domenica 29 marzo 2009

COORDINAMENTO REGIONALE PDL

Dinnanzi al grigiore inquieto e alle contraddizioni che vive l’uomo contemporaneo, fa piacere un sussulto di “gioiosa vitalità” che fa presagire un’inversione di tendenza nella politica calabrese: il Sindaco Scopelliti è il coordinatore regionale di quello che già è il più grande partito della Repubblica.
Esprimo piena soddisfazione per questa scelta, da uomo il cui unico “pennacchio” è la libertà e che non è per nulla incline ai “prodigi di agilità dorsale” ( genuflessioni per compiacere gli altri), con la consapevolezza del “ruolo giusto assegnato all’uomo giusto”.
Un prestigioso riconoscimento, legato, per Scopelliti, al suo spirito di iniziativa ed alla capacità innovativa del modo di fare politica dalle nostre parti, al coraggio di osare (anche con scelte impopolari) ed alla determinazione di realizzare un progetto: mostrare all’Itala il volto di un Sud libero da sudditanze e capace di costruire da se il proprio futuro ed il proprio destino.
La scelta di Scopelliti quale coordinatore, nasce da un impegno, da parte dello stesso, quotidiano, costante e faticoso sul territorio, riuscendo a dare risposte concrete ai cittadini ed interagendo con essi: ha saputo interpretare, fattivamente, quella spinta evolutiva che la società di oggi richiede.
Il tutto, in perfetto sincretismo con la nuova realtà politica, il Pdl, ma conservando l’”anima giovanile” che lo ha portato a cosi grandi traguardi.
La scelta nasce, conseguenzialmente da un giusto, obiettivo e sincero riconoscimento che Scopelliti è riuscito a conseguire grazie alle sue “disinteressate” ed umane capacità: quello di essere il Sindaco più amato d’Italia.
La scelta nasce dalla lungimiranza politica, dalla caparbietà e dal desiderio di realizzare un progetto che vede oggi Reggio al centro dell’attenzione: penso al prestigioso ruolo di Reggio città metropolitana ed al Protocollo d’intesa a Expo 2015 firmato con la città di Milano frutto di un lavoro “certosino e paziente” dello stesso Scopelliti.
La scelta nasce da una “credibilità” politica e da una propedeutica “certificazione di garanzia” presso i vertici del Pdl (Berlusconi in testa), costruita nel suo ,seppur breve, percorso politico: è questo un motivo in più, per un riconoscimento cosi importante ed ambito.
La scelta nasce dal desiderio di questo Governo di fare uscire dall’isolamento ( dove è stato relegato negli anni dalle varie classi dirigenti politiche) il Sud, per liberarlo dagli atavici problemi che lo affliggono, ed a garanzia di un impegno: anche in tal senso và letta la “scelta Scopelliti”.
La scelta nasce dal ruolo che AN ha all’interno del Pdl: bisogna vederne, in questa designazione, un giusto e dovuto riconoscimento.
Riconoscimento ad un uomo di Destra, che è portatore di principi e valori, di cui questa nostra società ha, oggi più che mai, bisogno.
La scelta nasce, infine (e non per minore importanza), per dare valore a tutti quei cittadini calabresi che hanno visto e continuano a vedere in Scopelliti il “futuro politico” di questa Calabria.
Insomma la scelta non poteva essere altra: auguri a Scopelliti ed alla Calabria.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-


martedì 24 marzo 2009

LA FINE DI ALLEANZA NAZIONALE

Muore alla Nuova Fiera di Roma per “crisi ideologica” la Destra Italiana, all’età di sessant’anni.
Così direbbe uno dei tanti, comuni e anonimi necrologi che scivolano sotto il nostro sguardo disattento: lo piangono gli amici e parenti tutti.
Badate bene, non sopporto gli addii, le scene commoventi e strappalacrime, i lamenti da teatro tragico di Sofocle e, tanto meno, l’ipocrisia, il grigiore inquieto e la contraddizione di alcuni uomini.
Sono disposto ad accettare delle scelte tanto necessarie, nelle loro ragioni profonde, quanto rovinose nelle loro conseguenze, ma non il pianto !
Stessa cosa dicasi per i “roboanti proclami” ed i “megagalattici entusiasmi”.
Guardiamo in faccia la realtà e consideriamola per quello che è.
Posso consentire a qualche nostalgico, come me, una “civile e salutare rassegnazione ”: non ne parliamo più ! Stendiamo come si usa dire, in queste circostanze, un velo pietoso.
Spegniamo le luci e lasciamoci dietro gli eventuali “entusiastici proclami” (che non mancano mai in circostanze simili), gli “inutili lamenti” e raccogliamoci in un “ossequioso silenzio”: non possiamo fare altro.
Ma, alla fine dei conti, chi si lamenta e di che cosa ?
Comprendo ed ho rispetto del “militante ignoto”, cosi come ho rispetto del comune cittadino che si è nutrito di valori ed ideali per una vita, ma gli altri no (intendo chi ha fatto e continua a fare politica).
Perdindirindina, non lamentatevi : in compenso nasce il partito degli Italiani !
In fondo così è la vita: una morte ed una nascita ed il ciclo non si arresta.
Non mi chiedete che cosa sia il partito degli Italiani, perché non l’ho capito neanche io: dovete però ammettere che il nome è azzeccato ! Suona bene ed è d’effetto!
Il leader ? Berlusconi ! Non vi sta bene ?
In fondo un partito degli Italiani ci voleva, se ne sentiva la mancanza, considerato, che a rappresentare gli Italiani, di partiti, obiettivamente, non è che ne esistessero più.
Personalmente, una cosa mi rasserena, resteranno nel Pdl i valori comuni e la classe dirigente di destra: vi sembra poco ?
Volete forse insinuare che dei valori non se ne vede neanche l’ombra o, che i dirigenti che andranno a rappresentarci nel Pdl non hanno niente a che vedere con la Destra ?
Sciocchini ! Le innovazioni, i percorsi , le svolte, i progetti, le scelte vincenti e “cianfrusaglie varie” dove le mettete ! Siete proprio “tosti” a voler ancora parlare di Destra!
Se il Fascismo è stato il male assoluto lo scioglimento di “questa” Destra è il male minore.
E poi lo volete capire che “essere di destra” non vuol dire appartenere ad un partito o ad un “cumulo di valori e di ideali”: essere di Destra vuol dire avere un “imprinting genetico”: tradotto vuol dire che o lo si è naturalmente di Destra o no lo si è per nulla. Non esistono le mezze misure cosi come non esistono più le mezze stagioni.
Ecco l’inutilità del parlare, del disperarsi, del contestare, del rinnegare, del trasformarsi, del progredire: queste cose fanno parte della “finzione”.
E la finzione altro non è che creazione: chi è di Destra non ha bisogno di finzione perché vive la realtà (di destra) cosi com’è !
Dunque la domanda da porsi non è che fine farà la Destra ma…. dov’è la Destra ?
Non chiedetelo a me, perché ne ho perso le tracce e non so più dove andare a cercarla (intendo la destra politica), se non dentro di me !
Dunque, che la Destra si chiami MSI, Fiamma, Destra, Alleanza Nazionale, Partito degli Italiani o “compagnia ballando” ha poca importanza; la cosa di cui dovremmo preoccuparci è: siamo in grado di parlare e comportarci da Uomini di Destra ?
Riconosciamo che esiste una Destra che riesca a vivere a qualsiasi cambiamento presente e futuro ?
Tutto il resto è fatica sprecata: “sti pagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive, nuje simmo serie….appartenimmo à morte !”



Antonio Nicolò – Uomo di Destra e Capogruppo di Alleanza Nazionale-

martedì 24 febbraio 2009

MUSEO DELLA MAGNA GRECIA

Protestare non costa nulla, indignarsi ancora di meno e fare finta di interessarsi del “bene comune” è a costo zero.
Diciamo la verità: questo la dice lunga sul comune senso civico locale (prodotto tipico, prodotto DOC).
Venghino signori, venghino, nella città i cui abitanti sono stati tirati fuori dal “forno evolutivo” troppo presto, a metà cottura.
Anche se bisogna considerare che la storia dell’umanità non è un’evoluzione ma una degenerazione (esempio tipico della specie è la classe politica) , bisogna ammetterlo, l’uomo è una scimmia che si è evoluta in maniera straordinaria.
Non essendo dotato solo della “amorfa pulsazione” dell’ostrica, ed avendo qualche neurone, che ancora mi funziona, sono costretto (mio malgrado) a provarle tutte.
Questa volta faccio un piccolo esperimento (ne conosco già l’esito), per capire sino a che punto ce ne freghiamo del luogo dove abitiamo e troviamo sostentamento (politico ed economico). Lo faccio giusto per non sentirmi dire:non lo sapevamo!
E riparto dove eravamo rimasti tempo addietro: dal Museo della Magna Grecia.
E’ nota a voi la vicenda delle “teste” (che nel frattempo hanno già preso il volo per altra destinazione, con la speranza si sia fatto il biglietto di ritorno!) e dell’indignazione che ha colto gran parte dell’opinione pubblica.
Bene. O meglio male, è andata come doveva andare :era solo uno scherzo, stupidini!.
I problemi senza soluzione, si sa hanno cattive soluzioni specie se tardive.
E già, perché bisogna pensarci per tempo (anche se il sole 24 ore l’annuncio l’aveva dato mesi prima!). Ma si sa dalle nostre parti le notizie arrivano in ritardo, come tutte le cose, e peraltro non siamo abituati a leggere i giornali.
Senza fare filologia, il termine più adatto che mi viene in mente è: menefreghismo.
Parlavo dell’esperimento (Pavolv non centra niente, perché anche il riflesso condizionato è assente in questa città) per dirvi che questo è un modo per saggiare (dopo la testa) la “faccia tosta”di quei venditori di pentole per massaie un po’ tonte, che imperversano dalle nostre parti.
Provo a descrivervi quello che da qui a non molto tempo accadrà, e spero, nelle mie previsioni, di essere come quei meteorologhi che non ne azzeccano una.
Come voi tutti ben sapete (a questo serve la comunicazione) i lavori di ristrutturazione del museo dovrebbero partire da qui a breve.
E’ ovvio che, non trattandosi del “rifacimento della facciata” (come spesso si usa fare) il museo sarà messo “sottosopra”.
Chiedo a quelli che, al momento di indignarsi e protestare, sono i primi di essere altrettanto celeri nel rassicurami su dove finiranno le opere importanti del Museo.
Ed ancora., quale ubicazione troverà la Sovrintendenza ai Beni Culturali?
Tempo addietro (timidamente) avanzai una proposta riguardo la “cittadella della cultura”, che avrebbe dovuto allocarsi presso la caserma Mezzacapo.
Niente da fare, anche lì, in pieno centro ed in un complesso d’epoca, troveranno spazi ” uffici ed ufficini” vari (complimenti alla cultura!)
In quei spazi, oggi, avrebbe potuto trovare sistemazione la Sovrintendenza, e siamo ancora in tempo se qualche “uomo di buona volontà” troverà il tempo per interessarsi.
Spero comunque si trovi una sistemazione “dignitosa”, e non voglio pensare, neanche lontanamente, ad un suo trasferimento “fuori sede”. Cosa alla quale ormai ci abbiamo fatto “il callo”.
Il pittore Braque (che amo molto) diceva bene, quando affermava che la verità esiste e che solo la menzogna è un’invenzione.
Sarebbe istruttivo “fare la radiografia” del museo in vista dei lavori che si faranno.
Pertanto, spero presto, di ricevere notizie rassicuranti sull’”operazione museo” e che non siano le solite menzogne.


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale

martedì 27 gennaio 2009

BUON LAVORO DIRETTORE

Gentile Direttore dell’Azienda Ospedaliera,
mi rivolgo a Lei, subito e pubblicamente, per augurarLe un proficuo lavoro (impresa non semplice) al fine di risollevare le sorti della sanità reggina, ormai retrocessa nella bassa categoria, per usare una metafora calcistica.
Personalmente non La invidio: di questi tempi, fare il Direttore Generale di un’Azienda è come orientarsi all’interno della foresta amazzonica.
Mi rendo conto che è inusuale il modo di darLe il benvenuto, ma i tempi e la tragicità lo richiedono.
Se Lei avrà seguito (come certamente ha fatto) le polemiche di questi giorni (e non solo di questi giorni), avrà chiara la situazione ospedaliera che l’attende.
Sicuramente Le sarà noto il “codazzo di servi” che puntualmente busseranno (se non lo hanno già fatto) alla sua porta per ottenere (mascherando come interessi collettivi) privilegi personali.
Amici e pseudo-amici dell’ultima ora che, inesorabilmente attratti dal potere, riescono a fare “prodigi di agilità dorsale” che, molto frequentemente, non vengono disdegnati dal “Direttore di turno”, il quale per l’incarico ricevuto non resiste alla tentazione di “lievitare” e “sollevarsi da terra” perdendo ogni contatto con la realtà.
Sono certo (conoscendoLa) che non è il caso suo; peraltro la situazione richiede di avere, proprio i piedi, saldamente ancorati per terra, e questa mia lettera altro non è che un invito a guardare dritto in faccia la realtà.
Pertanto la invito ad incontrare nei luoghi di lavoro, facendosi un giro per i reparti e servizi, gli operatori sanitari ed evitare di rinchiudersi nelle sue stanze dialogando con i soliti “quattro sindacalisti” le cui lotte (quasi sempre) sono strumentali.
Dopo questa breve, se pur necessaria premessa, vengo subito al nocciolo della questione.
Ritengo, conoscendo la realtà dove io stesso opero, ed in qualità di politico,di dover porre alla Sua attenzione (ove ve ne fosse bisogno), dei problemi di non difficile soluzione ma che meritano priorità rispetto ad altri non meno importanti.
Mi riferisco “in primis” alle pessime condizioni igienico-sanitarie in cui (ormai da tempo) versa il nostro Ospedale: Le sarà sufficiente uno “sguardo”, anche non attento, per rendersene conto: una “spiacevole” visione si offrirà ai suoi occhi e le sembrerà di trovarsi in “un mercatino rionale” piuttosto che in un Ospedale.
La scarsa o nulla manutenzione dell’Ospedale che i suoi “illustri predecessori” non hanno avuto il buonsenso di fare ha ridotto l’Ospedale come una delle tante strabelle di Beirut.
Nelle ore notturne l’Ospedale diventa un luogo insicuro ed a rischio per gli operatori sanitari, in quanto l’accesso è libero a chiunque e difficilmente controllabile per le numerose vie di accesso (anziché essercene una sola di notte).
Parcheggi “selvaggi” e “scriteriati”, in quanto chiunque può sostare dove meglio crede non essendoci alcuna regolamentazione.
Questi sono alcuni degli esempi che trovano una “semplice soluzione” con una “banale regolamentazione” usando semplicemente il buon senso.
L’Ospedale è luogo dove il malato necessita di diagnosi e cura (il concetto è lapalissiano).
Per la prima, ossia la diagnosi, è necessario che principalmente i Servizi funzionino in maniera soddisfacente, per la seconda (la cura) è necessario che i nostri operatori sanitari (di alta professionalità) siano messi nelle condizioni di operare al meglio (intendo eliminazione dei ricoveri in barella, luoghi di lavoro a norma e strutture confortevoli per il malato).
Non voglio dilungarmi (l’elenco è lungo) e non voglio certamente darLe dei suggerimenti, in quanto è da molto tempo che Lei si occupa di sanità (e dunque persona competente) ma vorrei concludere con una banale riflessione: sarebbe bastato che ognuno dei “tanti” Direttori che l’hanno preceduta, avesse risolto un solo problema (tra i tanti che ci sono), uno solo, che oggi noi avremmo un ospedale funzionante e qualificato.
Nell’augurarLe buon lavoro ricordo a Lei, e ad ognuno di noi che tutti, prima o poi, avremo bisogno di un luogo dove ricorrere quando avremo un problema di salute: e questo è l’Ospedale, non dimentichiamolo !


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-




MANIFESTO DEL FUTURISMO



MANIFESTO DEL FUTURISMO

"Le Figaro"20 Febbraio 1909
1) Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2) Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.3) La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.4) Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo...un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.5) Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.6) Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.7) Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.8) Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.9) Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore del liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.10) Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.11) Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.E’ dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

martedì 11 novembre 2008

MI DIPLOMO PURE IO !

Ci si mettono anche gli universitari a criticare la Riforma Gelmini. Roba da matti verrebbe da dire !E’ da una vita che si invoca una grande ed importante riforma nella scuola, perché anche il più asino di noi capisce che cosi non si può andare avanti, ed appena la si propone giù a contestarla.Si insiste a parlare di “fughe dei cervelli” quando paradossalmente assistiamo ad una “fuga dal cervello”.Il cervello mi sa che sono in molti ad averselo “bevuto” e principalmente certi universitari.Ma è cosi difficile da capire che cosi come sono i nostri atenei e le nostre scuole fanno schifo!E che mi dite delle “università telematiche” e delle “università fantasma” ?E che dire dei “Rettori a vita”, del fatto che la più alta percentuale di professori e ricercatori assunti, guarda caso, sono parenti di universitari che gestiscono solo potere? Altro che meritocrazia!Che ci sia un controllo serio di valutazione degli atenei (da gente seria!) e capiremo quanto siano dequalificate le nostre università.Sulla pelle dei giovani ci si marcia con le marce di protesta pilotate; sforniamo laureati/disperati che stentano, non a vincere un concorso (se lo sognano) ma, anche ad avere un semplice colloquio di lavoro.Ma è cosi difficile capire che il corpo rettori tende a tutelare i propri interessi?Piccola considerazione: da qui a pochi mesi avremo 7000 nuovi assunti a tempo indeterminato, tra professori e ricercatori, nell’università: altro scempio della sinistra!E’ cosi difficile da capire che una laurea oggi non ha nessun valore! E non lo ha per due semplici motivi.Il primo è che la laurea la prendiamo tutti ( è facile, fa trend, agevola la progressione di carriera etc. ), il secondo (consequenziale) è che abbiamo laureati con “ignoranza grassa” (anche il mio idraulico si è laureato in comunicazione pensando si trattasse di vasi comunicanti !).La soluzione a questo punto sarebbe di abolire il valore legale del titolo di studio.Non bisogna essere scienziati o laureati all’università di Harvard per capire che il sistema scuola dalle nostri parti è fallimentare.E’ tempo di “vacche magre”, anzi magrissime, e voler strumentalizzare una riforma per i propri interessi, per mantenere i “soliti privilegi”, per tutelare la casta dei professori è un grosso errore e spero che a capirlo siano almeno gli studenti e le famiglie.Fortunatamente il Governo non retrocede neanche di un millimetro (vedi esempio “munnezza Campania” per intenderci) e questa volta i sindacati, i compagni, gli “sfaticati” ed i “ciuchi”, avranno poco da protestare: non saranno ascoltati.Proviamo la sera, ognuno di noi, a recitare il “ mea culpa, mea maxima culpa” per il disastro che abbiamo accumulato in questi anni.Se le cose stanno cosi la colpa è anche di un sistema che di fatto ha proibito la bocciatura e che non seleziona gli studenti meritevoli.Lasciamo da parte le parole criptiche in burocratese stretto e diamo il senso di quello che è la scuola e l’università oggi: un pantano.Non sono cosi stupido da pensare che la scuola è da “buttare in toto”, perché esistono (anche) studenti che si sacrificano e si impegnano per ottenere un titolo di studio, come esistono professori capaci di insegnare e che vedono il loro lavoro come una missione.Una cosa è certa, allo stato attuale, questo sistema penalizza sia l’uno che gli altri.Ergo è ora di cambiare costi quel che costi !Non mi va di pensare che un giovane dopo aver sacrificato la propria gioventù si ritrovi con in mano una laurea che non gli servirà a nulla.Avanti i migliori.E questo vale per gli studenti cosi come per gli insegnanti.


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale(RC)

lunedì 20 ottobre 2008

POPOLO BUE E STUDENTI ASINI

Nonostante tutto la sinistra continua ad ispirarmi tenerezza ed un filo di umana simpatia.
Non fosse altro per quella ingenuità, che continuano ad avere, nel credere che il popolo è bue e dunque conviene avere degli asini tra gli studenti (vedi dati statistici europei).
Non fosse altro perché, per loro il tempo si è fermato al ’68 e non riescono a togliersi di dosso l’”eskimo rivoluzionario” e l’inguaribile amore per la piazza, per i cortei musicali e festaioli, rissosi ed “a pugno chiuso”. In fondo a modo loro sono dei “nostalgici”.
Ispirano tenerezza perché, nonostante tutto, vivono uno psicodramma collettivo, mediante il quale danno libero sfogo ai sentimenti repressi.
Comprendo c’è ancora chi rimpiange quella epoca con rabbia e si emoziona solo al ricordo, mentre una “scossa elettrica” li fa sobbalzare al minimo accenno ad un rispetto delle regole e ad un richiamo al senso di responsabilità.
Che volete farci: rimangono giovani ed esplodono, perchè sono solo loro il gas del cambiamento e la potenza effervescente della società. Beati loro.
Da questo nasce la “protesta anti-Gelmini”. Mezzo a disposizione: la piazza.
Io mi sento un “matusa” (o forse lo sono sempre stato ed è per questo che mi trovo a Destra) e mentre loro vogliono cambiare il mondo io cerco, timidamente, di migliorarlo.
Ecco perché amo il “ritorno all’antico”, fatto di grembiule e di un “amorevole maestro” che mi segue nel mio percorso formativo e diventa un punto di riferimento in una società che sempre più ci relega nel nostro isolamento, in una società dove tutto è consentito e dove tutto è rinnegato: la fede, la patria, la famiglia, le tradizioni, l’ordine, la disciplina, il merito.
Una “società massificante” e “globalizzata” dove viene calpestato e “triturato” il più debole ed il meno furbo, dopo avergli fatto credere che tutto è semplice e dovuto.
E’ questa la società che ci ha consegnato il 68: vogliamo continuare ad essere protagonisti. E dobbiamo esserlo tutti: bravi ed asini, brutti e belli, capaci ed incapaci.
E per esserlo non conta se alla fine non abbiamo un “straccio di preparazione” o se dobbiamo “pagare il conto” per lo sperpero che facciamo.
Una laurea facile, un posto di lavoro per “bigollanare” e guai a chi ce lo tocca.
La nostra società scoppia ma non di salute. Siamo alla nemesi di una politica piccina e non lungimirante che ci ha consegnato una “società trasgressiva e bacchettona”.
Signori della sinistra (tenerezza a parte) dovreste vergognarvi, non per quello che avete fatto (diciamo errori di gioventù) ma per quello che vi apprestate a fare.
Insistere a richiamarci in piazza, alla “protesta comunque”, evocando lo “spirito devastante” della riforma Gelmini non fate altro che creare solo confusione.
Dico questo perché i tempi sono cambiati: anche i meno accorti si rendono conto che “soffriamo” un sistema che è pronto ad implodere.
Dico questo, perché un Governo come questo (centrodestra) non si ferma quando c’è di mezzo l’interesse degli Italiani. perché ha capito che “cincischiare” penalizza tutti e se stessi. Dunque non conviene.
Fatevi furbi (visto che vi piace la protesta): protestate per avere una scuola più efficiente di quella che il centrodestra vi propone, chiedete una maggiore selezione degli insegnanti, pretendete alunni più preparati, maggiore rigore, più serietà. Insomma siate per “pochi ma buoni”.
Lasciate perdere la piazza ed i proclami: il popolo bue ha capito che il fieno nella stalla è finito, che aver “aperto lo steccato” ha provocato solo danni e povertà.
Toglietevi l’eskimo verde militare (ormai fuori produzione), simbolo di proletariato, di controcultura ed indossate gli “umili panni” di chi vuole lottare si, ma per conquistarsi un posto nella società, perché ha fatto dei sacrifici e perché crede alla differenza e nella meritocrazia.
Volevate cambiare il mondo e non siete riusciti nemmeno a cambiare voi stessi.
La piazza vi aspetta ma voi non aspettatevi niente dalla piazza: è stufa ed ha già dato.


Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale-



domenica 25 maggio 2008

ANNO ZERO

Anno Zero. Non capisco, oggi, se è il titolo di una trasmissione televisiva oppure il momento cronologico in cui si trova la Regione Calabria.
Dopo aver visto la trasmissione di Michele Santoro, io come credo anche voi ho avuto un senso di vertigine, di smarrimento e di disorientamento.
Personalmente mi sono sentito come un cencio strizzato perché , a parte i momenti di magia ciarlatanesca e dell’evasione metafisica degli ospiti politici, lo spaccato che ne è venuto fuori ha certamente del drammatico.
Visto dal marciapiedi, con l’occhio dell’uomo della strada mi sono sentito un poveretto, una persona inutile, come non mai, e alla mercè di un manipolo di briganti e lazzaroni.
Qualcuno mi dava l’impressione del mago Houdini, in procinto di buttarsi a mare, mani e piedi incatenati.
Io ho realizzato con maggior chiarezza di avere le mani legate e forse anche i piedi.
Ho notato che i giovani di Locri hanno ancora la bocca libera (?) ed in qualche modo facevano da contraltare al vuoto ideologico e morale dei personaggi in ordine di apparizione.
Se la vita è teatro, come diceva Pirandello, è giusto che la gente si diverta a recitare una commedia.
Ma cosi non è, almeno in questo caso. Siamo nel reale, nel quotidiano.
E’ emersa una realtà amara, a detta di tutti, e cioè che la mafia e la politica sono sinonimi in questa terra.
I giornali e la televisione, quasi sempre, non raccontano la verità neanche per sbaglio ma questa volta abbiamo visto e sentito delle cose che sono indubitabili (ove ve ne fosse mai bisogno) e vere.
I soggetti che abbiamo visto, i politici, la gente che ha avuto qualcuno ammazzato, il contorno e gli scenari con relative scene, esistono.
Di cosa siamo stati spettatori inermi?
Di chi, come Zavettieri, certifica che il tentativo di essere ammazzato rientra nella logica di far prevalere una parte politica rispetto ad un’altra. Chi goffamente, come un viceministro, cerca di capovolgere con maestria i fatti per servirceli come un piatto digeribilissimo. Chi come Storace vede come unica soluzione (Sic!) di lasciare indicare al partito anche per le elezioni regionali l’eventuale rappresentante ( come se non bastassero i deputati e senatori già imposti dall’alto).
Per non parlare della gag comica di Crea.
In questa tragica realtà continuano ad appiopparci tisane e messaggi rassicuranti senza avere alcun rispetto del nostro apparato digerente.
Quando nella seduta comunale sul problema mafia ebbi a proporre di sottoporci tutti, volontariamente e per chiarezza verso chi ci ha votato, ad indagine patrimoniale (compresi assessori e dirigenti) è sceso il silenzio e si è fatto finta di non capire.
Ed allora viene in mente la Rupe Tarpea. Da buttare tutti giù !
Ti viene in mente che la politica dalle nostre parti merita di finire in un palchetto tra la tazza ed il bidet.
Ma questa trasmissione di Santoro nella sua crudezza , nella sua ironia confermano inquietudini e timori tra le persone per bene.
Le uniche cose serie le ho sentite dire ai ragazzi di Locri (si leggeva anche nei loro volti la sfiducia verso i politici) che stanno lavorando ad un programma serio e concreto per portare avanti le loro idee e la lotta contro la mafia.
Per noi è inutile nasconderci dietro le discussioni sterili, con il solo risultato di rendere più profonda la pozza nella quale siamo caduti e che non fanno altro che rendere sempre più manifeste le infermità e le debolezze della natura umana.
Alleanza Nazionale che ha sempre fatto della legalità la sua bandiera è assente, ingessata, proiettata verso il Ppe, giusto per dimenticare tutto ciò che apparteneva alla Destra. E’ li ferma che aspetta un taxi ed i suoi sostenitori si ritrovano con la disperazione di Diogene.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale

RIVOLTA DI REGGIO LUGLIO 70


Sono passati quasi quarant’anni dalla rivolta per Reggio Capoluogo.
Reggio non vuole dimenticare quei giorni e non vuole dimenticare principalmente i suoi morti. Gente, nobile ed umile al tempo stesso, che diedero quello che di più caro avevano (la vita) per la causa di Reggio.
A prescindere da ciò, se bisogna conservare la memoria di quella rivolta (è bisogna farlo) e se bisogna ricostruirne la Storia, due punti devono essere tenuti fermi.
Due punti fondamentali dai quali non si può e non si deve derogare:
A) La rivolta è stata spontanea, legittima ed all’inizio apartitica
B) La rivolta ha coinvolto l’intera cittadinanza reggina senza distinzione di sesso, età e ceto sociale.
Una città disposta a tutto pur di non vedere calpestata la propria dignità.
Reggio la città più antica, più grande ed importante della Calabria venne esautorata di un diritto naturale: il capoluogo.
Ritengo giusto che, nei racconti di quei giorni, debba emergere la rabbia dei reggini per l’ennesimo tradimento da parte della classe politica (durato sino alla fine e proseguito in seguito), la passione di chi ha lottato (sacrificando anche la propria vita) per un sacrosanto diritto e per qualcosa in cui credeva: l’amore per la propria città ed il “tradimento” delle legittime aspettative di sviluppo e di progresso, di riscatto sociale, economico e culturale.Non bisogna dimenticare che è stata l’arroganza di tre potenti politici calabresi, il socialista Giacomo Mancini ed i democristiani Misasi e Pucci che, all’epoca, ha determinato la scelta di voler affossare Reggio.
Quella di Reggio non fu una rivolta fascista, come venne frettolosamente bollata da tutta la stampa nazionale. Almeno all’inizio fu una rivolta popolare, del tutto spontanea e apartitica.
All’inizio vi è stato il “silenzio stampa” dei media nazionali e la “distanza politica” dalla rivolta da parte della sinistra (solo in itinere ha compreso l’errore). La destra in tale contesto, ragionevolmente e legittimamente, ha “affiancato” la rivolta del popolo reggino.
La “connotazione politica e mafiosa”, i “colpi di stato fantasma” che qualcuno, maldestramente, cerca di attribuire a quegli eventi sono soltanto dei tentativi di delegittimazione e di offesa per la città di Reggio, per i suoi cittadini e per i morti della rivolta.
Vi è stato sempre una sistematica opera di demolizione mediatica della rivolta, per non voler riconoscere che Reggio rivendicava il suo capoluogo, il desiderio di riscatto economico e sociale e la “dignita e la fierezza” di un popolo che ancora una volta veniva “offeso ed umiliato”.
L’altra strada che si è cercato di perseguire è stato l’oblio.
Una “guerra civile dimenticata”, cosi è stata definita con semplicità e spietatezza da Pier Paolo Pasolini.
Ma oggi, se la Storia deve insegnare qualcosa, dobbiamo essere consapevoli che il
14 Luglio 1970 è stato il giorno della rivolta di Reggio.
La rivolta di chi credeva e continua a credere nelle proprie radici, nell’amore per la propria terra, nella speranza di poter offrire un futuro ai propri figli, nel rispetto dei diritti come nell’osservanza dei doveri, nella dignità, nella lealtà della politica e nel proprio ruolo.
Riconoscere e ricordare cio è l’unica condizione che può rendere giustizia al popolo reggino e la speranza di costruire un futuro per questa città.

Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale






















domenica 2 ottobre 2005

BECERA CUCINA A BASE DI POLIPO

Forse qualcuno non lo sa ma il polipo, nel regno animale, è il re del trasformismo.
A differenza di quello che comunemente si pensa, il polipo, è un mollusco cefalopode molto intelligente (ha neuroni sparsi in tutti il corpo!).
Cosa che non si può dire dei nostrani politici trasformisti, i cui pochi neuroni, che hanno, fanno fatica a collegarsi tra di loro.
In comune hanno che, come il polipo in caso di pericolo è disposto a sacrificare uno o due tentacoli, i nostri politici bucanieri sono disposti a rischiare di perdere la faccia e non solo quella.
Politica parassitaria, verrebbe da dire. Becera cucina clientelare al ristorante della sinistra (con pochi euro pranzo completo, bevande incluse).
Sono gli affari a determinare la politica.
Si tratta di un comportamento che rifiutiamo nettamente e che rappresenta l’antitesi di una politica corretta e seria, e che identifica la politica stessa con l’arte dell’adeguamento alle circostanze. Adattamento mimetico come il polipo.
Questi signori dimenticano che chi si candida sotto le insegne di un programma, di una coalizione, all’atto del voto, stringe un patto con i cittadini.
Un patto formale e solenne che rappresenta un vincolo politico e morale.
Qui, purtroppo, sembra che le idee valgono per quello che costano e non per quello che rendono.
Insomma vale il motto giacobino “ci si butta e poi si vede”.
Come se i voti fossero patrimonio personale, da gestire come si vuole, e non voti di rappresentanza dell’elettore.
Io penso che, se esistesse un tribunale politico della storia, questi soggetti verrebbero processati e certamente condannati per “alto tradimento politico”. La confusione sotto il cielo della politica è totale.
Guardare oggi la realtà locale è come stare sulla riva di un fiume quando arriva l’alluvione: tutto è pronto a dissolversi, per sparire nella fiumana.
La domanda sorge spontanea direbbe qualcuno: Cui prodest? A chi giova?
La panacea di tutti i mali ci viene proposta dal “dottor sottile” Curia che per uscire dal marasma propone una “dimissione di massa” dei consiglieri comunali.
Se intendeva una “epurazione di massa” mi trova d’accordo.
Perché? Ve lo dico subito. Il servilismo del regime diventa regola, si allarga, celebra i suoi trionfi. Il qualunquismo pebleo che sembrava destinato all’oblio torna alla ribalta. Questi sono i fatti.
“Ci vorrebbero degli Dei per dare delle leggi agli uomini” avrebbe detto Rousseau.
Sono certo che neanche Falcomatà avrebbe gradito questo tipo di politica, perché come Scopelliti ciò che li accomuna è l’idea che, a governare, siano uomini veri con la schiena diritta.
Uomini di taglia rupestre per intenderci non nanerottoli ed ominidi.
Sparare oggi su Scopelliti equivale a sparare sul pianista affinché la musica rimanga sempre allegra.
Le oligarchie dell’eterogeneo orto botanico della sinistra, fatta di quercie, ulivi.margherite e affini, girano a vuoto come i loro girotondi di piazza. Lo snobbismo di sinistra parla per sentenza, rilascia verdetti non dichiarazioni.
Troppe astuzie da mestieranti e troppe mobilitazioni emozionali del centrosinistra, che vuole solo terrorizzare, incuranti dei danni che provocano alla città e di ciò che pensano i cittadini.
Piaccia o non piaccia, vogliono solo mettere paura.
E mi viene in mente una favola di Esopo. Ve la racconto:
Un asino si mise addosso la pelle di un leone e andava attorno seminando il terrore fra tutte le bestie. Vide una volpe e volle provarsi a far paura anche a lei. Ma quella, che per caso aveva già sentito la sua voce un’altra volta, gli disse: “Sta’ pur sicuro che, se non ti avessi mai sen­tito ragliare, avresti fatto paura anche a me”.


Antonio Nicolò-Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale

mercoledì 27 aprile 2005

CRONACA DI UNA SCONFITTA ANNUNCIATA

Come nel romanzo di Gabriel Marquez (Cronaca di una morte annunciata) si verifica l’omicidio meno inatteso della storia, in quanto preannunciato, allo stesso modo si è verificata la sconfitta elettorale del centrodestra.
Qualche anno fà se ipotizzavi una cosa del genere, ti avrebbero dato del pazzo o nella migliore delle ipotesi ti avrebbero riso dietro.
Invece alla fine che si perdevano le elezioni era una percezione comune, se non a tutti, sicuramente a molti.
Come per l’omicidio cosi per la sconfitta, nei giorni che l’hanno preceduta, se ne parlava sperando di esorcizzarla e di trovare un impedimento alla sua esecuzione
Ma il tutto è avvenuto, come per la morte del personaggio del libro, Santiago Nasar, senza che nessuno abbia mosso un dito per impedirla.
Ineluttabilità del destino ed incapacità degli uomini di sovvertirlo? Non lo credo.
Santiago “mori senza capire la propria morte”. Il centrodestra ha perso ed è compito nostro cercare di capirne il motivo, tracciare un bilancio e soprattutto interrogarci.Tentiamo di fare una riflessione responsabile e serena
Preventivamente mi auguro che non salti fuori il solito furbo che cerchi di indicare un capro espiatorio o peggio che tenti di farci passare come uno schiaffo quello che è stato un poderoso calcio nei denti.
Credo sia giunto il momento, di dire ciò che, prima privatamente e da qualche tempo in pubbliche riunioni, ormai si denuncia con preoccupazione e cioè: manca la coesione politica e quella che ognuno di noi considerava la “nostra comunità” non riusciamo più a percepirla come tale.
Vi è stata una conflittualità delle correnti interne ad AN spinte ad un frazionismo esasperato fino a giungere ad un individualismo maniacale giusto per la preoccupazione di non perdere una quota di potere interno da parte di alcuni individui.
Diciamolo, in maniera diretta e senza tanti fronzoli, molti in questo partito hanno pensato alla salvezza individuale a scapito di una rovina collettiva
Il tutto, naturalmente, è avvenuto calpestando la dignità, i sogni , le aspirazioni, i desideri, l’ambizione dei molti uomini di destra che avrebbero voluto contribuire alla costruzione di quel grande progetto che anni addietro ci eravamo imposto come obiettivo e che sentivamo come “missione”
Dobbiamo dircelo con franchezza: il malessere regna sovrano in tutti i militanti, i simpatizzanti e negli uomini che per una vita hanno creduto in “una certa Destra” e che per essa hanno speso gran parte delle loro energie. Abbiamo creato una “Destra artificiale” a discapito della “Destra naturale”.
Chi guardava ad Alleanza Nazionale come la continuità di quello che è stato un partito fatto di patria, famiglia, idee, meritocrazia, identità culturale, lealtà, coraggio, onestà intellettuale, spirito di sacrificio per il bene comune, fedeltà ai principi ed ai valori, poggiando il tutto su quelle che sono le nostre radici e che rappresentano la nostra memoria è rimasto profondamente deluso.
Abbiamo rinnegato, abiurato e ci siamo conformati a tutto ciò che per una vita abbiamo lottato.
E lo abbiamo fatto nel peggiore dei modi. Nascondercelo non è buona politica.
Questa Destra si è omologata al potere e nel potere ha trovato l’appagamento.
Chi aveva il compito di rifondare la politica, di dare nuova linfa ad essa e cercare il maggiore coinvolgimento di tutte le componenti sociali ha pensato bene di rafforzare solo il proprio potere.
Quello che doveva essere un partito nuovo, che doveva rappresentare i valori di fondo, i sentimenti e la sensibilità della società civile, che doveva aderire ad una politica al servizio della persona e della comunità, ha tradito ogni aspettativa.
L’etica è stata sostituita dal relativismo e dal materialismo pratico.
Molti di noi si aspettavamo di più da un partito con una tradizione ed una storia come quella di Alleanza Nazionale. E siamo rimasti delusi.
C’è bisogno che ognuno abbandoni il proprio interesse particolare per comprendere le istanze di chi ha sempre dato fiducia al nostro partito ed è parte integrante di esso.
E’ necessario ritornare ad una Destra dei valori, che sappia mantenere fede agli ideali in quanto forte della propria memoria e della propria storia, capace di esprimere il primato della politica;una Destra riformista in grado di sapere interpretare le esigenze dell’individuo e della collettività.
E’ necessario ritornare ad una Destra romantica ed anche nostalgica, se volete, e comunque ad una Destra di uomini liberi, di alto spessore morale e culturale, alla quale poter guardare con speranza e fiducia in mezzo a tanta mediocrità e squallore.


Antonio Nicolò-Consigliere Comunale AN


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