politica. Il paziente è paziente non certo scemo: la misura è colma ! Lo ha detto anche il Governo.

venerdì 14 maggio 2010

CHI ROMPE PAGA ED I COCCI SONO SUOI


La tentazione è forte, e si ripresenta ciclicamente sempre con più maggiore intensità, ed è quella di lasciar perdere privilegiando una vita solitaria da eremita. Ma alla fine prevale il buonsenso,
anche se non di continuare a lottare, di dire almeno liberamente le cose come stanno.La decisione del Governo di far pagare (attraverso un aumento delle tasse) ai calabresi il deficit della sanità, derivante dallo sperpero, dalle ruberie varie e dalla cattiva gestione, mi sembra cosa buona e giusta ed un atto dovuto. Certo saranno in pochi a capirlo ed accettarlo: le punizioni si sa non vengono mai graditi, ne tantomeno desiderate da nessuno.Ma se di punizione trattasi (come cosi è realmente e lo dico a “ciglio asciutto”), questa deve servire, alla fine, per trarne una morale: chi rompe paga ed i cocci sono suoi.Infatti da tutto questo “disastroso e disastrato mondo politico calabrese” non ci si poteva aspettare un risultato diverso! A nulla servono i buoni propositi e le “promesse illusorie”, ci vogliono i fatti, quelli concreti e tangibili e che non si prestano a fraintendimento alcunoSe è vero, come è vero, che tale decisione del Governo è la risultanza di una “gestione allegra” da parte di una “combriccola politica” (altrettanto allegra), eletta da cittadini superficiali e poco attenti, ne deriva la naturale conseguenza che a pagare debbano essere i cittadini stessi. Ed i politici ? I politici che sono i maggior artefici del disastro continueranno a “bivaccare e bighellonare” senza colpo ferire ?E no ! Troppo comodo ed anche troppo semplice se a farne le spese devono essere solo i cittadini (peraltro alcuni onesti e molti inconsapevoli). E chiaro che il cittadino deve “responsabilizzarsi” e produrre una classe politica seria e non i “soliti lestofanti” ed anche incominciare a pretendere fatti. Un rimedio deve pur esserci affinchè si incominci a riavere fiducia: pagare le tasse non deve essere vissuto dal cittadino come una punizione senza peraltro “beneficiare” di quello che è un diritto naturale: una sanità che funzioni.Mi permetto di dare un suggerimento, naturalmente se la nuova classe dirigente regionale vuol dimostrare di fare sul serio, ed è questo: dimezziamo il compenso dei consiglieri regionali e tagliamo le “spese esose” di questo carrozzone regionale. Infatti la nostra è una regione dove si spende per la politica più che in altri regioni (dove le cose funzionano). Faccio notare, a qualche persona poco attenta, che ancora oggi, gran parte dei consiglieri, o politici che occupano ruoli importanti di sottogoverno, facevano parte della “combriccola” che ha determinato il disastro della sanità calabrese !Faccio notare che il federalismo fiscale và in questa direzione: ogni regione deve sapersi gestite con le proprie forze. Questo vuol dire (ed il segnale del Governo oggi è chiaro) che la classe politica, delegata a rappresentare il cittadino, deve “rassegnarsi” ed abbandonare le logiche sino ad oggi seguite: il proprio tornaconto ! Nessuno può pensare di “scaricare” su altri responsabilità personali. Ergo privilegiamo le professionalità, le competenze e l’onestà pena un dissesto peggiore di quello sin qui prodotto.Richiamo al senso di responsabilità la categoria medica che sino ad oggi ha consentito (rendendosi cosi complice) che la sanità andasse alla deriva: bisogna anteporre l’interesse generale a quello personale. Il garante della salute del cittadino è (e lo sarà sempre) il medico !Reggio (parliamo della nostra realtà) ha la necessità di avere un “nuovo ospedale”, come ho più volte ribadito, ed è in questa lungimirante prospettiva che bisogna lavorare. Naturalmente l’ospedale esistente, sino a quando non verrà realizzato il nuovo, dovrà essere messo in condizioni di poter garantire una qualità “decente” di sanità, che potrà essere realizzata con una modica spesa, principalmente con la scelta di dirigenti validi che hanno a cuore il problema: daremo cosi dimostrazione che qualcosa vuole cambiare anche qui in Calabria. Solo allora il cittadino sarà motivato a pagare le tasse avendo la certezza che i propri diritti saranno garantiti. Altrimenti, come si dice in questi casi, il cittadino sarà costretto a subire oltre il danno anche la beffa!

domenica 9 maggio 2010

L'ERA DEL DRYOPITHECUS

Diaciamoci la verità.
Tripadvisor, il più celebre e prestigioso sito internet del mondo dedicato al turismo, incorona Reggio (e la sua provincia per essere più corretti) nella Top-10, delle località turistiche emergenti a livello mondiale, che si colloca addirittura al 5° posto.
Risultato inimmaginabile ed impensabile ai più e che lascia comunque soddisfatti tutti, non ultimo l’”assessore ballerino” al turismo che può finalmente lasciarsi andare ad una “dichiarazione liberatoria” di autoincensamento.
Non voglio fare certamente il guastafeste, o il bastian contrario per partito preso. Ma non voglio nemmeno fare la figura di colui che si nasconde dietro il paravento di un riconoscimento per elogiare un’Amministrazione, che non ha bisogno del mio “incensamento” , o (peggio ancora) guardare solo la luna e non anche il dito che la indica.
Voglio invece approfittare dell’ambito riconoscimento per sottolineare e ravvisare le criticità di questa terra: se è vero (come è vero) che dovrebbero arrivare più turisti a Reggio è anche vero che ci vuole gente e strutture pronte ad accoglierli.
Se per le strutture possiamo parlare facilmente, individuando carenze e disservizi e lavorando, sodo e coerentemente, risolvere il problema la stessa cosa non potremmo dire (almeno con la stessa facilità) per la gente.
Se dico che mancano alberghi, vie efficienti di collegamento aria-terra-mare (cioè un aeroporto con più voli, un’autostrada al posto di una mulattiera e mezzi navali di trasporto da e verso Messina) non vi direi nulla di nuovo: è da tempo immemore che se ne parla, ma ancora siamo agli albori della preistoria.
Se dico che il “servizio umano di accoglienza” non è adeguato al riconoscimento ottenuto sarei ripetitivo o (per qualcuno) “saccente” e potrei addirittura essere tacciato di razzismo da gente poco avveduta ed in malafede.
Ma se voglio (liberamente) dire quel che penso, non posso fare a meno di affermare che, per una strana e contraria evoluzione della specie, l’homo sapiens è stato soppiantato dal Dryopithecus (dunque millenni indietro) al punto di poter affermare che l’uomo oggi è una scimmia malandata. Certo qualcuno potrà obiettare che cosi gira il mondo e che dovrei adeguarmi: credetemi faccio fatica a farlo ! Preciso, non ci riuscirei mai.
Ma se in questa città (giusto per fare un esempio) qualcuno, che per parlare deve far girare la ruota e scegliere la lettera, ritiene comunque di poter aspirare a diventare Sindaco oltre che per un mesto sorriso bisogna anche trovare lo spazio per una riflessione. Almeno per chi ancora ha un cervello e non l’ha mandato al macero.
Ma se ancora oggi abbiamo una sanità da terzo mondo (con tutto il rispetto per i paesi sottosviluppati) ed un tasso di disoccupazione terrificante ed una criminalità galoppante ecco che l’invito a migliorare è inevitabile.
Cosa fare allora ? La mia proposta/invito è quella di costruire il futuro di questa terra adoperando e mettendo in campo quelli che sono gli “strumenti efficienti” per farlo: la professionalità e la buona politica.
La professionalità facendo ricorso alla meritocrazia e alle provate capacità. La buona politica isolando i nullafacenti, i parassiti, i mercanti di bassa lega e delegando chi “naturalmente” è portato a fare (realmente) il bene comune: termine molto usato oggi, specialmente da chi si fa i fatti propri.
Chi si deve occupare di fare ciò ? Certamente i partiti (o quel che resta), chi detiene il potere e la gente di buon senso. Altrimenti basta un colpo di click per cambiare pagina su internet e parlare di altro.
Antonio Nicolò – Consigliere Comunale Pdl -